Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Ruggero sangalli, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni, dedicate all’amico e maestro Vittorio Messori. Buona lettura e diffusione.
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NELLA STORIA DELLA SALVEZZA TRA RE, MONETE E UN PALLOTTOLIERE
La numismatica offre ottime ragioni per ritenere che la morte di Erode il Grande sia avvenuta quattro anni dopo l’inizio della conta degli anni di regno attribuiti agli eredi, i primi dei quali numerati ancora vivente il padre.
A scanso di equivoci, un calcolo di quegli anni a partire da nisan (definito il primo mese nella cultura ebraica) invece che da tishri (il mese del capodanno ebraico, ma detto anche il settimo mese) NON sposta di molto il ragionamento, perché lo anticipa di sei mesi senza farne cambiare la numerazione e i riferimenti storici.
Approfondendo ulteriormente è utile precisare che il conteggio degli anni del calendario ebraico cambia a capodanno (1 Tishri) e che gli anni sabbatici e giubilari iniziano certamente dal capodanno. Invece per quanto attiene gli anni in cui è in carica un sovrano (o un procuratore o un sommo sacerdote) in teoria ci potrebbero essere questi tre tipi di conta: 1) da nisan; 2) da tishri; 3) dal giorno effettivo di inizio di esercizio (ognuno il suo).
Un esempio dell’alternativa tra nisan e tishri nella conta degli anni lo offrono i due libri dei Maccabei: i fatti narrati sono logicamente accaduti nello stesso momento eppure apparentemente in certi episodi tra i due libri sembra esserci una differenza di un anno. La spiegazione è che il primo libro dei Maccabei fa iniziare gli anni da nisan mentre il secondo da tishri, risultando un conteggio dell’anno in ritardo di sei mesi rispetto al primo.
Per entrambi i libri la dedicazione del tempio accade il 25 kislev nel 148 seleucidico (dicembre del 163 a.C.), ma mentre la lettera a Lisia il 24 del mese di Dioscuro (il dodicesimo mese, febbraio/marzo) in 2 Mac 11,21 è ancora nell’anno 148 per entrambi i conteggi, quella del 15 di Xantico (primo mese, marzo/aprile) che in 2 Mac 11,33 è sempre nell’anno 148, per il primo libro dei Maccabei è già nel 149 seleucidico. Il fitto scambio epistolare è successivo alla disfatta di Antioco Epifane e alla raffica di scontri che videro protagonista Giuda Maccabeo.
I due libri dei Maccabei aiutano tantissimo lo studio della cronologia, anche perché da Giuseppe Flavio (che vi attinge a piene mani) riceviamo dei preziosi riferimenti alle olimpiadi antiche che tolgono ogni dubbio nell’incastrare l’unica combinazione soddisfacente tutte le informazioni:
-Antioco Epifane arriva a Gerusalemme nel 143 di 1 Maccabei (da nisan), cioè nel 168-167 a.C. (1 Mac 1,20).
-vi impone le usanze greche; la profanazione del tempio accade nel mese di kislev del 145, cioè nel 166 a.C.
-la sollevazione di Giuda Maccabeo porta alla dedicazione il 25 kislev 148 (hanukkah) alla fine del 163 a.C.
–l’anno 161-160 a.C. (da tishri) è sabbatico (1 Mac 6,47) e la battaglia in 2 Mac 12,32 dopo pentecoste (circa a maggio) è nel 149 seleucidico per il secondo libro dei Maccabei, ma già nel 150 per il primo, avanti di sei mesi.
-Giuda Maccabeo inaugura la dinastia asmonea dopo la morte di Nicanore il 13 Adar 150 (purim), nel 160 a.C.
-gli anni olimpici citati nel mentre da Giuseppe Flavio in Antichità Giudaiche (libro XII) datano la prima persecuzione (nel 143) e la profanazione del tempio (nel 145) durante la 153° Olimpiade (168-164 a.C. da luglio) e dedicazione del tempio (nel 148) durante la 154° Olimpiade (164-160 a.C): chi prova a far combaciare gli anni del calendario seleucidico con quelli delle olimpiadi antiche e del nostro calendario rispettando le date dei tre fatti, vedrà che non ci sono alternative a quella descritta.
Non sfuggano queste ulteriori “coincidenze verificate” da parte del nostro certificatore, Giuseppe Flavio:
-attribuisce 126 anni di regno da parte degli Asmonei alla morte di Antigono: nel 34 a.C. abbiamo 160-34=126 anni da quando Giuda Maccabeo esercita un potere regale riconosciuto da Roma (1 Mac 8), nel 160-159 a.C.
-afferma corrente l’anno sabbatico (Antichità Giudaiche libro XIV,16) al momento della presa di Gerusalemme da parte dei Romani di Sossio che poi porta alla morte di Antigono: è il 35-34 a.C. (da tishri), multiplo di sette nella successione che ha un suo marcatore certo nel 161-160 (1 Mac 6,47). Ecco che cosa scrive Giuseppe della caduta della città: … mentre un potente esercito li circondava e mentre erano afflitti dalla fame e dalla mancanza di beni di prima necessità, poiché quello era un anno sabbatico. I primi a scalare le mura furono venti uomini scelti, i successivi furono i centurioni di Sossio; poiché la prima cinta muraria fu presa in quaranta giorni, e la seconda in altri quindici, quando alcuni dei chiostri che circondavano il tempio furono incendiati, e Erode attribuì l’incendio ad Antigono, per esporlo all’odio dei Giudei…
-attribuisce 34 anni di regno per Erode il Grande da quando morì Antigono, ma 37 da quando fu fatto re dai Romani (Guerre Giudaiche libro I,33).
-conta 167 anni da quando Antioco Epifane prende Gerusalemme alla morte di Erode: infatti dal 168-167 a.C. ricavabile dal libro dei Maccabei ai primi giorni del 1 d.C. ci sono 167 anni (e pochi mesi, a voler fare i precisi). Erode non può essere morto prima.
E’ certo che i Romani stabilirono che Erode fosse il re della Giudea nel 37 a.C., ma non è l’anno dell’assedio della città e della sua presa da parte delle legioni di Sossio, seguito dalla morte del re asmoneo Antigono.
Procediamo con ordine e osserviamo una serie di strane incongruenze da parte di Giuseppe Flavio.
Lo storico scrive che la “distruzione si abbatté sulla città di Gerusalemme quando Marco Agrippa e Caninio Gallo erano consoli di Roma nel centottantacinquesimo olimpiade, nel terzo mese, nella solennità del digiuno, come se una periodica rivoluzione di calamità fosse tornata da quella che si era abbattuta sugli ebrei sotto Pompeo; poiché gli ebrei furono presi da lui in quello stesso giorno, e questo avvenne dopo ventisette anni”.
Non è proprio da lui: i due consoli sono quelli del 37 a.C., l’olimpiade non può essere la 185° (andrebbe dal 42 al 38 a.C.), i 27 anni da Pompeo (63 a.C., consoli Gaio Antonio e Tullio Cicerone) andrebbero al 36 a.C. e non al 37 a.C. Inoltre l’anno sabbatico in corso al momento dell’assalto è il 35-34 a.C. (non può essere altrimenti, di sette in sette dal 161-160 dell’epoca maccabea) e questo conferma anche lo storico Cassio Dione (Storia 49,23), che riporta che nel 37 a.C. Sossio e l’esercito romano non compirono attività degne di nota nella regione. Nel terzo mese poi non c’è un digiuno.
E non è finita qui: chi dice che i Romani stabilirono Erode come re nel 40 a.C. (e poi presero la città nel 37) sono contraddetti da Appiano che data la nomina di Erode dopo il trattato di Miseno (che è del 39 a.C.) e quindi il 40 è scluso. Tutta questa parte è confusa: come quando al nono anno di Ircano (messo in carica proprio da Pompeo nel 63 a.C.), fatti corrispondere ai 15 anni di età di un giovanissimo Erode, qualche esegeta fa diventare i quindici venticinque, il che è mpossibile se Erode morì settantenne; impossibile anche se fosse morto nel 4 a.C. , perché in tal caso nato nel 74 a.C., i venticinque di età li avrebbe compiuti nel 39 a.C. e dunque sarebbe morto sessantenne! Invece il nono anno di Ircano, contato dall’autunno del 63 a.C., nel 54 a.C. va bene per un Erode quindicenne e i settant’anni di vita totali.
In un contesto normalmente ultra coerente questo caos ha l’aria di una manipolazione successiva… interessata.
A questo punto facciamo ancora ricorso alla numismatica, prendendo in considerazione un’alternativa nel contare gli anni di regno di Erode. In Antichità Giudaiche la battaglia di Azio (settembre del 31 a.C.) cade nel settimo anno di Erode, che dunque era in carica dal 37 a.C. in un conteggio che inizia prima di settembre.
Antigono, ultimo re asmoneo, aveva sempre detestato Erode, che essendo idumeo definiva un “mezzo ebreo”. Erode, pur insediato dai Romani come re, patisce la sua presenza in vita ricca di amicizie influenti. Ecco perché, anche a seguito di episodi truci che coinvolgono il fratello di Erode, si giunge alla guerra aperta e all’intervento militare romano, la presa della città nel terzo mese (maggio/giugno) e poco dopo all’esecuzione di Antigono. Quando Erode non ha più Antigono come rivale al trono, lo commemora con una moneta che è un messaggio a tutto il regno: adesso ci sono solo io a comandare. Ed è la ragione per la quale Antichità Giudaiche e Guerre dei Giudei riportano per Erode due numerazioni degli anni di regno, con quello di Guerre Giudaiche ridotto di tre anni, appunto quelli tra il 37 e il 34 a.C. Ad esempio lo stesso episodio (la ricostruzione del tempio da parte di Erode) per Antichità è nel XVIII di regno e per Guerre nel XV, ma è sempre il 20-19 a.C., “vidimato” dal rientro a Roma di Augusto proveniente dalla Siria proprio nel 19 a.C. e coincidente con la decisione di Erode sul tempio.
Erode non fece coniare molte monete e in generale non riportano l’anno, ma fa eccezione la moneta indicante il suo terzo anno, proprio il 35-34 a.C. in un conteggio inesorabilmente a termine nel 1 d.C. e non nel 4 a.C.
Giuseppe Flavio riporta che Erode consegnò una grossa somma di denaro ad Antonio perché uccidesse il re (al tempo non si usava farlo, nemmeno dopo averli catturati o esiliati). Ed è solo con la morte del re Antigono che cessa il governo degli asmonei (quindi non dal 37 a.C. come sostengono certuni), a 126 anni dall’inizio. Giuseppe Flavio lo scrive con grande rispetto di questa dinastia: “la famiglia fu splendida e illustre, sia per la nobiltà della sua stirpe, sia per la dignità del sommo sacerdozio, sia per le gloriose azioni che i loro antenati avevano compiuto per la nostra nazione; ma questi uomini persero il governo a causa delle loro discordie reciproche, e questo passò a Erode che non era altro che una famiglia volgare, di nessuna stirpe illustre, ma soggetta ad altri re. E questa è la fine che la storia ci racconta della dinastia asmonea”. Il tutto, riporta sempre Giuseppe Flavio, in una serie di eventi causati “in parte dall’avidità del principe reggente, che era ancora a corto di denaro, e in parte dall’anno sabbatico, che era ancora in corso e costringeva il paese a rimanere incolto, poiché ci è proibito seminare la nostra terra in quell’anno” a riprova che il 35-34 a.C. era un anno sabbatico.
La serie di monete emesse da Erode riportanti l’anno tre consistono in quattro tagli con l’iscrizione ΒΑΣΙΛΕΩΣ ΗΡΩΔΟΥ cioè “del re Erode”. Quasi tutti ritengono che queste monete siano state emesse nel primo anno di regno di Erode (da tishri) dopo la morte di Antigono. L’anno terzo è come tetrarca (da nisan), carica che gli era stata concessa da Antonio e dal senato di Roma. Erode ricalca le monete di Antigono volgendole a proprio titolo. Poiché queste sono le sue uniche monete datate, questo terzo anno appare molto significativo. Erode re de facto dopo esserlo stato de iure, con una differenza di due anni e mezzo o tre anni a seconda del mese di inizio. Anche se non si coniava denaro solo per farsi propaganda, in questo caso lo scopo c’era.
Abbiamo così girovagato in oltre due secoli di storia, dal 168 a.C. al 40 d.C., trovando una conferma straordinariamente precisa della data delle festività ebraiche (hanukkah e purim), della successione degli anni sabbatici e giubilari e dell’esattezza delle informazioni storiche riportate dall’antico e dal nuovo testamento. Ovviamente questa eccezionale credibilità si estende a quello che accadrà fino al 70 d.C. e di lì nei secoli successivi, fino ad oggi. Tutto questo far uso del salvadaio e del pallottoliere non è per mero gusto di studioso, ma attinge al desiderio di accostarsi alla Parola di Dio con un pieno affidamento fiducioso nella promessa della salvezza e in attesa del ritorno del Signore, certo come certe sono tutte le altre promesse già compiutesi.
Il Corpus Domini dice non solo una fede creduta dagli uomini, ma anche la credibilità dell’Assoluto che si è voluto mostrare prima incarnandosi e poi restando nascosto in un pezzo di pane che trattiene transustanziati il corpo, sangue, anima e divinità del Verbo divenuto uomo, immagine del Dio invisibile, nel segno della croce e della Santissima Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito santo.
Ruggero Sangalli
PS: dedicato all’indimenticabile Vittorio Messori, maestro di chiunque studi la storia della nostra fede cristiana facendo l’apologia della verità di fronte alle facilonerie e alle mistificazioni di un pessimo storicismo (a)critico.
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