Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione su quanto si sta perpetrando in Medio Oriente, in particolare in Libano. Questo è il Paese di cui il nostro governo è complice, che ha difeso in sede europea ponendo il veto a chi chiedeva lo stop all’accordo di cooperazione Unione Europea-Israele, e a cui ha inviato e continua a inviare armi (l’Italia è il terzo provider, dopo USA e Germania). Una vergogna storica. Buona visione e condivisione.
§§§
Prima di tutto c’è questo post, che parla dell’ennesimo assassinio di giornalisti da parte dell’esercito israeliano. Che sembra nutrire un odio particolare verso chi fa informazione, probabilmente perché non vuole testimoni dei suoi crimini. Amal Khalil è stata presa di mira nella sua auto, l’hanno mancata, e si è rifugiata in una casa. Dove le bombe israeliane l’hanno colpita. L’esercito israeliano ha impedito che i soccorsi la raggiungessero.

Nonostante la “tregua” in atto, il 22 aprile, Israele ha bombardato Tiro, nel sud del Libano.
Gli attacchi hanno ucciso due civili e la giornalista Amal Khalil, 43 anni. Nel bombardamento è stata ferita anche la fotografa Zeinab Faraj, collega di Khalil per il giornale libanese Al-Akhbar.
Khalil e Faraj erano sul campo quando un primo raid aereo israeliano ha colpito un veicolo nelle loro vicinanze, uccidendo all’istante due persone.
Faraj è rimasta ferita, Khalil si rifugia in una casa. Da lì si mette in contatto con i soccorritori e comunica la sua posizione.
Squadre della Croce Rossa e della protezione civile si dirigono sul campo per raggiungere Zainab e Khalil.
Zainab viene salvata e i soccorritori recuperano i corpi delle altre due vittime.
Mentre i soccorritori cercano di evacuare anche Khalil, un secondo bombardamento colpisce in pieno la casa in cui la giornalista si era rifugiata.
Da quel momento si perde ogni contatto con lei.
L’IDF lancia una granata stordente contro l’ambulanza giunta sul posto e bersaglia di colpi d’arma da fuoco, costringendo l’equipaggio a ritirarsi prima di raggiungere Khalil, rimasta intrappolata sotto la casa distrutta.
Solo diverse ore più tardi, il corpo senza vita di Amal Khalil viene estratto dalle macerie.
Prima di essere uccisa, la giornalista aveva ricevuto minacce dirette. Khalil era stata contattata tramite un numero israeliano su WhatsApp, con messaggi che la “invitavano” a lasciare il Paese “se voleva conservare la testa sulle spalle”.
Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha parlato apertamente di “crimine di guerra”, denunciando non solo l’uccisione della giornalista ma anche l’ostacolo ai soccorsi.
Come per gli altri 7 giornalisti uccisi in Libano dal 2 marzo, anche per Khalil l’esercito israeliano parla di “terrorista camuffata da giornalista”, senza fornire alcuna prova di collegamenti con Hezbollah.
La stessa identica narrativa usata dall’IDF a Gaza, dove dal 7 ottobre 2023, sono stati uccisi oltre 300 giornalisti.
#lebanonunderattack #journalistsarenotatarget #amalkhalil
***
C’è questo post su Instagram. Cliccate per il video.

Libano: lunedì 20 aprile soldati israeliani sono entrati nel complesso sportivo di Imam al-Sadr nel villaggio di Mais al-Jabal, vicino al confine con Israele e hanno incendiato ambulanze della protezione civile.
Nelle stesse ore, l’artiglieria israeliana ha sparato una dozzina di proiettili contro i villaggi di Deir Siryan, al-Hujeir e Slouqi, lungo la sponda sud del fiume Litani.
Esplosioni sono state registrate anche a Shamaa, nel distretto di Tiro, dove si è verificato un secondo attacco nella stessa giornata.
Nel corso della giornata, l’esercito israeliano ha riferito di aver ucciso più persone nel sud del Libano.
La Brigata Paracadutisti ha affermato di aver ucciso “combattenti” nella zona di Bint Jbeil e che le forze della Brigata Golani ne hanno uccisi altri vicino a Litani, sostenendo che entrambi i gruppi “hanno violato gli accordi di cessate il fuoco” e rappresentavano una “minaccia immediata”.
Non è stata fornita alcuna prova indipendente per dimostrare che si trattasse di “combattenti”.
Fonti militari citate dalla stampa israeliana rivelano che queste operazioni rientrano in un piano volto a distruggere villaggi lungo il confine libanese e a dissuadere i civili libanesi a tornare alle proprie abitazioni.
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, l’IDF ha impartito ordine di “aprire il fuoco nel Libano meridionale anche contro persone non identificate e disarmate, partendo dal presupposto che non vi siano più civili nel Libano meridionale”.
Demolizioni ed esplosioni sono state segnalate in diversi villaggi di confine, tra cui Shamaa e Qantara, mentre mezzi militari continuano a distruggere infrastrutture nella zona.
Immagini diffuse mostrano danni estesi nella città di Bint Jbeil.
Dall’inizio delle operazioni, il 2 marzo 2026, l’IDF ha ucciso 2.167 persone, ferite almeno 7.000, sfollate 1,2 milioni.
Nello stesso periodo sono state colpite 135 strutture sanitarie, con almeno 87 operatori sanitari uccisi e circa 120 feriti.
***
E su Tiro c’è questo ricordo di Paola Caridi. Per vedere le altre immagini cliccate sul collegamento.

Guardo queste foto del 2017. Ottobre 2017. È Tiro, nel Libano del sud, una delle città più antiche del mondo. Poco meno di tremila anni di vita. Città fenicia, e poi greca, e poi romana, e poi sino a noi. Noi contemporanei. Noi che anche nel caso di Tiro e di Beirut e di Teheran, come nel caso di Gaza, non muoviamo un passo per far finire questo scandalo. Umano ed etico e culturale. È come distruggere Atene o Palermo, e noi facciamo finta di non saperlo.
C’è chi si bagna continuamente la bocca con le “radici” europee. Fa specie, dunque, che non trovi parole per urlare lo scandalo, la vergogna e l’indignazione per quello che Israele sta facendo. Impunemente. Anche nel caso di Tiro, sottoposta in queste ore a bombardamenti e “ordini” (illegali, protervi) di evacuazione. Bombarda e distrugge senza ritegno le città che hanno segnato la nostra storia, non solo regionale, mediterranea, ma a suo modo globale. Le città cerniera e ponte e cammino. Bombarda le città, e anche questo dato di realtà dovrebbe dirci moltissimo. Costruire la propria esistenza sulle macerie dei prossimi, per paura di venire annientati, è uno strano modo di concepire l’esistenza. Cancellare in via preventiva gli altri per paura di essere cancellati.
C’è Tiro, in queste foto, e dall’altro lato della lunga spiaggia il campo profughi palestinese di Rashidiyya. Di quella spiaggia ricordo la sabbia grigia e l’acqua calda, al tramonto. Di Tiro tanto di più, una città vivace, viva, e completamente oltre lo stereotipo: la città più importante del Libano del sud, a controllo hezbollah, aveva una vita sociale difficilmente comprensibile per chi narra il mondo in compartimenti stagni senza rapporto con la realtà e la sua descrizione. Di Tiro, soprattutto, ricordo i bambini che facevano il bagno in mezzo alle colonne antiche che affioravano dal mare. C’era tutto, nei loro giochi e nelle colonne. C’è anche tutto il senso, macabro, di voler distruggere le città. Perché le città sono il luogo per eccellenza che sfugge al controllo, e che allo stesso tempo è incancellabile come la storia che le ha plasmate.
Dio è risorto. E’ risorto, davvero!
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
https://x.com/MarcoTosatti
***

