Violenze, Ordigni, Minacce. Gad Lerner: Omertà e Complicità per gli Squadristi Ebraici Italiani.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione su quanto accaduto a Roma il 25 aprile, e su un fenomeno che i media mainstream, e le forze dell’ordine  – a mio parere non a caso – trascurano. Buona lettura e condivisione.

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Il primo elemento è questo commento di Fan Page:

 

Violenze, ordigni, intimidazioni: tutti hanno fatto finta di non vedere l’escalation della destra ebraica

Un’escalation di violenze e intimidazioni riconducibili o apertamente rivendicata dalla militanza pro Israele, che le istituzioni e i media hanno fatto finta di non vedere, garantendo una sostanziale impunità. Con il fermo di un 21enne per gli spari al termine del corteo del 25 aprile a Roma le cose cambieranno?
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A cura di Valerio Renzi
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Questa mattina la polizia ha fermato un giovane di 21 anni. È accusato di aver sparato contro due signori che portavano il fazzoletto dell’Anpi al collo, nei pressi di Parco Schuster al termine della manifestazione del 25 aprile. Per fortuna era solo una pistola a pallini, ma ha fatto male e poteva fare più male. In tanti abbiamo pensato che chi avesse compiuto questo atto non fosse un estremista neofascista, ma piuttosto potesse appartenere a quella parte della militanza della comunità ebraica che in questi anni è andata via via radicalizzandosi. Dalle prime risultanze investigative sembrerebbe proprio così: il ragazzo avrebbe ammesso le proprie responsabilità, e spiegato di aver agito in quanto appartenente alla “Brigata Ebraica”.

La radicalizzazione della militanza della destra della comunità ebraica ha conosciuto un’accelerazione negli ultimi anni. In pochi lo abbiamo denunciato, in pochi lo abbiamo fatto facendo attenzione a non generalizzare cercando un costante dialogo con il dissenso ebraico anche in Italia, non riducendo un universo plurale ad alcuni elementi dell’ebraismo istituzionale.

Le istituzioni, la politica e i media hanno fatto finta di non vedere fino ad oggi. Eppure sono stati tanti, tantissimi gli episodi di violenza, squadrismo, intimidazioni che si possono ricondurre alle frange più radicali della destra della comunità ebraica, quella più vicina all’attuale governo di Israele (quanto al governo italiano in carica). Alcuni episodi sono stati apertamente rivendicati, rispetto ad altri non c’è mai stata nessuna presa di distanza. Provo a farne un elenco parziale.

24 ottobre 2023: l’influencer e attivista italo palestine Karem Rohana (“Karem From Haifa”), viene picchiato appena appena sbarcato a Roma dalla Palestina. Prima di prendere il volo in delle storie aveva raccontato di stare rientrando.

2 novembre 2023: nei pressi di Piazza Bologna una famiglia che espone la bandiera della Palestina alla finestra riceve intimidazioni e scritte di minaccia sulla porta.

6 novembre 2023: la rete di solidarietà con la Palestina Yalla denuncia come sia stato sfregiato ripetutamente il murales dedicato alla giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh. Insulti e sfregi sono rivendicati con delle stelle di David.

8 maggio 2024: un gruppo di giovani con il volto coperto compiono un blitz all’interno dell’Università La Sapienza. Obiettivo la targa per un fisico palestinese morto a Gaza, rivendicando il gesto con delle stelle di David.

15 maggio 2024: Gabriele Rubini (noto anche come Chef Rubio), viene aggredito fuori la sua abitazione da un gruppo di uomini con il volto coperto.

4 agosto 2024: un militante di Rifondazione Comunista viene picchiato da un uomo con un manganello telescopico in piazzale degli Eroi mentre affigge manifesti in solidarietà con la Palestina. L’aggressore si qualifica come “israeliano”.

5 ottobre 2024studente di 18 anni viene aggredito mentre si allontana da una manifestazione a sostegno della Palestina.

21 febbraio 2025: a Monteverde un gruppo che si firma come “Brigata Vitali” che organizza giovani ebrei che si definiscono sionisti, sigilla la scuola con catene, silicone e striscioni contro il collettivo di sinistra e pro Palestina.

25 aprile 2025: tensione tra manifestanti pro Palestina e della Brigata Ebraica. I militanti della Brigata ripetutamente lanciano oggetti e insultano i manifestanti.

27 aprile 2025: l’opera della street artist Laika realizzata a Garbatella viene vandalizzata e distrutta insieme ad altre installazioni in solidarietà con la Palestina e che ricordano la Resistenza partigiana. L’azione è rivendicata con adesivi pro Israele.

11 settembre 2025: un ordigno artigianale viene fatto esplodere sul portone del centro sociale La Strada a Garbatella. sul muro uno striscione con scritto”Di Battista putt….na di Hamas”.

2 ottobre 2025: al Liceo Caravillani un gruppo di appartenenti alla Comunità Ebraica aggredisce gli studenti colpevoli di stare tenendo un’assemblea sulla guerra a Gaza. Aggrediti anche i professori intervenuti in difesa degli alunni.

2 ottobre 2025: all’ospedale Spallanzani volontario dei Sanitari per Gaza viene colpito con un casco al volto da tre aggressori e rapinato della bandiera per la Palestina.

25 aprile 2026: due militanti pro Israele a bordo di una moto sparano con una pistola a pallini contro due manifestanti che lasciano il comizio ferendoli.

28 aprile 2026: blitz squadrista in un’aula autogestita dagli studenti a Roma Tre e ribattezzata “Aula Gaza”. Manifesti strappati e scritte pro Israele sui muri.

La stupefacente progressione di episodi qui raccolti (con tutta probabilità parziale), tutti rimasti senza che fossero individuati i colpevoli, ovviamente non esime dal bisogno di denunciare e isolare l’antisemitismo (certo non come è stato fatto equiparandolo alle critiche a Israele). Ma è ora di smettere di garantire impunità allo squadrismo di questi gruppi che si organizzano per colpire e fare male, e soprattutto di discutere il problema a viso aperto nella nostra società, senza far finta di non vedere.

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Poi c’è questa intervista di Gad Lerner:

Gad Lerner: bisogna fermare la deriva fondamentalista nelle comunità ebraiche

29 aprile 2026|Roberto Maggioni

Dopo il fermo di un 21enne appartenente alla Comunità ebraica romana per il ferimento di due persone iscritte all’ANPI avvenuto il 25 aprile, l’associazione dei partigiani ha denunciato una “deriva estremistica e intimidatoria da parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica della capitale”. Roberto Maggioni ne ha parlato con il giornalista e scrittore Gad Lerner.

Cos’hai pensato oggi quando hai saputo che era stato arrestato un ragazzo di 21 anni della comunità ebraica romana per il ferimento con una pistola a piombino di due iscritti all’ANPI del 25 aprile a Roma?

Vergogna. Vergogna per me stesso, per la comunità ebraica, ma purtroppo non stupore. So che questo fanatismo è stato allevato anche da portavoce istituzionali importanti all’interno delle comunità ebraiche italiane, che hanno voluto trasformare, quasi militarizzando, i ragazzi in un’appendice dello Stato d’Israele.

Che clima c’è all’interno delle comunità ebraiche, negli ultimi anni in particolare?

Si fa in fretta a trasformare l’autodifesa necessaria — per le sinagoghe, per le scuole ebraiche, con una vigilanza coordinata dalle forze dell’ordine contro il pericolo di attentati antisemiti — in qualcosa di diverso. Il volontariato interno ci sta, così come un minimo di addestramento e coordinamento. Ma ormai era evidente che questi ragazzi venivano indottrinati nell’idea che bisogna seguire l’esempio della brutalità dell’esercito israeliano: si sentivano schierati dentro una guerra di importazione. Lo stesso spirito con il quale si va in piazza a sfidare la manifestazione del 25 aprile utilizzando la Brigata Ebraica, che è un episodio molto isolato e marginale della storia dell’antifascismo ebraico in Italia. Ben prima della Resistenza i primi martiri si chiamano Carlo e Nello Rosselli, Leone Ginsburg e poi ancora Emanuele Artom, prima di arrivare a Eugenio Curiel e poi i nostri padri costituenti da Vittorio Foa a Leo Valiani, fino al presidente dell’assemblea costituente Umberto Terracini. Beh, tutto questo deve essere cancellato da una contrapposizione: noi stiamo con Israele e stiamo anche con i metodi militarizzati. Ecco, chiaramente non avrei mai immaginato che si arrivasse a sparare su dei militanti dell’ANPI. Ma che ci siano state a Roma azioni squadristiche, anche dentro le scuole, con vittime, a volte, anche studenti ebrei che dissentono, questo purtroppo lo sapevo già. E lo sapevo già perché quando abbiamo firmato in 200 ebrei italiani un documento contro la pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania, ho ricevuto una telefonata della Digos che mi chiedeva se volessi protezione. Io ho avuto minacce antisemite in passato da Forza Nuova, da fascisti, anche da leghisti, ma è la prima volta che a minacciarmi, non più solo verbalmente, erano ragazzi come questo. Che poi, ragazzi… a 21 anni sei un uomo, sei un adulto e come tale vai rispettato anche, ma dietro questi ragazzi ci sono fanatici di una certa età, miei coetanei, diciamo.

Quanto accaduto quest’anno è molto grave, però anche l’anno scorso, sempre il 25 aprile a Roma, qualcuno dallo spezzone della comunità ebraica lanciò delle bombe carta verso un gruppo di antifascisti. Una di queste finì allo zaino di un ragazzo che riuscì a sfilarselo in tempo e poi esplose a terra. Poteva esplodergli sulla schiena, vicino al collo, poteva farsi veramente molto male. Questa aggressione passò quasi sotto silenzio: non c’è anche un clima di copertura, di omertà, anche da parte dei mezzi d’informazione, dei commentatori, degli intellettuali?

Non c’è dubbio. Ma prima ancora c’è stata una scelta di tenerla bassa da parte delle forze dell’ordine. Ci sono episodi oscuri a Roma, compreso il pestaggio di un personaggio come Chef Rubio, un uomo che ha insultato sopravvissuti della Shoah e scritto volgarità aggressive anche contro di me, ma ha subìto una feroce aggressione sotto casa e non si è mai saputo chi fossero i responsabili. Ma a Roma i nomi circolano e ci sono anche palestre dove questi si addestrano. Nomi e palestre sono conosciuti. A casa di questo Eitan sono state trovate non solo le bandiere israeliane, ma anche coltelli. È una degenerazione che deriva da questa sfida, da questa mentalità: ‘siamo noi ebrei perseguitati contro il resto del mondo’. E allora ‘l’unica maniera per difenderci è la forza’. È questa mentalità che ha portato un ragazzo ebreo di 21 anni a compiere un gesto fascista il 25 aprile.

Come si può uscire da questa polarizzazione?

Innanzitutto, deve cessare la reticenza dei dirigenti delle comunità ebraiche. Ho letto il comunicato del presidente della comunità ebraica di Roma: condanna, certo, ma nessuna parola di solidarietà all’ANPI e nessuna autocritica sulla mentalità che ha alimentato questi fenomeni e indotto all’azione squadristica e violenta questi giovani ebrei che per fortuna sono una minoranza. Bisogna far incontrare i due mondi. Noi ebrei dissidenti, dal 7 ottobre in poi, cerchiamo di incontrare i palestinesi e denunciare anche le parole sbagliate. Perché è difficile restare equilibrati, ma bisogna tenere aperto il dialogo. Ogni comunità deve sviluppare senso critico e autocritico verso i fanatici che vogliono portare qui la guerra del Medio Oriente. Altrimenti andrà sempre peggio.

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E infine due schermate dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).

 

anpi mehnagi

anpi roma

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