Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, la nostra Benedetta De Vito che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione quetse riflessioni su donne, e femminismo…Buona lettura e condivisione.
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Ieri pomeriggio, dopo la piccola passeggiata quotidiana fino allo slargo dei bidoni, m’avvedo che appoggiata al portone di casa c’è una deliziosa ragazza, certo, ancora giovanissima, che conosco. E’ tutta presa dal suo cellulare, scrive e parla insieme e non so come fa, e non mi vede né mi saluta, ma io appunto il mio sguardo sulle sue unghie che sono affilatissime, laccate di rosa e sparpagliate di lentiggini di brillantini.
Mentre apro il portone mi domando come farebbe (semplice, non fa) se dovesse pulire un bagno, tenere in braccio un bebè, cambiare la cerniera lampo ai pantaloni di un marito. Sospiro pensando che alla sua età, mia madre già aveva un fidanzato e programmava il suo matrimonio e alla mia contava parecchi nipoti.
Poi d’un tratto, e sto salendo le prime due rampe di scale, mi viene incontro l’immagine di Prevost in amichevole conversare con una semplice suora, con un velo sghembo e i capelli in vista, che ha messo a capo dei suoi cardinali, i principi della Santa Romana e poi quella di un vescovo burlone tedesco tra tante damine biancovestite che lui vorrebbe consacrare sacerdotesse…
Percorro il lungo corridoio che mi conduce alle ultime rampe in direzione casa e penso che le donne non possono e non devono pena la morte interiore della loro anima, mai deragliare dallo stupendo ruolo che ha loro dato il Creatore. Per le laiche, essere mogli e poi mamme e per le religiose servire la Chiesa come umili ancelle del Signore.
E penso che è stato il serpente antico, il tentatore, a mettere in testa il “femminismo” alle tante stolte che ancora adesso lo seguono con violenza e determinazione. Il femminismo, infatti, è stato inventato da chi comanda allo scopo di sfasciare le famiglie, di propagandare l’aborto (perché se si ha una carriera non si può avere un bambino) e soprattutto per far pagare le tasse anche all’altra metà del cielo.
Il resto sono solo ciarle, bubbole e propaganda.
Salgo gli ultimi scalini e penso agli antichi romani che per secoli hanno custodito gli antiqui mores: i flamini, cioè i sacerdoti, erano tutti maschi, le donne erano vergini vestali (ma solo per un tot di anni poi potevano scegliere se lasciare o rimanere nel tempio) e con il loro fuoco sempre acceso – che saliva, silente, danzante verso il cielo – erano necessarie all’armonia vitale della società.
Quando Augusto si autonominò Pontifex Maximus fece costruire un piccolo tempio di Vesta (che era rotondo come quello che si può ancora oggi vedere nel campo Boario) vicino al suo palazzo imperiale sul Palatino. Tanto erano necessarie le donne, ma al loro posto, nel meraviglioso ordine (il Cosmo) che il Signore ha regalato a noi uomini anche prima di mandare il suo unico Figlio santissimo a salvarci.
E noi che cosa abbiamo fatto? Seguendo il serpentaccio siamo passati dal Cosmo al Caos.
Ma bravi, bravissimi.
Entro in casa e mi trovo con le ultime faccende da sbrigare.
Comincio, dopo essermi segnata con la Croce che mi accompagna sempre.
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