A G@z@ I$r@ele Continua il Massacro. E Blocca gli Aiuti Unicef. Mass Media, dove Siete?

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto sta accudendo in Medio Oriente, lontano dai riflettori della guerra contro l’Iran. Buona lettura e condivisione.

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gaza morti

 

Gaza: il 17 marzo un drone israeliano ha ucciso Tamer Baraka, 14 anni.

Altre due persone sono state uccise da un raid aereo israeliano contro un veicolo civile nella zona di Al-Mawasi, a Khan Younis.

A gennaio 2026 l’Agenzia ONU per l’Infanzia (UNICEF) rivelava che dal cessate il fuoco a Gaza di ottobre 2025 Israele ha ucciso 1 bambino al giorno.

Sul sito di UNICEF si legge “Quella che oggi il mondo definisce ‘calma’ è considerata una crisi ovunque. Il cessate il fuoco ha avuto un effetto: i bambini palestinesi di Gaza sono scomparsi dalle news”.

Da ottobre 2023 il numero complessivo di bambini uccisi o feriti dall’esercito israeliano a Gaza supera i 70.000, con oltre 20.000 minori resi invalidi permanenti.

Dalla “tregua” di ottobre 2025 l’esercito israeliano ha ucciso almeno 666 persone.

Come ha dichiarato la relatrice ONU per i territori occupati Francesca Albanese: “Non c’è cessate il fuoco a Gaza; il mondo ha normalizzato
il genocidio dei palestinesi”.

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#gazagenocide #israel #palestine #kidsarenoatatarget

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gaza blocco unicef

Israele ha sospeso l’ingresso a Gaza degli aiuti provenienti dall’Egitto e coordinati da UNICEF per il presunto ritrovamento di prodotti a base di tabacco e nicotina all’interno di kit igienici.

Il blocco al valico di Kerem Shalom deciso dal COGAT, il Centro di coordinamento israeliano per le attività nei Territori palestinesi occupati, resterà in vigore fino al completamento di un’indagine interna dell’agenzia ONU.

Il valico di Kerem Shalom è attualmente l’unico punto di ingresso per gli aiuti umanitari e le merci commerciali destinate alla Striscia di Gaza.

La misura, presentata da Israele come necessaria per motivi di sicurezza, solleva però interrogativi sulla proporzionalità della risposta: un’accusa ancora in fase di verifica si traduce infatti in un’interruzione concreta di forniture essenziali per una popolazione già sottoposta a condizioni estreme.

UNICEF ha confermato di aver avviato un’indagine immediata dopo essere stata informata dalle autorità israeliane del presunto ritrovamento.

Il blocco degli aiuti arriva in un momento in cui Gaza è isolata.

Dall’inizio della guerra tra Israele e Stati Uniti all’Iran, Israele ha imposto una chiusura totale di tutti i valichi di frontiera, incluso Rafah.

Anche quando parzialmente operativo, Kerem Shalom consente l’ingresso di circa 200 camion al giorno, ben al di sotto dei circa 600 considerati necessari per garantire un livello minimo di assistenza umanitaria.

La sospensione delle spedizioni UNICEF rischia di avere un impatto immediato e drammatico: meno forniture mediche, meno beni essenziali, più pressione su un sistema già al limite.

La decisione israeliana si inserisce in una strategia più ampia di controllo e restrizione dell’accesso agli aiuti.

Secondo il ministero della Sanità di Gaza, oltre 20.000 pazienti e feriti attendono di poter lasciare la Striscia per ricevere cure all’estero e centinaia di migliaia di persone necessitano di beni di prima necessità come farina, acqua potabile, medicine di primo soccorso.

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#gazagenocide #israel #unicef

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gaza giornalista uccisa

E il massacro della “tregua” non sembra conoscere nessuna battuta d’arresto, come vedete da questo post:

Gaza: almeno otto persone, tra cui tre bambini, una giornalista, due donne sono stati uccisi dall’esercito israeliano domenica 8 marzo. Almeno altre dieci persone sono rimaste ferite.

Gli attacchi contro tende che ospitavano sfollati nel campo profughi di Nuseirat hanno ucciso Amal Mohammad Shomali (46 anni), corrispondente di Qatar Radio, Nour Saleh Al-Shallafa (30 anni), la dodicenne Salsabeel Anwar Faraj.

Lo stesso giorno un attacco israeliano nei pressi dell’Università di Al-Azhar, Gaza City, ha ucciso tre uomini, tra cui il paramedico Abdulrahman Hosni Hamdouna.

Domenica Julia Ahmed Al-Qidra, una bambina ferita in un attacco israeliano a Khan Younis, in cui è morto anche suo padre, è deceduta a causa delle ferite riportate.

A gennaio 2026 l’UNICEF riporta che dal cessate il fuoco gli attacchi israeliani a Gaza hanno ucciso 100 bambini, di cui 60 maschi e 40 femmine.

Il dato riguarda solo i casi per i quali erano disponibili informazioni sufficienti per essere riportate: secondo quanto dichiarato da UNICEF stesso, “si prevede che il numero effettivo di bambini palestinesi uccisi sia più alto. Centinaia di bambini sono stati feriti”.

La giornalista Amal Mohammad Shomali, uccisa l’8 marzo, è tra gli oltre 300 giornalisti e operatori dei media uccisi dall’IDF a Gaza da ottobre 2023.

Il 28 febbraio, giorno dell’attacco congiunto Israele-USA contro l’Iran, le autorità israeliane hanno chiuso tutti i valichi di frontiera con Gaza, tra cui Rafah, sospendendo l’ingresso di aiuti umanitari, carburante e interrompendo l’evacuazione di feriti. La misura è stata giustificata dalle autorità israeliane come “misura di sicurezza” per il conflitto contro l’Iran.

Dal 10 ottobre 2025, data di inizio del cessate il fuoco, l’esercito israeliano ha ucciso 651 persone e ferite 1.711.

#gazagenocide #israel #journalistsarenotatarget

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ben gvir forca

E infine questo post che ha per protagonista il ministro israeliano Ben Gvir:

Agli iraniani che diffondo la falsa notizia della mia morte, rispondo: muoio dalla voglia di mettere a morte i terroristi. Pena di morte per i terroristi, ora!”.

Lo ha dichiarato il ministro israeliano per la sicurezza Itamar Ben Gvir in un video pubblicato sui social in cui mostra con orgoglio un patibolo già predisposto per le esecuzioni dei detenuti palestinesi.

A novembre 2025 il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato in prima lettura il disegno di legge con 39 voti favorevoli e 16 contrari.

Il testo stabilisce che i tribunali israeliani impongano la pena di morte a “coloro che hanno commesso un omicidio di matrice nazionalistica ai danni di un cittadino israeliano”.

La norma prevede che nei tribunali militari della Cisgiordania occupata la condanna possa essere emessa a maggioranza semplice, superando il requisito dell’unanimità finora necessario.

Ben-Gvir aveva dichiarato euforico: “Oggi, con l’aiuto di Dio, stiamo per compiere un altro passo da gigante verso la storia dello Stato di Israele: promulgando la pena di morte per i terroristi. È la legge più giusta, morale e importante, soprattutto in questo momento”.

A dicembre 2025 alla vigilia di una discussione parlamentare decisiva sulla pena di morte, Ben-Gvir ha dichiarato di aver ricevuto “un centinaio di telefonate” da medici pronti a somministrare iniezioni letali ai prigionieri palestinesi, nonostante il divieto etico imposto dall’Associazione Medica Israeliana.

L’8 dicembre 2025 Ben Gvir si presenta alla Commissione per la sicurezza nazionale della Knesset indossando una spilla gialla a forma di cappio.

Un timore che si somma a un altro dato inquietante: secondo il quotidiano israeliano Walla News, dal dicembre 2022, da quando Ben-Gvir è alla guida del Ministero della Sicurezza Nazionale, 110 prigionieri palestinesi palestinesi sono morti in carcere, il numero più alto registrato in un periodo così breve.

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#palestine #bengvir #israel #deathpenalty

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