Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di conoscenza di quanto sta avvenendo in Medio Oriente. Buona lettura e diffusione.
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Il primo è un video pubblicato su Instagram:

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Il secondo è questo articolo pubblicato su Instagram:

🔻Il numero di morti stimato a Gaza ha raggiunto i 680.000, tra cui morti dirette e indirette.
🔻 Per ogni persona uccisa dalla violenza, si stima che altri quattro muoiano per fame, malattie, acqua contaminata, mancanza di cure mediche e crollo delle infrastrutture. Sono 544.000 morti aggiuntivi – persone che non sono morte per esplosioni ma per la deliberata distruzione dei sistemi che tengono in vita gli esseri umani.
🔻 Questa non è speculazione. L’analisi statistica pubblicata su The Lancet ha rilevato che le morti violente reali erano circa il 40% superiori ai conteggi ufficiali, stimando circa 64.260 morti al 30 giugno 2024, rispetto ai 37.877 segnalati ufficialmente.
🔻 Queste cifre evidenziano la completa catastrofe umanitaria a Gaza, dimostrando che il vero bilancio degli attacchi e del blocco di Israele è di gran lunga superiore a quello che viene solitamente riportato.
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Poi c’è questo articolo di Collettiva:
Gaza vietata ai giornalisti

La conferma di Israele: i media non possono entrare nella Striscia perché “persistono rischi per la sicurezza”
Israele mantiene il divieto di accesso indipendente alla Striscia di Gaza per i giornalisti, ribadendo davanti alla Corte Suprema che persistono “motivi di sicurezza”, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025. Lo ha affermato la Procura di Stato israeliana in una memoria depositata nell’ambito del caso avanzato dall’Associazione della Stampa Palestinese (Fpa), che da oltre un anno chiede la riapertura dell’enclave ai media internazionali.
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Secondo le autorità israeliane, l’attuale situazione sul campo – pur mutata rispetto ai mesi dell’offensiva avviata nell’ottobre 2023 dopo l’attacco di Hamas – non garantirebbe ancora le condizioni necessarie per un accesso libero dei giornalisti. Il procuratore generale sostiene che il cessate il fuoco sia “caratterizzato da persistenti minacce e incidenti alla sicurezza”, tali da rendere necessario mantenere la restrizione e consentire l’ingresso nella Striscia solo tramite scorte militari.
Il nodo sicurezza davanti alla Corte Suprema
La Fpa aveva presentato la sua petizione nel 2024, chiedendo che la stampa potesse operare in modo indipendente all’interno di Gaza. La Corte Suprema israeliana inizialmente respinse la richiesta, sostenendo che la presenza di giornalisti avrebbe potuto esporre dettagli sensibili sulle operazioni militari, incluse le posizioni delle truppe, mettendo a rischio i soldati.
Pur rinviando un giudizio definitivo e lasciando aperta la porta a una revisione, l’Alta Corte aveva chiesto al governo diverse integrazioni, che hanno prolungato il processo per mesi. Il termine ultimo per esprimere una posizione è scaduto ieri, con la nuova memoria della Procura che conferma la linea restrittiva. Non è ancora chiaro quando il tribunale si pronuncerà.
Accessi limitati e controllati: 72 giornalisti accompagnati dall’esercito
Dall’ottobre 2023 nessun giornalista è potuto entrare a Gaza senza accompagnamento militare e solo in aree completamente controllate dalle forze israeliane, lontane dai civili palestinesi. Il governo ha reso noto che, da ottobre 2025, l’esercito ha organizzato 25 ingressi individuali per 47 giornalisti israeliani e cinque visite di gruppo per 46 giornalisti stranieri. In due di queste missioni era presente anche l’agenzia Efe.
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E sempre in tema di informazione c’è questo articolo di InsideOver:

Secondo il Palestinian Journalists Syndicate, dall’ottobre 2023 a Gaza Israele ha ucciso almeno 706 familiari di giornalisti palestinesi. Nel dettaglio, le forze israeliane hanno ucciso 436 parenti di giornalisti nel 2023, 203 nel 2024 e almeno 67 nel 2025.
Il sindacato afferma che “centinaia di bambini, donne e anziani sono stati uccisi a causa del legame professionale di un familiare con il giornalismo”, in quella che definisce una flagrante violazione del diritto umanitario e delle norme legali.
Secondo l’organizzazione, i dati raccolti indicano un modello di attacchi ripetuti e sistematici contro i parenti dei giornalisti, comprese famiglie già sfollate. Il rapporto descrive queste morti come attacchi deliberati nell’ambito di quella che ha definito una guerra volta a mettere a tacere i giornalisti palestinesi.
La violenza contro i giornalisti, si legge nel rapporto, si è “evoluta fino ad assumere una dimensione più pericolosa e brutale, rappresentata dal prendere di mira le famiglie e i parenti dei giornalisti, in un chiaro tentativo di trasformare il lavoro giornalistico in un peso esistenziale di cui figli, mogli, padri e madri pagano il prezzo”.
Secondo l’Osservatorio Shireen Abu Akleh (che prende il nome dalla giornalista di Al Jazeera uccisa in Cisgiordania Occupata nel 2022), dal 7 ottobre 2023 sono stati uccisi a Gaza oltre 300 giornalisti e operatori dei media.
Un quadro confermato anche da Reporter Senza Frontiere (RSF), che nel 2025 indica Israele come il Paese che ha ucciso più giornalisti al mondo: il 43 per cento dei 67 giornalisti morti negli ultimi 12 mesi è stato ucciso dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza.
“Israele prima delegittima e scredita un giornalista”, ha affermato Irene Khan, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione e di opinione. “Le campagne diffamatorie lo accusano di essere un sostenitore del terrorismo, e poi lo uccidono. Non si tratta solo di uccidere i giornalisti. Si tratta di uccidere la storia”.
Credits video @anadoluagency
#reporterssansfrontier #israel #journalistsarenotatarget #gazagenocide
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E infine, sullo steso tema, questo articolo di Novaramedia:

Israele ha deliberatamente e sistematicamente ucciso almeno 706 familiari di giornalisti che lavorano a Gaza da ottobre 2023 per punire chi riferisce sul suo genocidio, afferma il Sindacato dei giornalisti palestinesi.
Un rapporto diffuso dal Comitato per le Libertà del sindacato sabato 27 dicembre ha evidenziato un diffuso schema di attacchi alle case dei giornalisti, alle tende e ad altre aree conosciute per ospitare i loro parenti.
Israele ha ucciso più di 270 giornalisti e operatori dei media da quando ha iniziato la sua guerra di annientamento su Gaza più di due anni fa. Il mirino dei familiari è pensato per creare un “onere esistenziale” per chi sopravvive, ha detto il sindacato.
Israele ha ucciso 436 familiari di giornalisti nel 2023, 203 nel 2024 e almeno 67 quest’anno, ha aggiunto. In alcuni casi, i giornalisti sono rimasti vivi dopo che le loro famiglie sono state spazzate via.
“Centinaia di bambini, donne e anziani sono stati uccisi a causa del legame professionale di un familiare con il giornalismo, in flagrante violazione di tutte le norme umanitarie e legali”, ha dichiarato il sindacato.
Tra coloro che hanno perso diversi parenti c’è il capo dell’ufficio di Al Jazeera a Gaza City, Wael al-Dahdouh. Israele ha ucciso la moglie, il nipote di 18 mesi, la figlia di sette anni e il figlio quindicenne in un attacco aereo su una casa dove si trovavano rifugiati nell’ottobre 2023.
Al-Dahdouh stava trasmettendo in diretta quando ha saputo della loro morte.
Nel gennaio 2024, non molto tempo dopo che al-Dahdouh stesso è stato ferito in un attacco aereo, le forze israeliane hanno ucciso un altro dei suoi figli, e poi due dei suoi nipoti il giorno seguente.
“L’occupazione israeliana sta conducendo una guerra globale alla verità, non facendo distinzione tra macchina fotografica e bambino, né tra penna e casa”, ha dichiarato Muhammad al-Lahham, capo del Comitato per le Libertà.
“Il sangue delle famiglie dei giornalisti rimarrà testimone vivente del crimine di tentare di zittire la voce palestinese”.
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