Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione la presentazione del libro appena uscito di un amico fedele del nostro sito, Francesco Agnoli. “Una luce nell’oscurità”, per i tipi di Fede e Cultura. Buona lettura e condivisione.
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Sensazioni di pace, percezioni al di là del tempo e dello spazio, l’impressione di muoversi in un tunnel buio, l’immersione in una luce brillante, e un profondo senso di amore e accettazione: solo alcuni dei tratti distintivi delle esperienze di premorte (NDE), che evocano la visione cristiana del Paradiso e del destino dell’anima. Sulla scorta di un ricco repertorio di testimonianze, l’Autore offre una panoramica sui principali argomenti a favore e contro le diverse ipotesi sulla premorte, facendone il punto di partenza per una ricerca interdisciplinare che abbraccia scienza, filosofia e spiritualità. È così possibile intraprendere un viaggio attraverso il momento più enigmatico e significativo della vita umana: la morte, l’istante in cui passeremo attraverso l’oscurità, quando l’attività del nostro cervello cesserà e il mistero potrà definitivamente svelarsi.
Qui un breve estratto:
Detta, in breve, la possibilità del miracolo, occorre analizzare le esperienze di pre-morte. Il già citato Socci riassume così: “Circa un terzo di coloro che hanno avuto un coma, una morte cerebrale e una rianimazione riferiscono di aver vissuto una esperienza di pre-morte”. Esperienza che viene così descritta, nelle varie raccolte di testimonianze presenti nella letteratura medica: il “morto”, senza distinzione tra credenti e non, dichiara di aver visto molto lucidamente il suo corpo (out of body experience, OBE), le persone attorno ad esso, e di aver intravisto, nella stragrande parte dei casi, una luce straordinaria e indescrivibile (spesso dopo un tunnel), accompagnata da un profondo senso di amore, di pace, di serenità, al di fuori di qualsiasi dimensione temporale (con incontro, talora, di anime defunte).
Alcuni testimoni raccontano invece di esperienze terrificanti, infernali, portatrici di terrore, di angoscia profonda e di senso di colpa[1]. La storica delle religioni Carol Zaleski, accanto alle esperienze a contenuto positivo, ha raccolto anche esperienze riferite come spiacevoli.[2] Il cardiologo di Chattanoga, nel Tennessee, Maurice Rawlings, morto il 5 gennaio 2010 a 87 anni, medico al pentagono dei generali Marshall e Eisenhower, docente di medicina all’Università del Tennessee, è stato una delle personalità che più si è occupato della questione, descrivendo molti casi in cui i pazienti da lui rianimati con successo raccontavano la propria esperienza come una terrificante discesa all’inferno.[3]
La prima indagine sulle esperienze di pre morte è quella di Raymond A. Moody jr., filosofo e medico, che nel 1975 raccoglie decine di testimonianze, tutte positive, sulle esperienze di pre-morte, nel best seller “La vita oltre la vita”[4].
All’inizio del suo libro l’autore riporta un modello in cui riunisce gli elementi più diffusi e comuni delle testimonianze raccolte. Non una testimonianza precisa, dunque, ma uno schema tipico, un archetipo completo: “Un uomo sta morendo e, nel momento in cui ha raggiunto l’acme della sofferenza fisica, sente delle parole del dottore di essere clinicamente morto. Avverte allora un rumore sgradevole, come un tintinnio o un ronzio, e contemporaneamente sente di muoversi con estrema rapidità lungo una galleria buia. Giunto al termine, avverte improvvisamente di essere uscito da proprio corpo ma di trovarsi ancora nell’ambiente in cui si trovava prima e vede in lontananza il suo stesso corpo, come se egli fosse soltanto uno spettatore. Da quella posizione privilegiata osserva un tentativo di rianimazione e prova un senso di sconvolgimento emotivo. Dopo breve tempo, si riprende e si abitua alla sua strana condizione. Avverte di avere ancora un “corpo”, ma di una natura assai diversa e dotato di poteri assai diversi da quelli del corpo fisico che ha lasciato dietro di sé. Cominciano allora ad accadere altre cose. Altri individui gli si fanno vicino per aiutarlo. Scorge gli spiriti di parenti e amici già morti e gli appare uno spirito di amore come egli non ha conosciuto mai: un essere di luce. Questo gli rivolge, senza parole, una domanda che lo esorta a valutare la propria vita, e lo aiuta mostrandogli, come in un playback, gli avvenimenti più importanti della sua esistenza. A un tratto si trova vicino a una barriera, o a un confine, che sembra rappresentare la divisione tra la vita terrena e l’altra vita. E tuttavia sente di dover tornare sulla terra, sente che non è ancora giunto per lui il momento della morte. Tenta di opporsi perché è ormai affascinato dall’altra vita e non vuole tornare in questa. E’ sopraffatto di intensi sentimenti di gioia, amore e pace. Tuttavia si riunisce in qualche modo al suo corpo fisico e torna alla vita. Più tardi tenta di riferire ad altri la sua esperienza, ma gli riesce difficile farlo. Non trova parole umane capaci di descrivere quegli episodi non terreni. Scopre inoltre che gli altri non lo prendono sul serio e rinuncia a parlare. Ma l’esperienza conosciuta segna la sua esistenza, in particolare le sue opinioni sulla morte e il suo rapporto con la vita”.
Il successo del libro è tale che Moody si spaventa: e se qualcuno, dopo aver letto della grande pace sperimentata dai “ritornati”, volesse suicidarsi per sperimentare le stesse sensazioni e porre fine, magari, ad una esistenza difficile? Se qualche pazzo invitasse altri ad uccidersi, “perché la morte è così bella”?
[1] Il canale tv History Channel ha dedicato al fenomeno un piccolo documentario: http://www.youtube.com/watch?v=NPUHSZxpfy8
[2] Carol Zaleski. Otherworld journey: account of near-death experience in medieval and modern times, Oxford University Press ed. New York, 1987.
[3] Maurice Rawlings. Beyond death’s door, Nelson ed. Nashville, 1978.
[4] Mondadori, Milano, 1977.
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