G@z@, I$r@ele Rimuove le Prove dello Sterminio. BBC Shock: Bambini a G@z@ Usati come Bersaglio.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente, e in particolare a Gaza. Buona lettura e diffusione.

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C’è questo articolo pubblicato da Lavinia Marchetti, a cui va il nostro grazie, sul suo Substack, che vi invitiamo a seguire:

Gaza. Celebrato oggi (4 agosto 2026) il funerale di massa per 112 corpi rimasti sotto le macerie per due anni e otto mesi

Recuperati 112 corpi sepolti dai bombardamenti del 2023. Altri 157 corpi attendono di essere estratti.

 

Photo by Ahmad Hasaballah

Centododici corpi giacciono in file ordinate davanti agli edifici sventrati del quartiere al-Sabra, nella parte meridionale di Gaza. Le barelle sono coperte dalle bandiere palestinesi. Dietro, vediamo centinaia di persone che attendono la preghiera funebre. Le vittime appartenevano soprattutto alle famiglie Abu Sharia e al-Hasayna. Erano state uccise durante il bombardamento di un intero isolato residenziale, avvenuto fra il 22 e il 23 novembre 2023, alla vigilia della prima “tregua” da quella che ai tempi chiamavamo ancora, ingenuamente, “guerra”. Più di TRECENTO persone morirono in quell’attacco, secondo le ricostruzioni successive della Protezione civile e delle famiglie. Le prime notizie arrivarono con molto ritardo. Gaza City in quei giorni era sotto bombardamenti a tappeto indiscriminati, con annessa l’interruzione delle comunicazioni e il quasi completo collasso dei soccorsi. Ho ripreso una cronaca pubblicata il 3 dicembre 2023 dove si riferiva che sette edifici di più piani erano stati colpiti quasi simultaneamente. Il primo bilancio familiare contava 93 morti accertati e 23 feriti; soltanto undici corpi erano stati estratti, 82 restavano sepolti. Le cifre aumentarono nei mesi successivi, quando emersero i nomi degli sfollati che avevano cercato riparo negli stessi edifici. Fra le case colpite vi era quella di Mofeed al-Hasayneh, già ministro dei Lavori pubblici dell’Autorità Palestinese fra il 2014 e il 2019 e cittadino statunitense. Circa duecento parenti si erano raccolti nell’edificio, convinti che quel luogo avrebbe offerto una qualche protezione. Il bombardamento uccise l’ex ministro e numerose persone ospitate nella casa. Fathi Abu Sharia, anziano rappresentante della famiglia, morì nello stesso attacco.

 

Per quasi MILLE GIORNI, i loro familiari hanno saputo che i corpi si trovavano lì, sotto cemento armato e ferri contorti. L’accesso al sito era impedito dai continui bombardamenti e le squadre di soccorso avevano perduto gran parte dei mezzi. L’ingresso a Gaza di escavatori e macchinari pesanti restava sottoposto alle autorizzazioni israeliane. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha sostenuto le operazioni di recupero, svolte in larga parte a mano e con attrezzature del tutto insufficienti rispetto alla massa delle rovine. I lavori sul blocco residenziale sono ripresi a metà luglio 2026. La Protezione civile riferisce 136 ore effettive di scavo, distribuite lungo circa due settimane; un resoconto dal luogo parla di diciassette giorni. L’operazione si è conclusa il 1° agosto.

Sono stati recuperati corpi e resti appartenenti a 112 persone. Secondo il comunicato dell’agenzia palestinese, fra loro vi erano QUARANTA BAMBINI, TRENTOTTO DONNE e SETTE PERSONE CON DISABILITA’. Altri 157 abitanti dello stesso isolato risultano ancora dispersi sotto i detriti.

La cifra dei 112 sepolti il 4 agosto racconta dunque soltanto la parte raggiunta dai soccorritori. La forza delle esplosioni aveva disperso e compresso molti resti all’interno del cemento. L’assenza di mezzi adeguati ha reso impossibile proseguire in profondità. Il colonnello Mohammed Abu Dan, responsabile delle operazioni, ha descritto squadre costrette a scavare fra blocchi di calcestruzzo e armature metalliche, cercando tracce umane ormai difficili da identificare.

Durante il funerale, fotografie e petali sono stati deposti sulle bandiere. Dopo la preghiera, i corpi sono stati sollevati sulle barelle e portati lungo una strada stretta, fra edifici distrutti, fino al cimitero. Taysir al-Hasayna ha detto all’Associated Press: «Il solo crimine di questi martiri fu essere rimasti saldi nelle loro case, credendo che quelle case li avrebbero protetti».

In tutta Gaza, almeno 7.400 persone risultano ancora disperse, almeno quelle denunciate dalle famiglie (ovvero quelli rimasti in vita). La cifra reale potrebbe essere maggiore: in alcuni bombardamenti sono scomparsi nuclei familiari interi, lasciando nessun superstite capace di presentare una denuncia.

E così anche il lutto ha dovuto attendere un escavatore, l’autorizzazione del governo genocida e una tregua abbastanza lunga da consentire alle squadre di raggiungere il sottosuolo. Centododici persone hanno ricevuto infine un nome e una tomba. Centocinquantasette attendono ancora sotto lo stesso isolato.

 

 

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E c’è questo post su Instagram:

 

Le forze israeliane, insieme ad appaltatori civili israeliani, stanno conducendo un’operazione su vasta scala e ben organizzata per smistare e rimuovere le macerie dai quartieri e dalle strutture che hanno distrutto nella Striscia di Gaza e per trasferirle dalle aree sotto il loro controllo militare al di fuori della Striscia.

Ciò sta avvenendo senza alcuna registrazione ufficiale delle quantità rimosse né alcun controllo indipendente, e prima che le commissioni investigative internazionali e locali abbiano avuto la possibilità di ispezionare, esaminare e documentare i siti. Ciò rischia di distruggere prove cruciali di genocidio e i resti delle vittime ancora disperse sotto le macerie.

Queste operazioni non rientrano in iniziative umanitarie organizzate volte a soccorrere i dispersi, riaprire le strade o prepararsi alla ricostruzione. Al contrario, Israele sta agendo unilateralmente all’interno di aree chiuse sotto il proprio controllo militare, demolendo gli edifici rimasti e poi frantumando, mescolando e trasportando le macerie prima che le squadre forensi, gli esperti di prove e gli specialisti in ordigni inesplosi possano esaminare, documentare e preservare i siti, insieme alle prove e ai resti umani.

La «Valutazione rapida dei danni e dei bisogni a Gaza», pubblicata congiuntamente dalla Banca Mondiale, dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea nell’aprile 2026, ha stimato che circa 68 milioni di tonnellate di macerie siano sparse in tutta la Striscia di Gaza, sulla base dei rapporti sui danni fino a ottobre 2025. Questa cifra non tiene necessariamente conto dei danni causati da successive operazioni di demolizione e distruzione.

Secondo i primi dati raccolti sul campo, Euro-Med Human Rights Monitor stima che almeno 10 milioni di tonnellate di macerie siano state rimosse, frantumate o spostate dai loro siti originari all’interno delle aree soggette al controllo militare illegale di Israele, che coprono circa il 66% della #Striscia di Gaza.

Circa 400 macchinari pesanti per lo scavo, la demolizione, la frantumazione e il trasporto, gestiti da aziende civili israeliane sotto protezione militare, sono attivi nella parte orientale e meridionale di Gaza. Questi macchinari demoliscono le strutture rimaste in piedi, frantumano le macerie dei quartieri distrutti e caricano i detriti su camion per trasportarli lontano dai siti originari.

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E infine c’è questo post relativo alla BBC. Cliccate sul collegamento per il video.

 

“UN SOLO COLPO, PUNTATO CON PRECISIONE” —

LA BBC SVELA PROVE TERRIBILI DI BAMBINI PRESI DI MIRA A GAZA

🚨Un straziante reportage investigativo del BBC World Service ha messo a nudo il devastante tributo in termini di vite umane pagato dalle vittime più giovani del conflitto in corso. Dopo aver verificato le testimonianze oculari, le ricerche sul campo e le immagini mediche in collaborazione con organismi di controllo internazionali, l’inchiesta ha compilato un dossier iniziale di oltre 160 casi in cui bambini palestinesi sono stati colpiti dalle forze militari a Gaza.

I dati rivelano un andamento allarmante: in almeno 95 di questi casi documentati, i bambini sono stati colpiti direttamente alla testa o al torace, con oltre due terzi delle vittime di età inferiore ai 12 anni.

I professionisti del settore medico e i ricercatori sui diritti umani presenti sul campo hanno espresso profondo orrore per la precisione di queste ferite causate da un unico proiettile. Mentre i post virali sui social media hanno condannato con veemenza la brutalità — con alcuni commenti estremi che hanno definito queste azioni come una “caccia ai bambini per sport” — i dati ufficiali provenienti da organismi di controllo indipendenti descrivono un fallimento sistemico e catastrofico delle protezioni umanitarie di base. Per quanto tempo ancora la comunità internazionale potrà ignorare questi dati verificati?

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