Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione relativi al Medio Oriente, dove Israele continua a massacrare civili in Libano, dopo aver firmato un prolungamento della “tregua” e dove continuano le polemiche legate al rapimento in acque internazionali degli attivisti umanitari che si stavano dirigendo verso Gaza con viveri e medicine, e il loro trattamento disumanizzante da parte di Israele. I sostenitori di Israele, anche qui in Italia, tentano di scaricare tutta la colpa sul ministro Ben Gvir, ma in realtà si tratta di un escamotage per nascondere un problema ben più ampio.
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C’è questo post pubblicato su Facebook, in cui Francesca Albanese, relatrice Speciale dell’ONU, si rivolge direttamente a Giorgia Meloni, che ieri ha protestato on l’ambasciatore israeliano. Non dimentichiamo che Italia e Germania hanno posto il veto in sede europea alle sanzioni contro Tel Aviv.

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C’è questa vignetta di Franzaroli, su Il Fatto Quotidiano, che ringraziamo per la cortesia. Ricordiamo che il partito della Meloni, Fratelli d’Italia, ha attivato una petizione per far rimuovere Albanese dall’incarico che detiene all’ONU.

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E sempre parlando Francesca Albanese, una buona notizia:
Francesca Albanese, ora è ufficiale lo stop alle sanzioni Usa: il dipartimento del Tesoro l’ha rimossa dalla lista nera federale

La relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati era stata colpita dalle misure di Trump: il divieto di ingresso negli Stati Uniti, il blocco dell’accesso ai conti e ai servizi bancari legati al sistema americano fino a forti limitazioni nelle transazioni finanziarie internazionali
Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati dal 2022, era stata colpita dalle sanzioni per le sue posizioni su Israele e per il sostegno alle iniziative della Corte penale internazionale sui crimini di guerra a Gaza. Così le conseguenze per lei erano state pesanti: il divieto di ingresso negli Stati Uniti, il blocco dell’accesso ai conti e ai servizi bancari legati al sistema americano fino a forti limitazioni nelle transazioni finanziarie internazionali. Secondo il giudice Richard Leon, però, quelle misure avevano solo l’effetto di “punire” Albanese per le sue dichiarazioni verso Israele, reprimendo così espressioni protette dalla Costituzione.
Le stesse sanzioni erano state accompagnate da accuse pesantissime da parte di Washington. Il segretario di Stato Marco Rubio (che è stato finanziato ampiamente dalla lobby filo-israeliana AIPAC, n.d.r.) aveva parlato di un “antisemitismo sfacciato”, di “sostegno al terrorismo” e di “disprezzo” verso gli Stati Uniti, Israele e l’intero Occidente. Albanese aveva respinto tutte le accuse e sostenuto che le sue denunce su Gaza e Cisgiordania fossero parte del suo mandato Onu. La revoca decisa prima da un tribunale federale, e adesso dal Tesoro, lo conferma.
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Ma tornando alla Flotilla, all’atto di pirateria compiuto da Israele e alla totale illegalità di cui si è macchiato, il tentativo di scaricare tutto su Ben Gvir non sembra funzionare, di fronte ai fatti. Come si vede da questo post su Instagram. Cliccate sul collegamento per vedere il video.
“Così si tratta chi sostiene il terrorismo e tenta di rompere l’assedio di Gaza”.
Con queste parole il ministro dei Trasporti di Israele, Miri Regev, ha diffuso un video in cui si vanta delle violenze commesse nei confronti degli attivisti della Global Sumud Flotilla.
Poche ore prima il ministro della Sicurezza nazionale Ben Gvir aveva diffuso un video in cui abusava gli attivisti, ripresi incapprettati, bendati, legati con fascette e costretti ad ascoltare l’inno israeliano al massimo volume.
Gli oltre 400 attivisti internazionali della Global Sumud Flotilla sono stati sequestrati e portati al porto israeliano di Ashdod.
Tra le persone sequestrate dalla marina israeliana c’è anche @simonalosito_ph, reporter di InsideOver, fermata martedì a bordo della Alcyone.
Gli avvocati di Adalah, organizzazione legale israeliana per la difesa dei diritti civili, hanno incontrare una parte degli attivisti detenuti: rivelano un quadro di violenze estreme e trattamenti degradanti.
I legali parlano di almeno tre persone ospedalizzate, pestaggi con proiettili di gomma e taser, fratture alle costole, difficoltà respiratorie, umiliazioni sessuali e violenze psicologiche sistematiche.
Secondo la ricostruzione fornita dal team legale quasi tutti gli attivisti arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Ktziot. Le violenze, raccontano i testimoni raccolti da Adalah, sono proseguite anche dopo il sequestro delle imbarcazioni.
Oggi, 21 maggio, gli attivisti compariranno davanti a un tribunale israeliano per l’avvio delle procedure di espatrio forzato. Gli avvocati di Adalah hanno annunciato che saranno presenti alle udienze e chiederanno il rilascio immediato e incondizionato di tutti i civili detenuti.
“Questo è quello che succede agli occidentali davanti alle telecamere. Immaginate cosa succede ai palestinesi senza supporto consolare né un governo da chiamare. Le loro vite non valgono di meno. Combattiamo per la liberazione degli attivisti della Flotilla ma anche per la libertà di ogni palestinese che viene torturato in una cella accanto a loro” hanno dichiarato gli avvocati di Adalah.
#globalsumudflotilla #israel #gazagenocide #palestine

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E intanto in Libano Israele prosegue nella carneficina (cliccate per il video) e nell’illegalità più completa.
Un’intera famiglia di 10 persone spazzata via è tra le vittime degli attacchi israeliani in Libano del 19 maggio che hanno ucciso almeno 19 persone.
Durante la rinnovata “tregua” l’esercito israeliano ha massacrato l’intera famiglia Deebo all’interno della loro abitazione a Deir Qanoun al-Nahr, nel sud del Libano.
Tra le vittime ci sono tre donne e tre bambini: Maria Deebo, Maleeka Deebo, il piccolo Mohammed Baqer Deebo, i loro genitori Zahraa Najdi e Alaa Deebo, insieme ai nonni e a un altro familiare.
In rete circola un video che mostra la piccola Maria praticare karate.
Altre quattro persone sono state uccise a Nabatiyeh, la principale città del sud del Paese, mentre altre cinque sono state uccise a Kfar Sir.
A Hanouiyeh almeno dieci persone sono rimaste ferite, una in condizioni critiche, mentre altri sette civili, tra cui donne e bambini, sono stati colpiti a Marakeh.
L’aviazione israeliana ha inoltre bombardato il villaggio di Kfour, nel Libano meridionale., abitato in larga parte da famiglie cristiane. Come testimonia il giornalista HadiHoteit, i caccia israeliani hanno sganciato otto bombe pesanti lungo sul villaggio, che non era stato evacuato.
Come documenta la reporter @courtneybonneauphotography Israele ha sganciato anche bombe al fosforo bianco su agricoltori che raccoglievano angurie nel Libano meridionale.
L’uso del fosforo bianco su aree civili è vietato dal diritto internazionale.
Dal 2 marzo sono almeno 3039 le persone uccise dall’esercito israeliano in Libano.
Dalla cosiddetta “tregua” del 17 aprile almeno 676 persone sono state uccise dall’IDF nel sud del Paese, mentre il cosiddetto “cessate il fuoco” — violato quotidianamente da Israele secondo le autorità libanesi — è stato prorogato di altri 45 giorni.
Dall’inizio dell’offensiva israeliana oltre 1,2 milioni di civili sono stati costretti a lasciare le proprie case.
#lebanonunderattack #israel


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