Milei e il Diritto Naturale. Bernardino Montejano.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, il prof. Bernardino Montejano, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul discorso che il Presidente Milei ha tenuto a Davos. Buona lettura e diffusione.

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MILEI E IL DIRITTO NATURALE

Nel numero odierno di ” La Prensa ” appare un interessante articolo di Rogelio López Guillermain, intitolato “Il nocciolo di Milei a Davos”, che inizia così: “Dopo aver esaminato il discorso di Javier Milei a Davos, ritengo che l’affermazione ‘Machiavelli è morto’ sia un semplice slogan che descrive la necessità di rispettare i valori etici rispetto al pragmatismo utilitaristico”.

Poi cita parte del discorso: “Se vogliamo uscire dal nostro presente oscuro, dobbiamo ancora una volta trarre ispirazione dalla filosofia greca, abbracciare il diritto romano e tornare ai valori giudaico-cristiani, che ci permetteranno di salvare l’Occidente”.

Il riferimento al “presente oscuro” in cui viviamo e di cui l’oratore è partecipe, secondo l’editorialista, allude alla crisi assiologica “imposta dagli attori più diversi: organizzazioni multilaterali, governi, istruzione, media, cinema e altri spazi culturali. Il wokismo , con il suo relativismo, è ovunque, denigra gli esseri umani stessi, li aliena dalla realtà ed è esteticamente ripugnante”.

La denigrazione dell’essere umano avviene quando non viene rispettato il miglior principio di governo indicato da Confucio: «Il principe deve essere veramente un principe, il ministro veramente un ministro, il padre veramente un padre, il figlio veramente un figlio» (citato da Fra Juan Bautista Se-Tsien Kao, OFM, «La filosofia sociale e politica del confucianesimo», Poblet, Buenos Aires, 1945, p. 26).

E qui ci chiediamo: questo buffone che parla è il vero presidente? O l’artificiale prevale sul naturale, l’ingannevole sul veritiero?

Poi, proclama la sua convinzione giusnaturalistica: “Gran parte dei conflitti umani derivano da una fallimentare interrelazione tra diritto naturale e diritto positivo. Pertanto, il diritto naturale è la legge che dovrebbe governare gli esseri umani perché è conforme alla loro natura ed è quindi giusta in senso universale. È una legge comune per tutti gli uomini, perché è intrinseca alla loro essenza e, quindi, immodificabile e immutabile”.

“D’altra parte, il diritto positivo è quello che gli uomini scrivono per soddisfare la propria convenienza. Pertanto, quando il diritto positivo è conforme al diritto naturale, ci sarà giustizia. Altrimenti, sarà legale, ma non sarà legittimo.”

Cercheremo di chiarire questo testo confuso. Innanzitutto, dobbiamo distinguere tra giustizia naturale, che è il diritto naturale in senso stretto, il diritto naturale normativo o diritto naturale giuridico, e diritti naturali o fondamentali, che derivano da quest’ultimo.

Quindi, mostra a questo principiante teorico del diritto naturale che ogni legge concreta è composta da due parti incomplete: il diritto naturale e il diritto positivo, che deriva dal primo in due modi: conclusione o determinazione.

Nel primo caso, i comportamenti sono giusti o ingiusti in sé e sono quindi comandati o proibiti; nel secondo, i comportamenti sono giusti perché sono comandati o ingiusti perché sono proibiti.

Quando una legge umana non deriva dal diritto naturale, è ingiusta e in linea di principio non vincola la coscienza; “sarà legale ma non legittima”.

Poi conclude il suo discorso alludendo al «diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà privata e al perseguimento della propria felicità», diritti in senso soggettivo, che derivano dal diritto naturale e devono essere articolati con il bene comune della società politica.

Milei ci esorta: dobbiamo “abbracciare il diritto romano”; cogliamo l’occasione per ricordargli le Regole di Ulpiano che compaiono nel Digesto : “I principi del diritto sono questi: vivere onestamente, non nuocere ad altri, dare a ciascuno il suo; la giurisprudenza è la conoscenza delle cose divine e umane e la scienza di ciò che è giusto e ingiusto” (Libro I, Titolo II, 10).

Egli sottolinea inoltre che dovremmo ispirarci alla filosofia greca e, aggiungiamo, ai poeti dell’Ellade, perché quel pensiero “è presente in embrione” in loro.

Saremmo molto felici se il nostro presidente avesse come modello Solone, il saggio greco, poeta, filosofo e sovrano.

Buenos Aires, 1 febbraio 2026.

Bernardino Montejano

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