Libertà e Stampa fra Gaza, Epstein e Corona. I Media Speculano sui Russi per non Parlare di Barak.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione sul clamore suscitato dagli Epstein Files. Buona lettura e diffusione.

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Il primo è questo commento di Tomasso Merlo su Infosannio, che ringraziamo per la cortesia:

(Tommaso Merlo) – Il sistema mediatico minimizza lo scandalo di pedofilia più impressionante della storia come ha fatto per mesi col genocidio a Gaza e anche la censura di Corona viene ignorata. Già, oggi a comandare davvero sono quelli che non possono essere criticati. I potenti che decidono le linee editoriali e quelle rosse da non superare e silenziano ogni notizia o voce fuori dal coro che non gli conviene.

Più che comprensibile, per i potenti non c’è nulla di più pericoloso che la verità quando è scomoda e quindi nulla di più fastidioso dei veri giornalisti che non hanno nulla a che fare con l’ordine di mussoliniana memoria. Oggi come oggi ci sono più giornalisti a spasso che nelle redazioni.

Cittadini che condividono fatti ed opinioni in maniera totalmente libera, non impiegati della comunicazione per conto di qualche testata bacata. O il giornalismo è totalmente libero oppure è un’altra cosa, è propaganda al servizio di chi lo finanzia. Lo si capisce bene nei momenti di crisi oppure quando emerge qualche scandalo fastidioso per i padroni. È in quei momenti che si tolgono la maschera ed iniziano a contenere i danni, censurare e spargere fake news accusando gli altri di farlo. Nel secolo scorso erano i regimi totalitari a fare propaganda per imporre le loro ideologie e assicurarsi che le masse abboccassero e abbassassero la testa.

Oggi siamo alla privatizzazione anche della propaganda con lobby che comprano o controllano i media e non certo per amore dell’informazione o della verità, ma esattamente il contrario. Perché è nel loro interesse controllare la narrazione e quindi l’opinione pubblica. Non giornalismo, ma manipolazione della realtà per difendere interessi e fazioni. Ormai i veri giornalisti sono rarissimi anche perché se fatto per davvero, è un mestiere pericoloso.

Non si contano i giornalisti uccisi da qualche regime o da qualche mafioso o da qualche ideologia come a Gaza dove quelli locali sono stati sterminati in massa e quelli internazionali tenuti fuori mentre da noi finiscono con scorte e bombe sotto casa. Il tutto mentre il purgatorio dei ghettizzati colpevoli di essere troppo liberi dilaga a dismisura e i soliti parrucconi e tromboni resistono fino ad un passo dalla fossa. Del resto si sa, i sistemi premiano chi si omologa e combattono chi li sfida. E così molti presunti giornalisti delle retrovie si piegano anche perché sotto ricatto. Vorrebbero cioè fare i veri giornalisti ma hanno figli da mantenere e un mutuo da pagare.

Il vero problema non sono loro ma un sistema in cui comandano i soldi e quindi le lobby che si comprano tutto e quindi anche il giornalismo. Per profitto, per contare politicamente e per manipolare la realtà alla bisogna. Oggi la stampa non è verità al servizio del popolo, ma propaganda al servizio dei potenti. Un bel problema perché noi conosciamo la realtà attraverso gli occhi degli altri. E soprattutto di quelli dei giornalisti che avrebbero dovuto sbarcare sull’isola degli orrori di Epstein ed entrare a Gaza come a Cologno Monzese o Via Mazzini e ovunque vi siano notizie utili alla collettività per comprendere come funziona il mondo in cui viviamo e quindi migliorarlo. Ed invece eccoci qui, sommersi da un conformismo ed un piattume da far mancare il respiro, tra spot pubblicitari interrotti da insulse cagnare televisive e quotidiani che non legge più nemmeno chi li scrive talmente sono privi di ogni credibilità e senso.

Testate mantenute coi soldi pubblici per accontentare interessi privati e sparuti tifosi superstiti. Ed hanno ancora ragione loro. E piuttosto di cambiare e tornare a fare vero giornalismo e darsi una regolata, si attaccano disperatati alla mammella pubblica e danno la colpa ai cittadini che scappano in rete in cerca di brandelli di genuinità e libertà. Ma anche lì sta arrivando la piovra lobbistica e ormai se ficchi il naso dove non devi e non usi toni appropriati per l’alta società, ti cancellano i post e ti chiudono gli account. Si illudono anche lì di poter fermare il vento con le mani. Ma perso uno spazio di libertà, i cittadini ne trovano un altro. Perché la storia va avanti e non ha la retro. Perché la verità è più potente di qualunque menzogna e trova sempre il modo per riemergere.

Perché una vera libertà di stampa e di espressione sono diritti non in vendita, sono pilatri della nostra democrazia che dobbiamo riconquistare. Oggi a comandare sono quelli che non possono essere criticati, domani devono tornare a comandare i cittadini.

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E poi c’è questo articolo di InsideOver, a cui va il nostro grazie:

 

inside epstein russi

 

Gli Epstein Files hanno gettato i grandi media nel panico. Nei giorni scorsi, infatti, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rilasciato il più grande lotto di documenti relativi a Jeffrey Epstein, il finanziere, accusato di crimini sessuali e morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019, che aveva importanti connessioni con l’èlite finanziaria e politica globale, oltre che con l’apparato di intelligence e di sicurezza di Israele.

Connessioni con l’intelligence israeliana sempre più evidenti e confermate da questa importante mole di files. Ma anziché parlare di questo, i media mainstream occidentali, in particolare quelli britannici e statunitensi, sembrano impegnati in una campagna orchestrata per deviare l’attenzione dalle vere connessioni di Jeffrey Epstein, spingendo altresì per una narrativa infondata che ritrae Epstein come una spia al servizio della Russia. Un disperato tentativo di distrarre l’opinione pubblica, mentre emergono file giudiziari che mettono in luce relazioni scomode con figure di potere globale.

Epstein asset russo?

Il Daily Mail, in un articolo sensazionalistico, suggerisce un legame tra Epstein e Vladimir Putin, basandosi su due mere menzioni del nome “Putin” nei documenti diffusi. Tuttavia, lo stesso giornale ammette apertamente l’assenza di prove: “Le fonti dicono che potrebbe spiegare perché Epstein godeva di uno stile di vita ultra-ricco sproporzionato alla sua carriera da finanziere, sebbene non ci sia alcuna evidenza documentaria che colleghi Putin e le sue spie direttamente alle attività illecite di Epstein”.

Analizziamo i “fatti” presentati.

In un’email del 11 settembre 2011, un associato non identificato informa Epstein di aver parlato con un certo “Igor”, il quale riferisce che Epstein aveva menzionato un appuntamento con Putin durante un viaggio in Russia. Il Daily Mail non verifica se tale viaggio o incontro sia mai avvenuto, limitandosi a speculare su un collegamento vago e indimostrabile.

 

 

Seconda menzione: nel 2014, in uno scambio di email con l’imprenditore giapponese Joi Ito, Epstein discute di un presunto incontro con Putin, al quale avrebbe dovuto partecipare anche il miliardario Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn). Ito scrive: “Ehi Jeffrey, non sono riuscito a convincere Reid a modificare il suo programma per andare a incontrare Putin con te”. Il Daily Mail ammette che l’incontro non si è mai tenuto e che una successiva email suggerisce sia stato cancellato. Ancora una volta, zero prove di un legame reale.

Altro caso simile riguarda il New York Post, il quale sostiene addirittura che Putin “implorasse” un incontro con Epstein, che quest’ultimo avrebbe rifiutato. La fonte? Un’email dello stesso Epstein all’ex primo ministro israeliano Ehud Barak: “Putin ha chiesto che lo incontrassi a San Pietroburgo nello stesso periodo della sua conferenza economica. Gli ho detto no. Se vuole incontrarmi, dovrà riservare tempo reale e privacy, vediamo cosa succede”. L’idea di Epstein come “superspia” del Cremlino che rifiuta il suo “capo” è ridicola, eppure i media la presentano come credibile.

Peraltro è una narrativa che si sposa male con altri documenti diffusi. Su tutti, l’email inviata da Boris Nikolic allo stesso Epstein l’11 gennaio 2012.Jeffrey Epstein riceve l’email nel contesto del World Economic Forum di Davos (gennaio 2012), dove probabilmente Nikolic e Epstein si erano incontrati o avevano discusso di contatti internazionali. Nikolic scrive: «Dovremmo andare presto in Russia e tu dovresti incontrare il mio amico Ilya Ponomarev. È un membro della Duma e lui e Alyona (la sua fidanzata molto intelligente e carina =)) sono i principali organizzatori dell’insurrezione contro Putin. Rappresenta la regione di Novosibirsk ma vive a Mosca. Ho paura di cosa potrebbe succedergli. La posta in gioco è enorme. Potrebbe rimpiazzare Putin e diventare presidente lui stesso (prima o poi) se non viene ucciso prima .È super pericoloso – hai qualche idea su come aiutarlo???».

 

 

E se Epstein era un asset russo, per quale motivo, in una email datata 18 marzo 2014, presumibilmente indirizzata o in conversazione con Ariane de Rothschild (vicepresidente e membro del board di Edmond de Rothschild Group) e/o Olivier Kohl (consulente internazionale del gruppo), il finanziere scrive: «Il colpo di stato in Ucraina dovrebbe offrire molte opportunità, molte».

La vera notizia, sistematicamente oscurata dai media mainstream, è la conversazione telefonica tra Epstein e Barak, che rivela un intreccio profondo con l’intelligence e il “deep state” americano-israeliano. In un audio pubblicato da Drop Site News, poco prima che Ehud Barak lasciasse il suo incarico in Israele, si rivolse a Jeffrey Epstein per chiedere consiglio. Epstein gli disse che avrebbe dovuto prendere in considerazione una società di Peter Thiel chiamata Palantir.

Come nota il giornalista Ryan Grim: «In un’altra parte di questa conversazione, Ehud Barak ed Epstein parlano della partnership che Barak ha stretto con l’ex direttore della CIA Leon Panetta, l’alto funzionario della CIA Jeremy Bash (ex marito di Dana Bash) e il funzionario dell’intelligence israeliana Yoni Koren (che, come abbiamo riferito, ha soggiornato più volte a casa di Epstein a New York). Barak afferma di avere il miglior rapporto con Panetta per quanto riguarda lo stato di sicurezza degli Stati Uniti, ma aggiunge: “Conosco Gates da molto tempo, ma è un tipo freddo — siamo amichevoli».

 

epstein barak israele

 

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