Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione due sante amatissime, Lucia e Cecilia, la seconda in particolare dai romani e da chi ama la musica. E in particolare per i secondi, vi invita a quattro appuntamenti speciali. Buona lettura e diffusione.
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S’accende di piccole luci tutt’attorno alla statua di Santa Lucia, bellissima, il monastero agostiniano di Via in Selci. Sì, sabato scorso è stata la festa della loro dolcissima patrona e aperto era il portone del convento di clausura che s’affaccia su un angolo di poetica Roma sparita chiamata Via in Selci che corre parallela alla sua sorellastra, tutta piemontese, chiamata col nome di un presidente del Consiglio ottocentesco, oramai dimenticato, cioè Giovanni Lanza.
Tanto romana, anzi monticiana e medievale è la via in Selci (che custodisce due monasteri, l’agostiniano e quello delle clarisse) quanto moderna e fredda è la via Lanza che funge da apripista al quartiere piemontese dell’Esquilino… Ma avanti. Tanti sono i devoti che affollano le Sante Messe per Santa Lucia, una dopo l’altra, a ogni ora, celebrate in cappella e tutti, a funzione terminata, si fermano a baciare le reliquie della Santa protettrice degli occhi, a fare un’offerta, ad acquistare i bellissimi rosari neri e di perline fatti dalle monache vestite di nero…
E io, tra loro, salutando, tra me e me, suor Elena (adorabile) che mi ha fatto conoscere, anni orsono la vita e la storia della serva di Dio, suor Angela Caterina Borgia il cui cuore, palpitante e ardente d’amore per la Trinità, è custodito nel sancta sanctorum del convento agostiniano… Se volete conoscere la mirabile storia di suor Angela Caterina, ecco il libro che io pure ho letto, lasciandomi trasportare nel Settecento https://www.velar.it/libro/suor-angela-caterina-borgia/
Nel frattempo eccomi, il giorno successivo, cioè la domenica mattina, gambe in spalla dal Campidoglio al fiume. Poi, attraversando il ponte che conduce all’isola tiberina, sono a Trastevere, cioè in quella porzione di Trastevere, dove Santa Francesca Romana conduceva la sua vita pia e aveva fondato il suo ospedale (che ancora si può visitare e io ho avuto il privilegio di visitarlo).
Sono diretta alla Santa Messa delle undici e mezzo alla Basilica di Santa Cecilia, per un motivo che dirò più sotto, ma mi reco nella stupenda chiesa dedicata alla santa martire patrona della musica, ben prima per prendere la Messa precedente che si celebra alle dieci.
E’ la domenica del gaudete e il celebrante indossa la pianeta color rosa, quella della gioia. Lo guardo, lo osservo e mi pare di riconoscerlo: ma certo! E’ il Maestro Marco Frisina! Oh che gioia ricevere la Santa Particola, nelle due specie, dalle sue mani! Io che amo cantare tra me e me a ogni minuto del giorno il suo “Eccomi!” e che lo ammiro.
Un dono davvero prezioso! E sempre lui, il Maestro, celebra la Messa successiva, quella delle undici e mezzo, che riempie la Basilica di credenti, curiosoni, amanti del be canto. Il motivo è presto detto: una volta al mese il Coro dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia anima la Santa Messa con quattro canti. Io a Messa sono già stata e quindi posso godermi la musica angelica. Felice, m’accorgo che, quando le voci possenti del coro intonano “Oh Salutaris Hostia”, mi par di vedere Gesù indossare la Corona Santa di Re dei Re… grazie. I prossimi appuntamenti, per chi fosse interessato:
11 gennaio
15 febbraio
15 marzo
19 aprile
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