Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dagli Alleati dell’Eucarestia e del Vangelo, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e condivisione.
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Don Pagliarani scrive al Papa in merito alla scomunica comminata alla FSSPX
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| Econe. Don Davide Pagliarani e i Vescovi della FSSPX |
Doverosamente stiamo seguendo un evento da annali dal punto di vista storico e indimenticabile dal punto di vista della memoria spirituale individuale e collettiva. L’evento extra-ordinario di Econe appartiene a quella serie di fatti, di portata tale, che non possono non coinvolgere chiunque appartenga alla fede Cattolica. Qui riportiamo la lettera che il Superiore don Davide Pagliarani ha inviato, il 3 luglio da Econe, a Leone XIV, a seguito del Decreto di scomunica che, il Dicastero per la dottrina della fede, ha comminato alla Fraternità di cui è a capo. Sinceramente colpisce la tenuta d’animo del sacerdote, in un momento di prova non indifferente, il suo tono misurato, il linguaggio sobrio e onesto, il contenuto ferreo, aderente alla fede di sempre e la chiarezza delle intenzioni. Serpeggia tra le righe qualche espressione amara, per l’assoluta divergenza e incomprensione tra le due parti in causa: la Fraternità e la Santa Sede, che anziché capirsi al volo, si fanno autori di un dialogo tra sordi pur essendo membri esperti della stessa religione! Lasciateci ordunque dire il nostro sgomento, perché tutto ciò è davvero spiritualmente molto allucinante. La Verità è Una e non si scherza con le cose di Dio! E non si scherza neppure con le anime! Attenzione! Nessuno, a cui compete, è autorizzato a dimenticarlo! Consolatrix afflictortum, ora pro nobis
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A Sua Santità
Santo Padre Leone XIV
«Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Lc 11, 11-13)
Beatissimo Padre,
La notifica della decisione presa dalla Santa Sede verso la FSSPX e firmata da Sua Eminenza il Cardinale Fernández ci è pervenuta ed è già di dominio pubblico.
Ci sembra che tale decisione metta in luce, una volta di più, il contesto estremamente tragico in cui si trova la Chiesa universale. Ciò che la FSSPX ha fatto e continuerà a fare non è altro che un’iniziativa estrema di soccorso alle anime, nella confusione dottrinale e morale in cui versa la Chiesa. In nessun modo pretendiamo sostituirci alla Chiesa e non abbiamo nessun’altra pretesa, se non quella di restarle fedeli.
In coscienza, non abbiamo ritenuto possibile sottrarci all’obbligo morale che abbiamo verso le anime, come abbiamo già spiegato, privatamente e pubblicamente, a Sua Santità.
Avevamo chiesto un pane, cioè un po’ di comprensione per un sincero caso di coscienza, un gesto di paternità non tanto verso la FSSPX quanto verso le anime, promettendoLe di farne dei veri figli della Chiesa Romana; purtroppo abbiamo ricevuto una pietra.
Avevamo chiesto un pesce, cioè la possibilità di ottenere temporaneamente i mezzi necessari per poter continuare a formare buoni sacerdoti affinché continuino a far conoscere Nostro Signore alle anime; purtroppo abbiamo ricevuto un serpente.
Avevamo chiesto un uovo, promettendo di restituirlo appena possibile. Infatti, la Santa Tradizione che conserviamo nelle anime appartiene alla Chiesa nostra Madre — non alla Fraternità San Pio X — e siamo certi che un giorno un Papa vorrà servirsene per il bene della Chiesa universale; purtroppo abbiamo ricevuto uno scorpione.
Avevamo chiesto di essere istruiti e confermati nella fede di sempre; invece siamo stati dichiarati scismatici una seconda volta.
Malgrado le sanzioni che ci colpiscono, la FSSPX rinnova sinceramente la promessa già formulata a Sua Santità. Mi permetta a questo proposito di riprendere liberamente quanto già espresso:
«La Fraternità Le promette […] di spendere tutte le proprie energie per preservare la Tradizione e metterla al servizio della Chiesa. Nel fare questo, la Fraternità San Pio X non conserva semplicemente degli usi antichi; favorisce e conserva vocazioni sacerdotali, vocazioni religiose, famiglie numerose e profondamente cristiane, in una parola tutto ciò che manifesta la vitalità della Chiesa, della grazia e della fede cattolica. Non è nostra intenzione offrire alla Chiesa un museo di cose antiche, bensì la Tradizione integrale, feconda, fonte di vita spirituale, incarnata e vissuta nelle anime.
[…] Sono certo del fatto che un giorno Lei o un Suo successore potrà e vorrà utilizzare questo servizio, la cui offerta, nella Chiesa e per la Chiesa, rappresenta la nostra unica ragion d’essere.» (Lettera personale indirizzata a Sua Santità il 21 novembre 2025)
Ma soprattutto la FSSPX Le promette oggi di non accogliere queste nuove sanzioni – oggettivamente ingiuste e invalide – nell’amarezza o nella ribellione.
Le condanne recenti, come quelle passate, ci toccano in ciò che abbiamo di più caro: il nostro attaccamento a nostra Madre, la Chiesa Romana; tuttavia, anche in questa circostanza, tutto deve cooperare al bene delle anime e della Chiesa stessa. Per questa ragione le condanne ci spingono ad amare ancora di più la Santa Chiesa e a provvedere ai suoi bisogni con tutte le nostre forze, oggi più che mai. Per la medesima ragione la FSSPX offre volentieri la sofferenza causata dalle nuove sanzioni per il bene della Chiesa universale e di Sua Santità.
Siamo certi che un giorno Lei o un Suo successore vorrà fare proprio il programma di San Pio X: « Restaurare ogni cosa in Cristo », Instaurare omnia in Christo. In quel giorno il Santo Padre scoprirà nella FSSPX non un coacervo di serpenti e di scorpioni, ma un piccolo esercito di figli leali, pronti a tutto per sostenerLo nella restaurazione di ogni cosa in Nostro Signore e per rivendicare davanti all’umanità intera i diritti intangibili di Cristo Re su tutte le anime e su tutte le nazioni.
In quel giorno il Santo Padre scoprirà con grande gioia e profonda consolazione delle anime autenticamente cattoliche, il cui vincolo con la Chiesa non si è mai fondato sulle sabbie mobili di un dialogo ambiguo, ma sulla roccia della fede di Pietro.
Chiediamo alla Santissima Vergine Maria di accelerare la venuta di quel giorno e soprattutto auguriamo a Sua Santità di sperimentare al più presto tale gioia e tale consolazione.
Nel frattempo, se può farlo, malgrado la Sua recente decisione, ci benedica come figli Suoi. Per noi nulla è cambiato e mai nulla cambierà.
Fiducioso nella Divina Provvidenza, a cui nulla sfugge e che legge nel profondo del cuore di ogni uomo,
mi confermo Suo devotissimo nel Signore.
Don Davide Pagliarani
Ecône, 3 luglio 2026
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