Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, un fedele amico del nostro sito, R.S., a cui va il nostro grazie sincero, offre alla vostra attenzione queste riflessioni legate al tempo liturgico e spirituale che stiamo vivendo. Buona lettura e meditazione.
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IO SONO la luce del mondo (Gv 9,25) – Signore, nella tua luce vediamo la luce
Gesù è vero uomo e vero Dio. Nella Bibbia il nome di Dio è YHWH = Io sono Colui che sono (Esodo 3,14).
YHWH è l’acronimo in ebraico sul Titulus crucis, scritto in tre lingue e appeso alla croce di Gesù (Gv 19,19-20).
IO SONO (in greco ἐγώ εἰμι, traslitterato in ego eimi) è un’espressione che Gesù usa una decina di volte nel vangelo di Giovanni: io sono la luce del mondo, il buon pastore, la porta delle pecore, la vite vera, il pane della vita, la via, la verità e la vita. Durante la disputa con i Giudei è riferito in assoluto: “prima che Abramo fosse, Io Sono” (Gv 8,58). Lo stesso alla cattura al Getsemani (Gv 18,5-8) e altre due volte al capitolo 8: “se non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati” (Gv 8,24) e “quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono” (Gv 8,28).
Il Signore Gesù Cristo rivela il mistero della sua piena divinità nella sua umanità incarnata. Il Cristo fa luce su Dio. Togliere il velo è una delle azioni compiute dalla redenzione, squarciato il velo del tempio il venerdì santo: San Paolo coglie l’immenso dono operato dalla redenzione nella possibilità di conversione: “quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto. Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” (2 Cor 3,17).
Dio agisce nell’universo, ma come? La premessa ad ogni tentativo di risposta è che all’uomo non compete di conoscere tutti i perché del mistero. Se l’uomo comprendesse l’Essenza di Dio, l’uomo sarebbe “dio”. Eppure all’uomo è dato di intendere qualcosa del mistero: non spiegandone i perché, ma assaggiando com’è. E‘ Dio stesso a rivelarsi: i cristiani sanno dire qualcosa del mistero delle tre persone divine, ma nessuno può dire di conoscere l’essenza della Trinità.
Le rivelazioni sull’Essenza di Dio non ci rendono abili a comprenderla del tutto, ma ne intuiamo la credibilità. Il Dio invisibile, inconoscibile nella Sua Essenza, lascia traccia visibilmente nel mondo. La luce che consente questa visibilità è la “grazia”: qualsiasi persona può comunicare direttamente con Dio e conoscerLo almeno parzialmente. Non chiediamoci tutti i perché e accontentiamoci del come. La grazia di Dio è onnipresente, in qualsiasi luogo e in qualsiasi circostanza: “il vento soffia dove vuole” (Gv 3,8). Se non sempre la vediamo e non la sentiamo dipende dalla nostra capacità passiva, cioè dalla possibilità di essere recipienti della grazia. Questa riempibilità (Maria è la piena di grazia) è direttamente proporzionale all’umiltà e inversamente proporzionale alla presunzione (che costituisce l’essenza del peccato originale). In alcuni casi il Potere di Dio si è manifestato visibilmente a ogni persona presente, come l’apertura del Mar Rosso o il buio durante la Crocifissione (Mt 27). In altri casi la rivelazione riguarda solo alcuni: l’evento miracoloso avviene davanti a molti, ma lo vede solo qualcuno (ad esempio la conversione di Saulo), oppure solo pochi sono condotti sul luogo del miracolo (la Trasfigurazione del Signore sul Tabor). A pochi asceti e mistici è data la capacità di vedere la grazia incessantemente. Per “vedere” ci vuole la luce e Cristo ha detto di essere la luce del mondo.
Non è la luce del sole, delle candele o delle lampadine… E’ la luce increata! La grazia divina è … Dio.
La fede, la speranza e la carità sono pura “grazia”: la volontà e l’azione di Dio stesso in noi, in cui la potenza e l’atto non sono separati. Le virtù (potenze) di Dio non sono “strumenti”, perché Dio non è né strumento, né oggetto della creatura a cui Dio le dona. In Dio la Sua Potenza è inseparabile dall’Essenza. La partecipazione alla grazia/provvidenza/virtù divine è una partecipazione a Dio. La pietà, la misericordia, la giustizia, la salvezza eterna… Dio va inteso come Luce non “per Essenza”, ma “per Grazia” sapendo che in Dio potenza e atto non sono separati!
Quale è la grazia di chi è pieno di grazia? E’ la comunione con Dio. I cristiani sono chiamati a santificarsi, giustificarsi, cristificarsi, divinizzarsi: sono quattro aspetti della partecipazione alla creatura della luce increata (grazia) di Dio!
Al cieco dalla nascita, che era separato da questa comunione, Cristo dona la grazia. Lui che cosa fa? Si fida, compiendo la volontà di Dio e andando a lavare gli occhi alla piscina. Questo è un atto penitenziale basato su un atto di obbedienza. La Divinità è del tutto incomparabile a qualsiasi cosa conosciuta attraverso la mera attività umana. La mente non può penetrare nell’Essenza di Dio, ma -fidandosi- assaggia ed intende la grazia di Dio, ricevendo un’esperienza sufficiente, coerente con la sua natura creata. Attraverso l’attività di Dio siamo resi partecipi della potenza e della sapienza di Dio, della sua carità, misericordia e giustizia. Senza poter comprendere tutta l’Essenza di Dio, la Rivelazione ci illumina della grazia. I sacramenti (in primis il battesimo) sono segni efficaci della grazia che consola gli affanni dell’esistenza e dà il gusto di Cielo: Dio eterno, onnipresente, non originato, saggio, onnisciente, onnipotente, santo, vero e amorevole.
E’ simultaneamente il massimo assoluto e il minimo necessario dell’intelligenza di Dio da parte dell’uomo.
Il partecipare della divinità rende divina la creatura che si riempie di grazia: non è un “altro dio”, ma è in Dio e con Dio.
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