La Sindrome del Grande Prelato, un Caso Clinico. Antonio Romano, Quotidiano Web.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Antonio Romano, pubblicato da Quotidiano Web, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.

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La sindrome del Grande Prelato, un caso clinico

Amici di QuotidianoWeb a voi un nuovo contributo “scoppiettante” dell’amico Antonio Romano, che saluto e ringrazio con affetto. Buona lettura!

La sindrome del Grande Prelato, un caso clinico

Prima di occuparci del caso clinico in oggetto, è bene riassumere brevemente quello che ho scritto nel precedente articolo sulla “Sindrome del Grande Prelato”, pubblicato su questo giornale (QUI).

Dopo aver desiderato per anni la sua acclamazione a Grande Prelato, perché lo vuole la Madonna, lo vuole il Cielo, tutti lo chiedono, e chi non è d’accordo se ne vada, il 24 giugno 2025 don Alessandro annunciava il suo abbandono del Piccolo resto, perché alcuni sacerdoti contestavano la sua «candidatura».

Superato il momento di sconforto, il 29 giugno Minutella otteneva a Monza il tanto sospirato riconoscimento; ma immediatamente dopo, la solenne Elezione gettava il sacerdote palermitano in una seria crisi esistenziale, non si sopportava più, e come ho già scritto, l’imponente figura del Grande Prelato chiamato dal Cielo a salvare la Chiesa caduta nelle mani di Satana, aveva i giorni contati.

Agitandosi in maniera scomposta, il 18 giugno scorso urlava: “Non mi dite il Grande Prelato. Non mi dite queste parole, meno male che ve l’ho detto dall’inizio. lo sono, lo sono, ma non me lo dite. Appena me lo dite il diavolo v’incorna”. Mentre il Grande Prelato si era dileguato, interessando del caso anche il noto programma della Rai “Chi l’ha visto?”, il Leone di Maria guadagnava sempre più consensi.

Riconosco che anche per un bravo psicologo, scrutare i meccanismi della mente del nostro sacerdote, che con un’abile operazione alchemica è riuscito a diluire il Grande Prelato nella figura del Leone di Maria, costituisca una grande incognita. In diverse occasioni il medico neurologo Sigmund Freud, considerato il padre della psicoanalisi, ha affrontato il tema del narcisismo, e sebbene il suo pensiero non sia certamente considerato infallibile, tuttavia può aiutarci a decifrare il caso clinico in questione.

   Il rifiuto di Minutella nel riconoscersi il Grande Prelato, è legato al meccanismo della “rimozione”, che in Resoconto della “Wiener medizinische Presse”, Freud spiega in questo modo:

«Questo meccanismo psichico è un meccanismo unitario; infatti, tutti i fenomeni isterici compaiono attraverso il meccanismo psichico della “rimozione” isterica o nevrotica. Nella stessa vita normale, si cerca di dimenticare avvenimenti ai quali sono collegati ricordi spiacevoli […] Ciò accade eludendo tutte le percezioni che potrebbero rianimare il pensiero interessato per via associativa, oppure si utilizza il dominio sul proprio corso di pensieri in modo da evitare tutto ciò che tende a risvegliare questa rappresentazione dolorosa, e diventando sempre più cauti si raggiunge un tale virtuosismo nel rimuovere e dimenticare che il ricordo in questione non emerge più spontaneamente alla coscienza».

Dopo l’eclissi del Grande Prelato, il Leone di Maria non era meno vanitoso del suo predecessore, e non si risparmiava nel lodare se stesso: Dio mi ha dato delle qualità speciali, singolari… Per questa missione il Signore mi ha dato doti intellettive. Io ho una capacità fulminea di cogliere le cose…  viene fuori un cocktail esplosivo… Un prelato ha detto che ho una mente superiore al comune… e forse è vero.

Questa componente narcisistica Freud la chiama «onnipotenza dei pensieri», che nel Leone di Maria era accompagnata da una «nevrosi ossessiva» nei confronti dei “farabutti nemici”, che non mancava di ricordare ogni giorno nei suoi discorsi: Mi vogliono distruggere… hanno tentato di uccidermi… per due volte hanno provato ad avvelenarmi e le suore sono testimoni… al Vaticano mi temono, e per questo rischio la vita.

In realtà non lo teme nessuno, perché in ambiente cattolico Minutella è considerato più che altro un comico, ma questa finzione rientra nelle creazioni psichiche minutelliane. Nella strategia adottata da don Alessandro, la figura del «nemico» assume un ruolo fondamentale, perché rappresenta le forze del Male che si oppongono alla missione profetica dell’Unto del Signore. Sottolineare l’azione del «maledetto nemico», è utile per esaltare la figura del Leone di Maria e sublimarne l’immagine tra i fedeli del Piccolo resto: “Più ci ignorano… più hanno deciso che noi non ci siamo, più il Padre Eterno li sprofonda nel caos”.

In La mia vita. La psicoanalisi, Freud scrive: «Questo stato poteva essere chiamato «narcisismo», oppure “amore di se stesso”, e non era difficile intuire che esso, in realtà, non viene mai completamente annullato. L’Io rimane, per tutta la vita, il gran deposito della libido, dal quale emanano tutte le cariche dirette verso un oggetto, e al quale, dall’oggetto stesso, la libido può nuovamente far ritorno.

La libido narcisistica si trasforma dunque continuamente in libido oggettuale e viceversa».

In Introduzione alla psicoanalisi, il medico afferma che narcisismo ed egoismo coincidono, è un fenomeno libidico. In riferimento alla nostra storia clinica, cosa vuol dirci Freud? La libido minutelliana, cioè quella pulsione interiore che il neurologo austriaco chiama anche «libido dell’Io», spinge don Alessandro a un eccesso di narcisistico protagonismo egoistico, trovando sfogo nell’identificarsi con un santo personaggio annunciato nelle profezie e scelto dal Signore per salvare la Chiesa.

A causa degli inconvenienti creati dal fuoriuscito don Ramon Guidetti, venivano meno le offerte per la Fondazione creata da Minutella, ed ecco che il 18 giugno assistevamo a un altro colpo di scena suscitato da un accumulo di eccitamento nevrotico (Freud): “Starei pensando all’ipotesi che dal 1° luglio mi ritiro… cercatemi un lavoro… The end… Sono esasperato”. Si correva il serio pericolo che il Leone di Maria si trasformasse nel coniglio di Carini.

Nel nostro soggetto è frequente l’alternarsi tra stati euforici e crisi depressive, tra il riso e i singhiozzi. La mente del Leone di Maria viene abitata da rappresentazioni ossessive, e vede nemici da tutte le parti, compreso il Piccolo resto, vivendo quello che Freud avrebbe descritto come «delirio paranoico». Nel nostro protagonista nevrosi e paranoia vanno a braccetto.

Il problema principe che tormenta il Leone di Maria è il munus petrino: “ce l’ho o non ce l’ho? Sono il legittimo successore di Benedetto XVI, o no? Posso ordinare vescovi e sacerdoti, o non posso?”. La scissione psichica, facilmente diagnosticabile in Minutella, si può riassumere anche con il seguente rebus: “Mi faccio eleggere Papa dei miei tre preti, oppure continuo con il ruolo non ben identificato e sempre più oscillante del Leone di Maria?”. Questa continua ricerca del soddisfacimento narcisistico dell’Io, abbinato al ruolo di vittima, Freud lo definirebbe anche come «delirio di essere osservati».

In Isteria e angoscia, il neurologo austriaco afferma che il quadro clinico della nevrosi d’angoscia comprende diversi sintomi, e almeno quattro di questi li ritroviamo presenti in maniera ragguardevole nel bagaglio psichico del Leone di Maria:

  1. Irritabilità generica.
  2. Attesa angosciosa (sintomo centrale della nevrosi).
  3. Attacchi d’angoscia accompagnati dal presentimento di una morte improvvisa.
  4. Disturbi dell’attività digestiva.

La «nevrosi d’angoscia», che nel caso clinico in esame chiameremo «nevrosi del Grande Prelato», si manifesta anche come una lotta senza quartiere tra l’Io minutelliano, dominato da una crudele libido narcisistica sempre avida di attenzioni, e l’aspirazione irrisolta nell’essere riconosciuto come il Salvatore della Chiesa. Questa continua tensione libidica sfocia in una pulsione distruttiva, che Freud classifica come «pulsione di morte».

Il medico afferma: «La nevrosi d’angoscia, al contrario della nevrastenia, fa l’impressione che si tratti di un sovraeccitamento. Le persone si trovano in costante inquietudine, in nervoso eccitamento, e mostrano anzitutto angoscia in tutte le forme possibili: angoscia acuta come attacco che le coglie all’improvviso, angoscia in forma cronica, in modo latente, subdolo, per collegarsi a un evento qualsiasi. Vi sono accanto: parestesia, difficoltà di respiro, tachicardia, congestioni, traspirazione cutanea, disturbi del sonno e simili. Spesso lo stato d’angoscia si maschera con sintomi quali il disagio, la dispnea, disturbi cardiaci, disturbi gastrici ecc. Negli attacchi più forti subentra poi più chiaramente il sentimento d’angoscia».

Per capire le precarie condizioni psicologiche nelle quali versa l’ex Grande Prelato, manifestando sempre più palesemente un «delirio di grandezza» (Freud), basta ascoltare quello che diceva la mattina del 13 luglio, che riassumo più o meno con le sue parole: “c’è una pressante richiesta (di riconoscermi Papa)… non sono Io, come dicono i nemici che lo voglio io… non sono Io… Io non mi sono autoproclamato nulla… sono un povero uomo e non ho nessuna paturnia mentale… Io non sono stravagante… mi guida la Madonna. Se la Madonna vuole questo, lo dico ai confratelli, Io, tremando, come faccio a dire no?… potrebbe darsi che dobbiamo aspettare… quindi Io non mi muovo… se invece sapessi che il Signore vuole, ma Io non guarderei in faccia né a fra Celestino, né a don Enrico, né…”. Il quadro clinico si aggravava sensibilmente, e il 22 luglio, dopo bagliori di euforia o «delirio di attenzione» (Freud), il Leone di Maria urlava rivolgendosi ai nemici che gli dicevano: Tu non sei il Grande Prelato, e aggiungeva: quella è un’altra cosa, e può darsi che c’abbia (!?) ragione. Roba da far drizzare anche i fantasiosi capelli del neurofarmacologo Vittorino Andreoli!

Persa quasi ogni speranza di essere consacrato da un vescovo ortodosso (o della chiesa clandestina cinese) che gli trasmettesse la successione apostolica, il ritornello di don Alessandro è diventato il seguente: Pietro non ha ricevuto l’imposizione delle mani, è stato scelto direttamente da Gesù… neanche Paolo ha ricevuto l’imposizione delle mani… e perché non dovrebbe accadere anche oggi? L’azione persuasiva del Leone di Maria nei confronti dei suoi seguaci si fa sempre più serrata, ed ha annunciato la data del 15 agosto come un evento fondamentale per il futuro del Piccolo resto, da prepararsi con un solenne digiuno.

Il bravo don Franco Brogi non ha capito che il problema è psichiatrico, e in un video del 23 luglio ha invitato Minutella alla “conversione”. Chi non conosce don Alessandro, ascoltando l’omelia del 24 luglio potrebbe pensare che avesse assunto sostanze dopanti, e invece no, era semplicemente sotto l’effetto dal consueto «delirio» che lo faceva farneticare in questo modo: “Io Sono il Leone di Maria. Vedete miei cari figlioli, Io Sono la guida di ciò che è rimasto del Piccolo resto, senza dubbio Io Sono il successore legittimo di Benedetto XVI… Io non ho alcun dubbio su questo”.

L’Io Sono di evangelica memoria (Gv 8,24.28.58) risuonava tra i fedeli del Piccolo resto con tutta la sua gravità. Dopo tre giorni diceva: “Io non mi sono autoproclamato Papa… se poi lo sonolo sa il Padre Eterno e un paio di voi… Io combatto personalmente contro il diavolo… non parlo a vanvera, guardate che io non parlo mai a vanvera!”.

In questo stato di alterazione confusionale della psiche, nel quale, a suo dire – forse – veniva riconosciuto Papa da un paio di persone, continuava ad attaccare i nemici: “È vero che ho detto di essere il successore di Benedetto XVI, ma non ho mai detto di essere Papa”. Freud avrebbe chiesto a don Alessandro: se padre Celestino celebra la messa in comunione con il Leone di Maria, perché lei continua a dire di non essere il Papa? Tuttavia, con il Leone di Carini è inutile porsi domande suscitate dalla razionalità. Nei confronti delle grandi sofferenze di Minutella, anche l’Addolorata assumeva un ruolo subalterno: “Mi sembra che quando viene toccata la Gospa la debba pagare io… due volte che la statua della Madonna viene oltraggiata a Medjugorje, due volte don Minutella è stato oltraggiato peggio della Madonna”.

Non sappiamo cosa abbia in mente don Alessandro per il 15 agosto, comunque per il momento sospendiamo la nostra analisi, in attesa di ulteriori sviluppi che analizzeremo alla prossima occasione.

Nel 1910 Freud scrive al suo collega Carl Jung che la Sicilia «è la regione più bella d’Italia», e Minutella sarà senz’altro fiero del complimento fatto dal grande psichiatra alla sua terra. In una conferenza del 1909, dopo aver affermato: «se è un merito l’aver dato vita alla psicoanalisi, il merito non è mio» (lo attribuisce a Josef Breuer), Freud afferma che l’isteria, e di conseguenza la nevrosi, non è una sofferenza organica del cervello, ed è probabile un ristabilimento della salute.

Per concludere, continuando a usare la terminologia di Freud, con tutto il cuore auguriamo a don Alessandro un pronto «raddrizzamento psichico».

Antonio Romano

SatiLeaks by Gianfranco Colella

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