Chiesa Sposa di Cristo, Riunisce chi Ama il Signore? Chiediamocelo, e Rispondiamo. Ruggero Sangalli.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un amico fedele del nostro sito, mi ha scritto questo messaggio che doverosamente porto alla vostra attenzione. Buona lettura meditazione.

In questi giorni canicolari, arroventati dall’orgoglio creaturale delle proprie voglie, mi sono interrogato sull’amore di Dio residuo in una temperie ecclesiale in cui si incarna l’antropocentrismo. Anche chi parla di amore di Dio non sa che declinarlo in una celebrazione della varia umanità, al punto che l’Assoluto è evaporato nel relativo e l’intransigenza della coscienza ha oscurato la Verità. Volevo solo condividere una ventina di domande.

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LA CHIESA SPOSA DI CRISTO, AMATA DA DIO, RIUNISCE QUELLI CHE AMANO IL SIGNORE

FACCIAMOCI QUALCHE DOMANDA E RISPONDIAMO CON SINCERITÁ

 

Dio ama noi e nel Signore Gesù (Verbo incarnato e crocefisso) ne abbiamo una prova certissima.            Quando noi diciamo di amare Dio, sarà proprio vero? Intendendo l’amare Dio (la Trinità) come persona, rivolti a Lui presente, stando a tu per Tu? Che rapporto abbiamo con la divinità, la Madonna, i Santi e gli Angeli? Di confidenza, di fiducia o in stile bancomat, cui attingere solo al bisogno? O come tasse da pagare?

Le scorciatoie sono comode, ma rischiose: ad esempio dire di amare Dio identificandolo con l’amare le sue creature. Se fisso tutta la cura su un dono di Dio, amerò il Donatore o mi starò dedicando solo al dono?   Se tutto il mio interesse riguarda solo le creature, posso dire di amare il Creatore che è anche il Salvatore?

Tristissimo è il continuare a giustificarmi da solo: Dio mi ama come sono, ed è vero. Ma posso dire di amare Dio se mi accontento di dirmi un fragile e un misero senza mai impegnarmi per  migliorare? Il Signore ci ha creati solo per sentirci rinchiusi in questi piagnistei o per vederci prorompere nella gioia della santità?

In fondo sapere se si ama davvero Dio non è difficile. C’è un indicatore talmente semplice che è quasi scontato ricordarlo; un segno che tutti possiamo capire: amare vuol dire non contrastare l’amato. Vuol dire anche poter essere intimamente unito all’amato. E che cosa disturba l’unione? L’unico ostacolo è il peccato. Il peccato introduce la mancanza di bene nel Bene che c’è. Il peccato ha introdotto la morte e il Signore è la Verità di un amore più forte della morte. Perciò mi salva (da vittima, con il suo sangue).

Saperci e dirci peccatori è comodo e furbastro se non ci sono il pentimento e la conversione: commiserarci e crogiolarci nella mediocrità tradisce una scarsa volontà di amare. Il peccato è una nostra scelta. Lo so?

La volontarietà nel peccare, restandoci, è il segno che Dio figura solo come un’opzione tra le tante e niente di più serio. Combattere strenuamente la volontà di peccare: questo sì è l’amore vero a Dio. So mettermi in discussione, chiedere la grazia della conversione e agire i mille modi per dire grazie? Allora sì che prendiamo sul serio il cristianesimo: quando si giunge a voler affrontare qualunque sacrificio piuttosto che commettere avvertitamente un peccato anche solo veniale, si mostra davvero l’amore. Lo penso? 

Il Signore nel vangelo di Giovanni dice: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14,21). E aggiunge: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola” (Gv 14,23). E in Matteo: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore… entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!” (Mt 7,21-23). Non basta profetare e compiere prodigi se non si ama in spirito e verità. Lo credo?

Chi dice di rimanere in Lui, vale a dire chi dice di essere suo amico deve avere con Lui comunione di volontà (come San Giovanni, l’amico dello Sposo). Caratteristica degli amici è quella di avere un medesimo volere e un medesimo disvolere. Questo vale sempre. E questo innanzitutto vale con Dio. Chi ci vede mentre siamo alla Sua Presenza può dire che noi ci accorgiamo che Lui è lì? Dopo aver ripresentato il sacrificio del Golgotha nel santissimo sacramento, abbiamo il tempo per un ringraziamento? Andiamo a farGli visita qualche volta? Come viviamo l’adorazione eucaristica? Ci piace rimanere con Lui, a tu per Tu?

Ancor più concretamente, per amare Dio è necessario mettere in pratica le promesse del battesimo: rinunciare a Satana, alle sue opere (il peccato) e alle sue seduzioni (alle sue tentazioni). Non basta dire di credere, se non si sanno fare queste rinunce. E’ un onore per me stare con il Signore, essere istruito da lui, poterlo incontrare e riceverlo nel mio cuore? Se questo non importasse troppo, vivendo con sufficienza il luogo santo e i divini misteri, può farmi accorgere che il Signore non lo amo? Ugualmente, senza chiedere frequentemente il perdono dei peccati mediante il suo sangue prezioso nel lavacro della confessione sacramentale, può farmi accorgere che il Signore non lo amo?

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