Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Agostino Nobile, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni, assolutamente inquietanti, su una realtà che viene metodicamente occultata, e che spiega però molte azioni e omissioni e complicità dei governi occidentali. Buona lettura e condivisione.
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Due fatti significativi occultati dai media italiani
Dall’uccisione del trentunenne Charlie Kirk, avvenuta in diretta televisiva il 10 settembre 2025, alcuni dei più seguiti giornalisti dei media indipendenti negli Stati Uniti, come Tucker Carlson e Candace Owens, hanno avviato una campagna senza sconti. Essi riportano all’attenzione dell’opinione pubblica fatti presenti e passati riguardanti le lobby sioniste, che sono stati troppo spesso insabbiati dalla giustizia americana.
Tra gli argomenti trattati figurano gli attentati a John F. Kennedy e a suo fratello Robert, l’attacco alle torri del World Trade Center dell’11 settembre 2001ed altri fatti che l’informazione italiana ed europea oscura metodicamente.
Un caso trattato in questi giorni è l’attacco israeliano dell’8 giugno 1967 alla USS Liberty (nave americana di ricerca tecnica/intelligence della Marina statunitense, equipaggiata principalmente con sistemi di ascolto e priva di armamento pesante), nel quale persero la vita 34 membri dell’equipaggio e rimasero feriti 171.
Su Wikipedia e nelle ricostruzioni ufficiali viene definito un “incidente”. In realtà, non fu un incidenta. Durante la Guerra dei Sei Giorni, gli Stati Uniti monitoravano le operazioni militari israeliane per verificare che rispettassero i limiti e le “linee rosse” concordate con il governo americano. Dato che gli israeliani non digerivano l’atteggiamento della superpotenza che li proteggeva, ricorsero — come fanno spesso — a un’operazione sotto falsa bandiera.
Le prove.
A parlarne è Thomas Massie membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Kentucky dal 2012, ha concluso la sua lunga carriera congressuale dopo aver perso le primarie repubblicane nel maggio 2026. È il risultato per non essersi allineato all’ American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), uno dei gruppi di pressione più influenti e finanziariamente potenti di Washington. (per saperne di più: https://www.marcotosatti.com/2025/07/22/i-babysitter-interessati-dei-politici-americani-agostino-nobile/).
Al Congresso dell’8 giugno 2026 Massie ha dichiarato che l’attacco alla USS Liberty non è stato un incidente. Di seguito riporto alcuni stralci del suo intervento..
«Signor Presidente, è un grande onore per me, forse uno dei più grandi onori della mia vita, essere qui sul pavimento della Camera e fare qualcosa che è in ritardo di 59 anni: riconoscere i sopravvissuti e coloro che hanno perso la vita sull’USS Liberty 59 anni fa oggi, quando furono brutalmente attaccati dagli aerei dell’IDF e successivamente anche dalle motosiluranti.
Vi racconterò brevemente la loro storia. Tra l’altro, oggi sono presenti qui con noi almeno una dozzina di loro. Li ho appena incontrati nel mio ufficio e mi hanno raccontato personalmente questa storia.
Era una giornata limpida. L’USS Liberty era una delle navi più tecnologicamente avanzate della Marina, ma era praticamente disarmata. Fu inviata per osservare la Guerra dei Sei Giorni in corso in Medio Oriente tra Israele e i suoi vicini. Arrivò l’8 giugno e il tempo era sereno.
Gli aerei israeliani uscirono per intercettarli e ispezionarli. Il giorno successivo, l’8 giugno, iniziarono la giornata con visibilità illimitata. La bandiera americana sventolava orgogliosamente sull’USS Liberty. Arrivarono altri aerei israeliani per sorvegliare la nave.
[…] Apparvero jet Mirage francesi [dell’IDF-ndt] che per 25 minuti mitragliarono e attaccarono l’USS Liberty. Spararono razzi, colpirono lo scafo e la nave con cannoni da 30 millimetri e lanciarono persino napalm sul ponte. Fu uno sforzo per uccidere tutti a bordo. Non c’era alcuna intenzione di fare prigionieri. Dopo 25 minuti estenuanti di attacco contro una nave praticamente disarmata, pensarono che fosse finita e che potessero riprendersi. Ma poi arrivarono le motosiluranti. Tre motosiluranti lanciarono quattro siluri. Uno colpì lo scafo dell’USS Liberty e uccise istantaneamente 25 persone. Aprì uno squarcio di 12 metri per 12 metri nella fiancata della nave.
Erano intenzionati ad affondarla e a non lasciare nessun sopravvissuto. Secondo le testimonianze oculari, gli israeliani mitragliarono le scialuppe di salvataggio che erano state calate. Mitragliarono anche i vigili del fuoco che erano sul ponte. Stavano portando i feriti e i morti in mensa per il triage. Avevano un solo medico che cercava di aiutare tutti, dando qualche punto.
[…] L’USS Liberty, nonostante i suoi segnali fossero disturbati dagli israeliani, riuscì a inviare un messaggio. Diverse navi cercarono di rispondere. L’USS Saratoga e l’USS America inviarono aerei per aiutare l’USS Liberty. Ma accadde qualcosa che non era mai successo prima: una nave sotto attacco e gli aerei vennero richiamati. […] Rimasero lì per 17 ore. 34 morti, 174 feriti su 294 membri dell’equipaggio. Un tasso di perdite superiore al 70%. Inaudito. Gli israeliani erano intenzionati a non lasciare sopravvissuti.
E il nostro stesso esercito? Perché non mandò nessuno per 17 ore ad aiutare questi uomini? Allora, cosa è successo davvero? I rapporti ufficiali dicono che si è trattato di un caso di identità sbagliata. Ma se ascoltate Dean Rusk, ex Segretario di Stato, Richard Helms, direttore della CIA, Bobby Ray Inman, capo della NSA, il Capitano Ward Boston, che era il consigliere capo dell’inchiesta ufficiale, o l’Ammiraglio Moore, che ha servito a Pearl Harbor e Midway, ha comandato sia la Flotta Atlantica che quella Pacifica ed è stato presidente del Joint Chiefs of Staff… nessuno di questi uomini illustri crede che sia stato un incidente.
Ritengono che sia stato un omicidio intenzionale da parte dello Stato di Israele, sia come operazione sotto falsa bandiera [per responsabilizzare l’esercito egiziano-ndt], sia perché semplicemente non volevano testimoni di ciò che stavano facendo quel giorno. […]»
Video originale: https://www.youtube.com/watch?v=bC6LIq9bEDw&t=2s
Un altro caso è relativo all’allora presidente Richard Nixon e Billy Graham, il più famoso ministro evangelista: Watergate.
Una conversazione registrata nello Studio Ovale tra l’allora presidente Richard Nixon e l’evangelista Billy Graham rivelò i commenti da loro espressi il 1º febbraio 1972. Dopo una colazione di preghiera presidenziale, Graham, facendo riferimento alla “sinagoga di Satana”, confidò a Nixon quella che considerava l’eccessiva influenza della comunità ebraica sui media nazionali, affermando: «Questa morsa deve essere spezzata, altrimenti il Paese andrà in malora». Proseguì dicendo a Nixon che, qualora fosse stato eletto per un secondo mandato, «potremmo essere in grado di fare qualcosa riguardo alla loro influenza.»
Il mese successivo scoppiò lo scandalo Watergate e, il 9 agosto 1974, Richard Nixon rassegnò le dimissioni. Billy Graham fu costretto a scusarsi pubblicamente. Abraham Foxman, direttore nazionale dell’Anti-Defamation League, precedentemente Anti-Defamation League of B’nai B’rith (massoneria ebraica) dal 1987 al 2015, definì i commenti di Graham «agghiaccianti e spaventosi ancora oggi, a trent’anni da quelle dichiarazioni.»
Si possono comprendere i sentimenti di Foxman; tuttavia, egli non confutò con i fatti le preoccupazioni espresse da Graham riguardo all’influenza ebraica nei media. A distanza di decenni, il giudizio di Graham si è rivelato ampiamente fondato. Non solo, l’influenza dei gruppi sionisti nei settori dei media, dell’intrattenimento e della finanza si è ulteriormente rafforzata, ma questi hanno anche investito ingenti risorse nell’acquisizione di tecnologie di controllo pervasivo, in grado di consentire la sorveglianza o il targeting di individui anche a migliaia di chilometri di distanza.
Agostino Nobile
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