Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sullo scandalo Epstein e il pensiero del grande aquinate. Buona lettura e diffusione.
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di Matteo Castagna
Le nuove carte diffuse dal Dipartimento di Giustizia Usa hanno prodotto un effetto domino che è arrivato fino ai piani alti di Goldman Sachs. Il capo dell’ufficio legale, la donna che più di ogni altra doveva vigilare sul colosso finanziario di Wall Street, Kathryn Ruemmler si è dimessa.
L’Agenzia internazionale Reuters riporta che i documenti hanno dimostrato che aveva accettato regali dal defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein e lo aveva consigliato su come rispondere alle richieste dei media in merito ai suoi crimini.
Per il momento si tratta dell’uscita di scena più eclatante, nel settore bancario, dopo la pubblicazione degli ultimi documenti su Epstein, da parte del Dipartimento di Giustizia americano. Le rivelazioni hanno travolto numerose grandi banche, tra cui UBS, che documenti recenti hanno mostrato come nel 2014 siano stati aperti conti per la socia di Epstein, Ghislaine Maxwell, solo pochi mesi dopo JPMorgan Chase ha deciso di porre fine al rapporto con il finanziere.
Ruemmler non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento da parte di Reuters. Prima di entrare in Goldman, Ruemmler è stata presidente globale del dipartimento di difesa e investigazioni dei colletti bianchi presso Latham & Watkins LLP.
Epstein la chiamò al cellulare quando fu arrestato, il 6 luglio 2019, secondo due documenti che citavano appunti di funzionari delle forze dell’ordine.
Una nota separata dell’FBI ha citato Epstein, che, lo stesso giorno, ha affermato: “Si tratta di traffico sessuale? Si tratta di minorenni?”
I documenti dimostrano che Ruemmler ha avuto numerose comunicazioni con Epstein dal 2014 al 2019, anche dopo la dichiarazione di colpevolezza del finanziere caduto in disgrazia nel 2008 per aver indotto una persona di età inferiore ai 18 anni a prostituirsi.
Secondo il New York Times le email e i messaggi diffusi dal Dipartimento di Giustizia hanno ribaltato la narrazione ufficiale secondo cui il rapporto tra Ruemmler ed Epstein sarebbe stato esclusivamente professionale. Il quotidiano parla di una relazione “estesa” ed evidenzia che in una email del 2014 lei stessa definiva il rapporto con il defunto imprenditore un’ “amicizia”.
Non solo consulenze legali: scambi personali, confidenze, consigli sulla vita sentimentale, regali di lusso, messaggi firmati “xoxo”, fotografie condivise. I regali, in particolare, sono dettagliati nelle carte. Secondo Reuters e Financial Times, Epstein le fece avere una borsa Hermès, prodotti Apple, biglietti aerei, appuntamenti dal parrucchiere, trattamenti spa e altri articoli di lusso. In una email del 2019 ringraziava per ulteriori doni scrivendo: “Sono totalmente accessoriata grazie a zio Jeffrey! Stivali, borsa e orologio!”. Sono dettagli che contribuiscono a delineare un rapporto che andava ben oltre il perimetro di una consulenza professionale, che la banca ha ritenuto un danno reputazionale.
Goldman e la stessa Ruemmler hanno sempre sostenuto che Epstein non fosse suo cliente e che le interazioni precedessero l’arrivo alla banca. In una dichiarazione riportata da Reuters, l’avvocato ha affermato: “Ero un avvocato difensore quando ho avuto a che fare con Jeffrey Epstein. L’ho conosciuto come cliente e quella è stata la base del nostro rapporto. Non avevo alcuna conoscenza di condotte criminali in corso da parte sua e non lo conoscevo come il mostro che poi si è rivelato”.
Ma la mole delle comunicazioni – oltre 10.000 menzioni secondo il Nyt – e il tono di molti scambi hanno reso la difesa sempre più fragile. Eppure, fino a pochi giorni prima delle dimissioni, i vertici di Goldman, a partire da Solomon, avevano difeso la loro consulente legale. Solo quando la pressione mediatica e interna è diventata insostenibile, Ruemmler ha rimesso il mandato direttamente nelle mani del Ceo.
Da tutte le rivelazioni del caso Epstein abbiamo compreso che gran parte dei vertici dell’ Alta finanza, della politica, del mondo dello spettacolo e della comunicazione sono profondamente corrotti nelle peggiori depravazioni e nel satanismo. Il cattolico serio deve saper dare una risposta a quanto si è sempre sospettato ed oggi viene documentato.
Nella sua monumentale opera Summa Theologiae, San Tommaso d’Aquino non si limita a commentare le Scritture, ma realizza una sintesi audace tra filosofia aristotelica e teologia cristiana, applicandola a ogni aspetto della vita umana, compresa l’economia. L’attività economica, per il grande Santo ed eccelso pensatore, è una branca dell’etica: le azioni economiche devono essere orientate alla giustizia e al bene comune, non all’avidità ed alla lussuria.
Attenzione: il cattolicesimo non è pauperista, ma denuncia le facili derive gravemente peccaminose cui la ricchezza può portare se non è rivolta alla giustizia ed al bene comune. San Francesco d’Assisi, che scelse una vita di assoluta povertà, utilizzava solo calici con l’interno d’oro perché il Sangue di Cristo doveva meritare un posto degno del massimo onore.
Il bene materiale se usato come mezzo per una vita comunque retta non viene condannato né da San Tommaso né dalla Chiesa. Diviene pericoloso se amato o ricercato come fine ultimo, in quanto ostacola la felicità vera in Dio e la carità verso il prossimo. In sintesi, per San Tommaso d’Aquino, la ricchezza è lecita se subordinata alla virtù e finalizzata al bene, mentre diventa un vizio quando diventa oggetto di cupidigia o altri peccati, quali la perversione e la lussuria.
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