I Politici I$r@eliani Scatenati con l’Hate Speech (227 Casi!) contro i Palestinesi. Antisemitismo?

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente con la complicità di gran parte dell’Occidente, e certamente del nostro sciagurato governo. Buona lettura e condivisione.

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Il primo è questo post su Instagram, la cui lettura consigliamo soprattutto ai fautori del disgraziato DDl sull’antisemitismo, e ai catto-sionisti. Per il video, cliccate sul collegamento:

Ucciderli tutti (i palestinesi) sarebbe incredibile

Appoggio i soldati israeliani in ogni situazione, anche se il costo è bamabini e donne. A Jenin non ci sono civili innocenti.

Stiamo tornando a casa. Gaza è nostra.

 

Non esiste una cosa che si chiami identità palestinese.

I residenti di Gaza devono essere forzati a lasciare le loro case, devono esser espulsi con tutti i mezzi possibili, come taglire l’acqua, e chiunque voglia bere una bottiglia deve andarsene. ucciderli tutti sarebbe incredibile.

 

Ora abbiamo un obiettivo comune. cancellare la Striscia di Gaza dalla faccia della terra. Chi non sia in grado di farlo deve essere rimpiazzato.

Se lo Stato di Israele non fosse stato creato, e non avesse aiutato la popolazione a cui appartiene Waleed a ottenere un’educazione più elevata, starebbero ancora cavalcando cammelli.

A pochi giorni dalle elezioni israeliane del 27 ottobre, i discorsi di incitamento all’odio tra i politici israeliani hanno raggiunto livelli senza precedenti. Diverse dichiarazioni precedenti sono state persino citate nel procedimento per genocidio intentato dal Sudafrica contro Israele dinanzi alla Corte internazionale di giustizia (ICJ).

Ecco alcuni esempi tratti da una raccolta di 227 dichiarazioni estreme documentate dal think tank israeliano OFEK e riportate dall’Associated Press quest’anno.

E sullo stesso argomento questo post su Instagram:

Con questa frase, scritta in ebraico e in arabo, il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, leader dell’estrema destra, ha pubblicato su X un nuovo video elettorale generato con l’intelligenza artificiale.

La clip mostra Gaza nel 2030, svuotata dei suoi abitanti, con le scuole, le strade e il porto distrutti. Tra le macerie compare un asino, poi arriva lo slogan contro i palestinesi che restano nella Striscia.

In un secondo video, sempre fatto con l’intelligenza artificiale, Ben-Gvir è il genio della lampada di Aladino. Un anziano palestinese seduto tra le macerie chiede di lasciare Gaza e il ministro lo porta a Parigi, davanti alla Torre Eiffel. “Qui ti sentirai sicuramente a casa”, gli dice.

In un altro post Ben-Gvir si rivolge ai francesi e collega le proteste pro Palestina a Parigi al riconoscimento dello Stato palestinese: “Sono sicuro che siete molto soddisfatti di ciò che accade per le strade della Francia. Avete ottenuto quello che volevate: uno Stato palestinese!”.

Il ministero degli Esteri francese ha ricondiviso il filmato dal suo account French Response, nato per rispondere alla propaganda online contro la Francia. “Immagina di avere una lampada magica e sprecare il tuo desiderio per… Ben-Gvir. Nemmeno la magia può revocare il suo divieto di ingresso in Francia”.

Parigi gli ha vietato l’ingresso a maggio, dopo il video in cui mostrava gli attivisti della Flotilla in ginocchio e con le mani legate.

Israele vota il 27 ottobre. Secondo un sondaggio del 19 ottobre di Channel 12, la principale televisione privata israeliana, né il blocco del primo ministro Benjamin Netanyahu né l’opposizione arrivano ai 61 seggi che servono per la maggioranza alla Knesset, il Parlamento.

Ben-Gvir ha messo al centro della campagna un piano per far lasciare Gaza a 1,86 milioni di palestinesi in sette anni. Lo chiama “emigrazione volontaria” e chiede un ministero apposta per entrare nel prossimo governo.

“Invece di scavare tunnel, è ora di fare le valigie”, ha detto Ben-Gvir quando ha presentato il piano a settembre.

#bengvir #israel #ai

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Poi c’è questo post su Instagram. Facebook e Instagram e Meta sono di proprietà di Zuckerberg…:

 

Il fondatore della Hind Rajab Foundation, Dyab Abou Jahjah, accusa Meta di aver cancellato per sempre i suoi account Facebook e Instagram dopo una campagne di segnalazioni di massa da bot israeliani.

“Tutto questo mentre i soldati israeliani continuano a postare i loro crimini di guerra su queste piattaforme”, scrive su X rivolgendosi a Meta. “Meno distrazioni e più tempo per dare la caccia a quei criminali, immagino”.

Abou Jahjah, scrittore belga nato in Libano, fonda la Hind Rajab Foundation a Bruxelles nel settembre 2024. Gli attivisti raccolgono i video e le foto che i soldati israeliani pubblicano sui social e li usano per denunciarli nei Paesi in cui viaggiano.

Nel 2025 la fondazione denuncia “minacce serie e imminenti” contro Abou Jahjah e la sua famiglia da parte di persone legate ad ambienti della sicurezza israeliana attivi ad Anversa, in Belgio.

La fondazione porta il nome di Hind Rajab, bimba palestinese di cinque anni, uccisa il 29 gennaio con 335 proiettili dell’esercito israeliano secondo quanto documentato dal gruppo di ricerca Forensic Architecture.

Il 19 ottobre la Hind Rajab Foundation ha chiesto al Dipartimento di Giustizia americano di arrestare Sean Glass, l’ufficiale israeliano che a Gaza comandava una compagnia del 52° battaglione corazzato. Secondo la fondazione i suoi soldati erano a poche centinaia di metri dall’auto di Hind e con ogni probabilità è stato Glass a dare l’ordine di sparare.

Intanto Glass se ne va a spasso per gli Stati Uniti facendosi selfie sul ponte di Brooklyn a New York e a Wall Street.

“Che Glass possa camminare per le strade degli Stati Uniti come se nulla fosse è intollerabile”, dice Abou Jahjah. “Deve essere portato davanti alla giustizia”.

#hindrajabfoundation #gazagenocide

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