Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su due elementi fondamentali della civile e umana coesistenza. Buona lettura e diffusione.
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Non può esserci pace senza giustizia
Tutti desideriamo la pace. La invochiamo quando vediamo le guerre, le violenze, le ingiustizie e le sofferenze che affliggono il mondo. Preghiamo Dio perché doni la pace ai popoli e ai governanti, ma prima ancora dovremmo domandarci se quella pace che chiediamo abita davvero nel nostro cuore. Come possiamo chiedere la pace se siamo in guerra con il nostro prossimo, con i nostri familiari, con chi ci ha ferito e persino con noi stessi? Come possiamo sperare di raccogliere il frutto della pace se continuiamo a seminare rancore, vendetta, orgoglio, egoismo e divisione?
La pace non nasce semplicemente dall’assenza delle armi o dei conflitti. La vera pace nasce quando il cuore dell’uomo si lascia trasformare da Dio. Gesù non ci ha lasciato una pace come quella che offre il mondo, fragile e provvisoria, ma una pace che nasce dalla riconciliazione con il Padre e con i fratelli. Per questo dice nel Vangelo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Giovanni 14,27).
Nel discorso della montagna il Signore proclama: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Matteo 5,9). Gesù non dice beati coloro che parlano di pace o che la desiderano soltanto, ma coloro che la costruiscono ogni giorno con il perdono, con la giustizia, con la verità e con l’amore. Essere operatori di pace significa rinunciare all’odio, spezzare la catena della vendetta, vincere l’orgoglio con l’umiltà e rispondere al male con il bene.
L’Apostolo Paolo ricorda che «il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé» (Galati 5,22-23). Se invece viviamo secondo la carne, lasciandoci dominare dall’ira, dall’invidia, dall’egoismo e dall’ambizione, non possiamo aspettarci di raccogliere pace, perché ciò che seminiamo è ciò che inevitabilmente crescerà.
Sant’Agostino d’Ippona ci consegna una definizione che conserva ancora oggi tutta la sua forza: «La pace è la tranquillità dell’ordine». Dove manca la giustizia non può esserci una pace autentica, ma soltanto un equilibrio fragile destinato a spezzarsi. L’ordine di cui parla Agostino non è quello imposto dalla forza, ma quello dell’amore, nel quale Dio occupa il primo posto e il prossimo viene amato come un fratello.
Lo stesso santo ci invita con una frase semplice e profondissima: «Ama e fa’ ciò che vuoi». Se il nostro cuore è davvero abitato dall’amore di Cristo, le nostre parole non divideranno, le nostre azioni non feriranno e le nostre scelte saranno orientate al bene. Chi ama sinceramente non cerca la vendetta, non alimenta il rancore e non gode del male altrui, ma diventa costruttore di comunione.
Anche i Padri della Chiesa hanno insistito su questa verità. San Giovanni Crisostomo insegna che nulla rende l’uomo più simile a Dio quanto il creare pace tra le persone, perché Dio stesso è il Dio della riconciliazione. San Basilio Magno ricorda che la pace nasce da un cuore purificato dalle passioni e sottomesso alla volontà di Dio.
Anche i grandi filosofi della Grecia avevano compreso che ogni pace esteriore nasce anzitutto da una vittoria interiore. Platone afferma che «la prima e migliore vittoria è conquistare se stessi». Finché il cuore rimane schiavo dell’ira, dell’orgoglio e dell’egoismo, continuerà a generare conflitti anche all’esterno. Aristotele insegna che «la giustizia è la più perfetta delle virtù», perché soltanto dove viene rispettata la dignità dell’uomo può nascere una pace stabile e duratura. Anche Epitteto ricorda che nessuno è veramente libero se prima non diventa padrone di se stesso.
Cristo è venuto nel mondo proprio per abbattere il muro dell’inimicizia. Egli ci ha amati per primo, ha dato la sua vita sulla croce per la nostra salvezza e ci ha mostrato che il perdono è più forte della vendetta e che l’amore è più potente dell’odio. Egli è il Principe della Pace, mentre nel Vangelo Satana viene chiamato il principe di questo mondo (cfr. Giovanni 12,31; 14,30; 16,11). Si tratta di due regni opposti e inconciliabili. Cristo regna attraverso l’amore, la verità, la giustizia, l’umiltà e il servizio; il principe di questo mondo, invece, diffonde l’orgoglio, la menzogna, l’odio, l’egoismo, la vendetta e tutto ciò che divide l’uomo da Dio e dai suoi fratelli. Ogni volta che scegliamo il perdono invece della vendetta, l’umiltà invece della superbia, la verità invece della menzogna e la carità invece dell’egoismo, permettiamo a Cristo di regnare nel nostro cuore. Quando invece ci lasciamo guidare dallo spirito del mondo e dalle passioni della carne, favoriamo ciò che genera divisione e morte. La pace che Cristo dona è profondamente diversa da quella del mondo, perché nasce da un cuore riconciliato con Dio e rimane anche nelle prove.
Per questo non basta pregare dicendo: «Signore, dona la pace al mondo». Occorre anche domandarsi se nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nei nostri luoghi di lavoro e nelle nostre relazioni siamo davvero strumenti della pace di Cristo. Ogni parola pronunciata con amore, ogni gesto di perdono, ogni rinuncia all’orgoglio e ogni scelta di giustizia diventano semi che Dio può far germogliare.
L’Apostolo Paolo ci esorta: «Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti» (Romani 12,18). E il profeta Isaia proclama: «L’opera della giustizia sarà la pace» (Isaia 32,17). Queste parole ci ricordano che la pace non è il frutto del caso, ma il risultato di una vita convertita a Dio.
Sant’Agostino d’Ippona riassume magistralmente questa scelta quando scrive: «Due amori hanno costruito due città: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio ha costruito la città terrena; l’amore di Dio fino al disprezzo di sé ha costruito la Città di Dio.» Ogni giorno siamo chiamati a scegliere quale città costruire con le nostre parole, le nostre azioni e il nostro cuore.
Non possiamo raccogliere la pace se continuiamo a seminare odio. Non possiamo invocare la giustizia se viviamo nell’ingiustizia. Non possiamo chiamare Dio Padre se rifiutiamo di vivere come fratelli. La pace è un dono di Dio, ma è anche una responsabilità affidata a ciascuno di noi. Essa nasce quando il cuore si apre alla grazia, quando il rancore lascia il posto al perdono, l’orgoglio all’umiltà, l’egoismo alla carità e l’odio all’amore. Solo allora la nostra preghiera per la pace diventa autentica e credibile, perché il mondo potrà vedere nelle nostre opere il volto di Cristo, il vero Principe della Pace.
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