La Figuraccia Franco-Italica su Francesca Albanese. La Famiglia Albanese Cita Trump in Giudizio.

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione del caso di Francesca Albanese, la Relatrice Speciale dell’ONU per Gaza e Cisgiordania vittima di attacchi serrati da parte della lobby filo-israeliana e dei suoi affiliati politici e mediatici a livello mondiale. Buona lettura e diffusione.

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Il primo è questo dispaccio ANSA, che testimonia dell’incredibile figuraccia del Ministro degli esteri francese, che ha chiesto le dimissioni di un rappresentante dell’ONU sulla base di un video falsificato. 

 

 

Politico: la Francia opta per un richiamo

Optando alla fine per un semplice richiamo.

Lo scrive Politico.

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Poi c’è questo articolo di InsideOver, dove giustamente Francesca Albanese si stupisce del fatto che la Francia, vista la stupefacente leggerezza con cui si è mosso il suo Ministro degli esteri, non abbia offerto delle scuse:

  • Durante la riunione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di mercoledì 25 febbraio, l’ambasciatore francese presso le Nazioni Unite a Ginevra non ha chiesto le dimissioni della relatrice speciale ONU Francesca Albanese nonostante Parigi si fosse precedentemente impegnata a farlo.

    A inizio febbraio, infatti, l ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, sostenuto dall’ambasciatore USA in Francia Charles Kushner, aveva chiesto le dimissioni della relatrice ONU sulla base di una fake news.

    Sabato 7 febbraio durante una videoconferenza di Al Jazeera Forum Albanese ha dichiarato “ora l’umanità affronta un nemico comune”.

    La giurista ha poi spiegato il senso delle sue dichiarazioni: “Il vero nemico comune dell’umanità è IL SISTEMA che ha reso possibile il genocidio in Palestina, compresi il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”.

    Le dichiarazioni della relatrice ONU sono state distorte dal ministro francese che ha affermato: “La Francia condanna senza riserva alcuna le parole oltraggiose e irresponsabili della signora Albanese che prendono di mira Israele in quanto popolo e in quanto nazione”.

    Da lì è partita una campagna mediatica e politica contro Albanese: oltre alla Francia, anche Germania, Austria, Repubblica Ceca hanno chiesto le dimissioni della giurista italiana.

    La rappresentante permanente della Francia presso le Nazioni Unite a Ginevra, Céline Jurgensen, si è limitata a denunciare le “dichiarazioni ripetute ed estremamente problematiche” di Albanese.

    Dopo il passo indietro della Francia, Albanese ha dichiarato: “Prendo atto che la diplomazia francese ha cambiato idea. Mi sarei aspettata una parola di chiarimento e di scuse perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile. Ad ogni modo penso sia il momento di aprire una discussione sulle organizzazioni che fabbricano false informazioni, false accuse, con tutti che tentano di affossare il dossier della Palestina”.

    #francescaalbanese #UN #gazagenoci̇de

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    Questa è la vignetta di Franzaroli sul Fatto Quotidiano. Ovviamente la destra cialtrona che ci governa, prona agli interessi USA e israeliani, si guarderà bene dall’ammettere il suo errore nel seguire pedissequamente la sventurata iniziativa d’oltralpe. E come al solito, Mattarella muto…

    albanese franzaroli tajani

 

Questo articolo di TG Com 24:

 

Usa, la famiglia di Francesca Albanese porta Trump in tribunale

 

L’istanza firmata dal marito e dal figlio. Nell’atto la motivazione: “Le sanzioni vengono abusate quando mirano a mettere a tacere punti”

 © Ansa

© Ansa

La famiglia di Francesca Albanese ha citato in giudizio il presidente Donald Trump e alcuni alti funzionari dell’amministrazione americana. Al centro del ricorso, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla relatrice speciale dell’Onu per i diritti dei palestinesi nei territori occupati, dopo le sue posizioni a sostegno del perseguimento giudiziario dei leader israeliani e di aziende coinvolte nella guerra a Gaza.

Il ricorso

 

 L’atto è stato depositato davanti al tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia. Secondo i ricorrenti, l’amministrazione avrebbe violato i diritti garantiti dal primo, quarto e quinto emendamento della Costituzione americana, disponendo il sequestro dei beni senza un adeguato procedimento legale. La richiesta è che le sanzioni vengano dichiarate incostituzionali.

Chi firma

 

 A presentare la causa sono stati il marito di Albanese, Massimiliano Cali, e il figlio della coppia, il cui nome non è stato reso noto. Le regole delle Nazioni Unite, spiegano, impediscono alla funzionaria di agire direttamente a titolo personale. Nel ricorso si elencano le conseguenze delle misure adottate da Washington: blocco dei conti bancari, interruzione dei rapporti con alcune università, impossibilità di viaggiare negli Stati Uniti e perdita dell’accesso all’appartamento utilizzato a Washington.

La denuncia

 

 “Le sanzioni, se utilizzate in modo appropriato, sono uno strumento potente per interrompere e indebolire le attività di terroristi, criminali e regimi autoritari”, si legge nel ricorso: “Tuttavia, le sanzioni vengono abusate quando mirano a mettere a tacere punti di vista sgraditi e a violare i diritti costituzionali di persone che il governo non gradisce”.

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