Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione sulla battaglia dell’informazione intorno a quanto sta accadendo, ed è accaduto in Medio Oriente. Buona lettura e condivisione.
§§§
Il primo è questo articolo di Caitlin Johnstone:
|
Israele ha annunciato che farà causa al New York Times, mentre i sionisti continuano la loro protesta, che dura ormai da giorni, contro gli articoli del giornale che denunciano gli stupri sistematici ai danni di detenute palestinesi nelle carceri israeliane. I difensori di Israele non protestano contro l’articolo del New York Times perché credono che Israele sia stato diffamato, ma perché hanno dato per scontato che il compito del Times sia quello di fare propaganda per Israele. Non si tratta di “diffamazione del sangue”, ma di controllo della narrazione. Sappiamo che è vero perché il rapporto di Nicholas Kristof non contiene informazioni nuove; ogni punto significativo dell’articolo era già stato riportato da altri media meno influenti e da organizzazioni per i diritti umani. Non abbiamo assistito a una simile ondata di proteste in occasione delle numerose segnalazioni di torture sessuali inflitte ai prigionieri palestinesi, pubblicate nel corso degli anni. L’abbiamo vista solo quando un organo di stampa più influente ne ha parlato. Questo dimostra che la loro vera obiezione non riguarda tanto il contenuto effettivo dell’articolo, quanto piuttosto il fatto che le informazioni influenzino un numero maggiore di persone rispetto ai report precedenti. Non si tratta dei fatti, ma dei numeri. Si tratta di assicurarsi che il maggior numero possibile di occidentali abbia un’opinione positiva dello Stato di Israele. Oggi tutti quelli che si lamentano dell’integrità giornalistica e della superficialità nel reportage stanno semplicemente ammettendo di essere dei propagandisti. Stanno ammettendo che il loro lavoro è manipolare l’opinione pubblica su Israele e che credono che questo debba essere anche il compito di ogni testata giornalistica mainstream. E la cosa più divertente di questa crisi isterica è che il New York Times è in realtà sempre stato fortemente schierato a favore di Israele. La sua parzialità nel giornalismo , la scelta iniqua delle parole e i titoli al passivo sono ben documentati. L’unica cosa che è cambiata è che gli abusi di Israele sono diventati così evidenti e innegabili che i suoi redattori non hanno più potuto giustificare il fatto di boicottare un articolo ben documentato al riguardo. I propagandisti israeliani sono abituati al fatto che il New York Times faccia da spalla al loro amato stato di apartheid, quindi considerano questo non solo una questione di propaganda, ma anche un tradimento. ❖ Sulla scia dell’articolo del New York Times, i mass media hanno sfornato a ritmo serrato articoli su presunti abusi sessuali commessi da Hamas, una tempistica a dir poco interessante. Israele ha annunciato che quintuplicherà il suo budget per la propaganda e ora stiamo assistendo a una manipolazione attiva del ciclo di notizie per promuovere gli interessi informativi israeliani, e noi dovremmo semplicemente applaudire e fingere di vedere vere notizie su cose reali. ❖ Una delle cose più strane riguardo alle proteste suscitate dall’articolo del New York Times è l’ossessione per la menzione dell’uso di cani per violentare prigionieri palestinesi: un’affermazione ben documentata di cui abbiamo già parlato in precedenza . Gli hashtagisti sono ovunque sui social media, indignati e furiosi, definendo la notizia “calunnia del sangue” come al solito, ma una cosa strana che stanno facendo è affermare che è letteralmente impossibile che un cane addestrato violenti qualcuno. “L’improbabile accusa di stupro da parte di un cane, rivolta contro Israele, diventa di dominio pubblico”, titola il Times of Israel , riportando la dichiarazione di un tenente di polizia in pensione secondo cui è “altamente improbabile che qualcuno riesca ad addestrare un cane a commettere con successo un’aggressione sessuale”. “Non esistono prove scientifiche o comportamentali che dimostrino che i cani possano essere addestrati a commettere aggressioni sessuali. Esperti e comportamentisti cinofili indicano diverse barriere biologiche e cognitive che rendono ciò impossibile”, ha twittato Eve Barlow, influencer di hashtag. Il criminale di guerra David Frum scrive che “la bufala dei ‘cani stupratori ebrei’ è stata smentita non perché sia un insulto contro gli ebrei, ma perché l’American Kennel Club attesta che è impossibile per i cani”, un’affermazione che è stata poi smentita da una dichiarazione dello stesso American Kennel Club, il quale ha affermato di non aver mai attestato una cosa del genere. “Anatomicamente, i cani non possono violentare gli esseri umani. Da medico, ho pensato di farlo presente. Perché gli antisemiti sono così idioti?”, si legge in un tweet diventato virale della dottoressa Sheila Nazarian. Questa affermazione è oggettivamente e indiscutibilmente falsa. Ci sono stati numerosi esempi di regimi tirannici che in passato hanno usato cani per violentare le prigioniere, tra cui la Germania nazista e il Cile di Pinochet. È noto che il serial killer David Parker Ray abbia violentato le sue vittime usando dei cani. Si tratta di un abuso ben documentato che può accadere e di fatto accade, ed è tipicamente israeliano che cerchino di diffondere una menzogna così facilmente smentibile su un fatto così orribile.
Hanno inventato menzogne sulle atrocità per giustificare il fatto di averle commesse. Hanno inventato bugie sullo stupro per poterlo giustificare. Hanno inventato bugie sui bambini morti per giustificare l’uccisione di altri bambini. Si sono presentati come vittime per giustificare il fatto di vittimizzare altri. ❖ Passando ad altre notizie, i robot militarizzati sono ora pienamente operativi e impiegati sul campo di battaglia: presto li vedremo anche alle manifestazioni vicino a voi. Il Jerusalem Post riporta che l’esercito israeliano ha utilizzato robot nell’invasione del Libano, affermando: “La Brigata Golani delle Forze di Difesa Israeliane ha annunciato martedì di essere avanzata fino al fiume Litani, a circa 10 chilometri dal confine settentrionale di Israele, e di aver utilizzato robot per alcune fasi dell’operazione”. Con la crescente diffusione dei sistemi d’arma automatizzati, assisteremo a un aumento di questi fenomeni. Un altro motivo per avere degli incubi. Buonanotte. ***Poi c’è questo post di Inside Over su Instagram. Cliccate per il video sul collegamento:
L’11 maggio 2026, l’editorialista del New York Times Nicholas Kristof pubblica un’inchiesta meticolosamente documentata, intitolata “The Silence That Meets the Rape of Palestinians” (Il silenzio che accompagna Basata su rapporti delle Nazioni Unite, organizzazioni internazionali e interviste a quattordici sopravvissuti palestinesi – uomini, donne e persino bambini, l’inchiesta descrive un quadro in cui la violenza sessuale contro i detenuti palestinesi è una “procedura operativa standard”. Il giorno dopo, lo stesso New York Times, insieme ad Associated Press, Cnn, Bbc e anche testate italiane, danno ampio spazio a un nuovo rapporto della Civil Commission, un’organizzazione non governativa israeliana, che sostiene che Hamas avesse commesso violenze sessuali sistematiche durante gli attacchi del 7 ottobre 2023. I quattro media hanno ripreso le conclusioni del rapporto in termini entusiastici, definendolo come “la prova più completa finora raccolta”. Questo nonostante, come ha ammesso l’Associated Press, i risultati di tale indagine “non possono essere verificati indipendentemente” in quanto, come dice il New York Times, l’archivio è secretato “per proteggere la privacy delle vittime”. Dietro al rapporto della Civil Commission c’è Cochav Elkayam-Levy, fondatrice e presidente della medesima commissione. La sua credibilità era stata messa in discussione dal più grande giornale israeliano, Yedioth Ahronoth, che nel 2024 rivelava che funzionari governativi israeliani prendevano le distanze dalla Elkayam-Levy: “La sua metodologia nel lavoro di denuncia delle atrocità del 7 ottobre non era né buona né accurata” e “le persone si sono allontanate da lei perché la sua ricerca è inaccurata”. La Commissione d’inchiesta dell’Onu ha dichiarato di non essere stata in grado di verificare alcun singolo caso di stupro il 7 ottobre 2023. La stessa conclusione fu raggiunta da Human Rights Watch (luglio 2024) e da Amnesty International (dicembre 2025). Ma questo per i giornali evidentemente non conta… Leggi l’articolo di @robertovivaldelli al link nelle stories ***E infine questo articolo de Il Fatto Quotidiano: ‘Il procuratore Cpi ritira le accuse di genocidio a Israele’: la classica fake da hasbara. Ma tanti hanno abboccatoDaniele Luttazzi
Fisico delle particelle
NON C’È DI CHE – L’Israele famigerato che tutto il mondo ormai conosce continua a bombardare Gaza e Libano e a occupare territori palestinesi in Cisgiordania, facendosi beffe del diritto internazionale.
![]() Lunedì scorso il periodico della comunità ebraica di Milano, Mosaico, ha titolato: “Il procuratore della Cpi Karim Khan ritira le accuse di genocidio contro Israele”. Gli hanno fatto eco Il Tempo (La retromarcia del procuratore della Cpi: “Non ci sono prove di genocidio a Gaza”), il Giornale (“A Gaza non c’è un genocidio”. La Cpi gela la sinistra mondiale) e Libero (Il procuratore Khan delude i pro-Pal: “Gaza? Non è genocidio”). Ma era una classica fake news da hasbara, subito segnalata da Amnesty International. Infatti: 1) La Corte penale internazionale (Cpi) non ha mai avviato un procedimento per genocidio contro Israele, quindi non può esserci stata alcuna sua “assoluzione”. Un altro organo, la Corte internazionale di giustizia (Cig) sta esaminando il ricorso presentato dal Sudafrica contro Israele per genocidio, ritenendo l’accusa “plausibile”. 2) Nell’intervista strumentalizzata dai sionisti, Khan risponde che non ha ancora formulato accuse penali di genocidio contro i sospetti responsabili perché il genocidio richiede prove solide; ma precisa che “nessun crimine è escluso se le prove lo sostengono”. 3) Restano validi i mandati di cattura della Cpi contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. 4) Dire che le indagini sul genocidio non sono ancora concluse non significa che il genocidio non sia in corso. In pratica, come spiega Alessandra Filippi su Strisciarossa, l’hasbara ha chiamato “assoluzione” un’accusa penale ancora da formulare. La furbata è arrivata in Italia dopo essere stata scodellata dalla testata sionista Usa The Algemeiner. Questo tipo di manipolazione semantica è una corruzione del giornalismo. Ne fanno parte anche certi titoli tarocchi e/o omissivi della solita scorta mediatica di Israele elencati da Andrea Capecci su X: Corriere della Sera (“Iran: raid contro i siti petrolchimici”: raid di chi?; “Iran, colpito dalle bombe il palazzo Golestan, patrimonio dell’Unesco”: le bombe di chi?; “Libano. Spari contro i convoglio italiano”: spari di chi?; “Colpita base Unifil in Libano”: colpita da chi?; “Beirut, trovata morta la giornalista”: un fulmine?), Repubblica (“Israele libererà i due attivisti arrestati in acque internazionali”, invece di “sequestrati”; “l’aggressione alla suora francese”: fatta da chi?; “Attacco contro l’Unifil, caschi blu gravi in Libano”: l’attacco di chi?), Ansa (“Ucciso in Libano sotto le bombe padre Pierre”: le bombe di chi?). Queste truffe sviano l’opinione pubblica e normalizzano i crimini di Israele. Poi c’è l’hasbara disperata: lunedì esce sul New York Times (con due anni di ritardo) un articolo di Nicholas Kristof sugli stupri di palestinesi da parte di guardie carcerarie, soldati e coloni israeliani; e martedì, oplà!, il Daily Mail di Murdoch (che nel 2003 coi suoi giornali rilanciò la balla delle armi di distruzione di massa di Saddam) ricicla tutte le balle smentite mille volte sugli stupri di massa di Hamas e orrori assortiti. Il pretesto è l’ennesimo, falso “nuovo rapporto” scritto dalla solita Cochav Elakayam-Levy, già smascherata nel 2024 dai media israeliani come truffatrice quando diffuse le stesse menzogne la prima volta. L’articolo del Daily Mail è firmato da Natalie Lisbona, che nel 2024 aveva spacciato, come fossero vere, false confessioni su stupri di Hamas che erano state estorte con la tortura a due prigionieri palestinesi. Immediata anche l’hasbara per delegittimare Kristof (“errori”, “mancanza di prove”, “calunnie antisemite”), nonostante l’articolo di Kristof dia per buona la balla degli stupri di Hamas (smentita da patologi forensi israeliani). nel frattempo Israele, che per l’hasbara 2026 ha stanziato più di 700 milioni di dollari; e che nel 2019 minacciò Fatou Bensouda, la precedente procuratrice della Cpi, per spingerla ad abbandonare l’indagine sui crimini di guerra israeliani (il capo del Mossad a Bensouda: “Non si occupi di cose che potrebbero compromettere la sua sicurezza e quella della sua famiglia”); l’Israele famigerato che tutto il mondo ormai conosce continua a bombardare Gaza e Libano e a occupare territori palestinesi in Cisgiordania, facendosi beffe del diritto internazionale. Insomma balle, balle, balle, balle, balle. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo? §§§
Aiutate Stilum Curiae IBAN: IT79N0200805319000400690898 BIC/SWIFT: UNCRITM1E35 *** Stilum Curiae lo trovate anche qui: https://www.instagram.com/sanpietrotos/ https://www.facebook.com/marco.tosatti/ https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822 www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21 https://x.com/MarcoTosatti ***
|





