Padroni nell’Ombra. La Nuova Élite Ebraica che Governa il Mondo. Don Curzio Nitoglia (VII Parte).

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di don Curzio Nitoglia, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e condivisione.

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di Don Curzio Nitoglia

SETTIMA PARTE

SERGEY BRIN & LARRY PAGE PRIMO ATTO: 

LA NASCITA DI  UNA GRANDE AMICIZIA

Mikhail Brin
Mikhail Brin, professore di matematica all’Università del Maryland, ha organizzato un viaggio aereo dagli Usa in Urss assieme ai suoi studenti, assieme ai quali si trova anche suo figlio Sergey di appena 17 anni, ma già espertissimo in informatica, siamo nell’anno 1990, … l’Urss stava per crollare … al potere c’era ancora Gorbaciov (cfr. Tiziana Alterio, Padroni nell’ombra. La nuova élite ebraica che governa il mondo. Chi sono e come operano, stampato in proprio, 2025, p. 159).
Sergey Brin
Si dice che il giovane Sergey, sceso dall’aereo e salito in autobus per andare a Mosca verso l’Hotel che avrebbe ospitato la comitiva studentesca, non avesse fatto a tempo di scender dal torpedone che – non si sa per quale motivo – abbia iniziato a lanciare sassi contro un’automobile della Polizia sovietica che stava passando lì vicino. La Polizia lo blocca e sta per arrestarlo.
Occorre sapere che Sergey era nato nel 1973 a Mosca in Urss ed era emigrato in Usa nel 1979, in una famiglia di Ebrei russi, che in quegli anni “vivevano in un clima di forte discriminazione sociale ed erano considerati un’entità nazionale potenzialmente ostile all’Urss” (p. 161).
L’antisionismo sovietico negli anni Settanta
In Urss si respirava un clima di antisionismo e persino di antisemitismo. Infatti, soprattutto il Sionismo era considerato una sottospecie dell’Imperialismo americano e, quindi, una sorta di crimine politico.
Sionismo e Stato d’Israele dal 1917 al 1948
La GB il “2 novembre” … (… col tipico humor britannico) del 1917 aveva concesso la promessa della creazione di un “focolare nazionale ebraico”. Tale “promessa”, poi (1947/48), divenne una “concessione unilaterale” dell’Inghilterra ai Sionisti, dando loro la metà della Palestina, allora abitata da Palestinesi per lo più di religione islamica e cristiana (tanto che la bandiera palestinese portava su di sé la Croce e la Mezzaluna) agli Ebrei, in un accordo siglato soltanto tra lord Balfour e sir Lionel Rothschild (una famigli di banchieri, che da rigattieri e presta soldi a strozzo in piccolo, in Francoforte nel 1750, erano diventati lord inglesi, conti francesi e napoletani, avendo le filiali della loro Banca nelle rispettive tre città, verso la metà dell’Ottocento), con l’esclusione del legittimo proprietario: i Palestinesi.
Si evince che la GB ha prima promesso e poi concesso ai Sionisti una terra (la Palestina) che da circa 1800 anni non era più loro (espulsi sotto pena di morte dall’Imperatore romano Adriano nel 135 d. C. dalla Palestina) senza e contro la volontà dei Palestinesi che l’abitavano da 1800 anni. Inoltre, la si dava ai Sionisti basandosi sulla tesi della Shoah concepita non come “catastrofe” (traduzione della parola ebraica Shoah), ma come “olocausto”, ossia distruzione completa, che aveva colpito principalmente gli Ebrei del Nordeuropa, durante il III Reich germanico. Ora, non si vede cosa c’entrassero i Palestinesi con la persecuzione subìta dagli Israeliti in Europa tra il 1939/1942 e il 1945. Ciò (per fare un esempio terra-terra) è equivalso a far pagare le spese di un danno arrecato da Tizio a Caio non a Tizio stesso, ma a Sempronio che era del tutto estraneo al danno inferto e subìto da Caio, il che è evidentemente ingiusto e contro la retta ragione.
A partire dal 1920/30 l’emigrazione ebraica verso la Terra Santa crebbe notevolmente. Naturalmente i Palestinesi insorsero contro questo “esproprio super/capitalistico o antiproletario”.
Per di più nel 1947 la GB rimise il “Mandato” della “Società delle Nazioni Unite” (che poi diverranno l’«Onu») sulla Palestina, che aveva ricevuto, dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano durante la Prima Guerra Mondiale, e che aveva esercitato per trent’anni (1917/1947) sotto la supervisione internazionale, delle “Nazioni Unite”, le quali emanarono la “Risoluzione 181” in cui la Palestina venne divisa in due Stati: uno ebraico e uno arabo, ma con Gerusalemme sotto amministrazione internazionale.
Ciò non significa che Israele avesse accettato tale Risoluzione giuridicamente valida e vincolante e che gli Arabi l’avessero respinta (p 165), come oggi la vulgata politicamente corretta narra. Infatti, il valore giuridico della “Risoluzione 181” è stato messo in dubbio da numerosi giuristi anche israeliti (per esempio: Shlomo Avineri, Ruth Lapidoth, Jehuda Blum …), i quali hanno dimostrato la natura non vincolante della “Risoluzione 181” dal punto di vista del Diritto internazionale, poiché essa era solo una “Raccomandazione” della “Assemblea Generale delle Nazioni Unite” e non una “Decisione obbligante” del “Consiglio di Sicurezza”.
Infine, nel 1948 gli Ebrei, i quali sino ad allora possedevano il 6% della terra palestinese, arrivarono a ottenerne il 54% e per di più ebbero la parte più fertile.
Gli Usa, con il Presidente Harry Truman, il 15 maggio del 1947 riconobbero la “Proposta di spartizione” della Palestina in due Stati, come “Decisione vincolante” accettata da Palestinesi e Sionisti. Se veramente i Palestinesi l’avessero accettata in quanto “Decisione”, allora e soltanto allora essa avrebbe avuto validità giuridica di Legge. Ma ciò non avvenne (p. 166).
Gli Arabi non avrebbero mai potuto accettare un’imposizione capestro quasi di stampo camorristico, che “consigliava” … loro di cedere il 54% più fertile della loro Patria ai Sionisti in cambio di nulla.
Fu soltanto Ben Gurion che il 14 maggio del 1948 a sera chiamò la “Raccomandazione” o “Proposta di spartizione” col nome improprio di “Partizione” o “Divisione” e proclamò unilateralmente la nascita dello Stato d’Israele sul 54% della terra palestinese, contro la volontà dei Palestinesi e in base all’imposizione di alcuni Big Boss (Usa, GB e Giudaismo internazionale, che presto avrebbe aperto la “Filiale nazionale” in Palestina).
Gli Stati arabi (Egitto, Siria, Libano, Giordania e Iraq) attaccarono il neonato Stato d’Israele il 15 maggio. Tuttavia, Israele resisté e ampliò i propri confini oltre il 54 % previsto dalla “Risoluzione 181”.
Usa & Urss VS Israel
Gli Stati Uniti d’America furono sin dall’inizio con Israele, ma anche l’Urss di Stalin credeva che Israele nato come Stato socialista, con il sostegno di socialcomunisti filosionisti provenienti dall’Urss, potesse costituire un argine all’influenza angloamericana. Infatti, Israele nel 1948 ricevette armi anche dai Paesi del Patto di Varsavia, ma già verso la fine del 1949 Stalin capì che Israele sarebbe potuto diventare anche alleato del Patto Atlantico, se gli fosse convenuto (questa intuizione lo portò alla tomba il 5 marzo del 1953, appena due anni dopo di essa).
Nei primi anni Cinquanta in Urss ci fu un’ondata antisionista. Vi furono notevoli restrizioni all’emigrazione dall’Urss per Israele di Ebrei di origine sovietica. Perciò, Israele si strinse sempre di più con gli Usa (p. 170).
Politica antisionista sovietica negli anni Settanta
Negli anni Settanta la maggior parte degli Ebrei della Diaspora viveva fuori da Israele. Oggi, gli Ebrei in tutto il mondo sono circa 16 milioni, di cui 6 milioni in Nordamerica e 7 milioni in Palestina; 500 mila in Francia, 400 mila in Canada, 300 mila in GB, in Italia circa 20 mila. In Urss ve ne erano, allora, oltre 2 milioni e mezzo; ossia, l’Urss ospitava la seconda più grande comunità ebraica di allora, sùbito dopo gli Usa che ne ospitavano 5 milioni circa. Invece, ora in Usa ce ne sono oltre 6 milioni di cui 3 milioni a New York.
In Urss l’identità ebraica negli anni Settanta (sotto Breznev, che ha governato l’Unione Sovietica dal 1964 al 1982) era mal vista e mal sopportata. Tuttavia, quest’ostilità in Urss rafforzò il riavvicinamento alla tradizione ebraica specialmente dei giovani, che iniziavano però anche a emigrare verso Israele, tra il 1971/72, circa 200mila ebrei emigrarono dalla Russia verso Israele (p. 171).
1973 nasce Sergey Brin a Mosca
Sergey nacque esattamente in questo periodo, nel 1973 a Mosca.  Il clima sovietico verso gli Ebrei in Urss come spiega l’Alterio era “persecutorio” (p. 171). Il papà Mikhail era un brillante matematico e professore universitario, la madre Eugenia era una scienziata. Sergey riprese da entrambi l’amore per la scienza.
Nel 1979 a soli 6 anni Sergey con la famiglia emigra dall’Urss in Usa, ma ricordava molte cose di quei tempi poco felici per la sua famiglia …
Negli Usa la famiglia Brin, “aiutata dalla rete invisibile della solidarietà” degli Ebrei d’America crebbe professionalmente.
L’aiuto degli Israeliti americani era molteplice: l’alloggio, la salute, il lavoro, le pratiche burocratiche, l’inserimento nelle sinagoghe, i corsi di lingua inglese. Infine, “Le associazioni promuovevano anche l’«americanizzazione» degli immigrati, ma senza trascurare la salvaguardia dell’identità ebraica” (p. 172).
Grazie a questa “rete di mutuo soccorso” Mikhail Brin iniziò a insegnare nell’Università del Maryland (nel “College Park”) non lontano da Annapolis e da Washington, la moglie (Eugenia) cominciò a lavorare alla Nasa (a Washington)  e Sergey entrò nella “scuola Montessori” ad Adelphi (Maryland) e poi alla “High School Eleonora Roosevelt” di Greenbelt sempre nel Maryland.
Secondo Tiziana Alterio: “Tutti quei ricordi, compressi per anni, riemergono, in un istante, nella mente di Sergey in quel gesto di rabbia incontrollato con il lancio di pietre contro la Polizia russa durante il viaggio a Mosca nel 1990. In quel momento Sergey non è più il brillante studente adolescente, ma il bambino impaurito di appena 6 anni, costretto a lasciare Mosca. Sergey spalanca gli occhi e chiede scusa evitando l’arresto. Un giorno avrebbe fondato Google” (p. 173).
Nella prossima puntata vedremo la fondazione di Google assieme a Larry Page, il suo compagno inseparabile.
d. Curzio Nitoglia
continua
1  Durante la “Grande Rivolta Araba” contro il Mandato britannico (1936-1939, dopo il boom dell’immigrazione ebraica in Palestina degli anni Venti/Trenta) la bandiera palestinese portava all’interno del triangolo rosso sul lato sinistro (e le tre bande orizzontali: nera, bianca e verde) una Croce cristiana e una Mezzaluna islamica.
2 Nel 1917 prima della Dichiarazione Balfour (2 novembre) la Palestina contava 700 mila abitanti, di cui oltre un decimo (75 mila, erano Cristiani e oltre 600 mila Islamici). Oggi i Cristiani che vivono in Palestina sono meno di 50 mila, di cui 45 mila in Cisgiordania e circa 1000 in Gaza, prima del 2024. 

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