Kafka in Vaticano, e gli Araldi (2). L’Ostilità del card. Braz De Aviz, Opacità e Incertezza. Infovaticana.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Infovaticana, che ringraziamo per la cortesia, sullo straordinario trattamento riservato dal Vaticano agli Araldi del Vangelo, puniti senza accuse, senza prove e sena possibilità di difendersi dalla Congregazione che si occupa di vita religiosa. Stilum si è occupato del caso in questo articolo. Buona lettura e diffusione.

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Il cardinale João Braz de Aviz: l’uomo che ha diretto e plasmato il commissariamento contro gli Araldi del Vangelo

 

Di INFOVATICANA | 26 novembre 2025Gli Araldi del Vangelo, associazione internazionale riconosciuta dalla Santa Sede nel 2001, dal 2017 stanno affrontando un processo eccezionale: prima una visita apostolica e poi un commissariamento pontificio imposto nel 2019. Il caso, uno dei più complessi e controversi degli ultimi anni, è presentato nel libro *Il Commissariato degli Araldi del Vangelo: Cronaca degli eventi 2017-2025*. Sanzionata senza dialogo, senza prove, senza difesa, è una storia segnata da decisioni contraddittorie, silenzi amministrativi, critiche per la mancanza di trasparenza e un prolungato clima di sfiducia tra Roma e l’istituzione.

In questo scenario, una figura concentra la maggior parte della responsabilità e della direzione del processo: il cardinale João Braz de Aviz , prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica (DIVCSVA) per tutto l’intervento.

Ciò che il libro ricostruisce non è solo il suo ruolo formale, ma anche il contesto delle sue decisioni, il suo atteggiamento personale nei confronti degli Araldi e l’influenza decisiva che esercitò per anni. Infovaticana presenta una ricostruzione del profilo di Braz de Aviz basata sul lavoro del Professor Dr. José Manuel Jiménez Aleixandre e di Suor Dr. Juliane Vasconcelos Almeida Campos.

Un prefetto con il controllo assoluto del processo

In qualità di prefetto del dicastero responsabile per la vita consacrata, il cardinale Braz de Aviz ha guidato la visita apostolica e ha avuto l’ultima parola nella decisione di imporre un commissario. La sua firma appare sui documenti chiave. È stato lui a dichiarare conclusa la visita apostolica il 3 ottobre 2018, in una comunicazione interna indirizzata ai visitatori. Tuttavia, gli Araldi stessi non hanno mai ricevuto questa notifica e un anno dopo lo stesso atto giuridico è stato ripetuto nel decreto del 21 settembre 2019, che ha anche decretato l’intervento. Secondo il libro, questa duplicazione della chiusura della visita manca di una chiara giustificazione e riflette la gestione irregolare che ha caratterizzato l’operato del dicastero.

Durante questo periodo, il cardinale mantenne le distanze sia dagli Araldi sia dallo stesso commissario pontificio. L’istituzione fece diversi tentativi di incontrarlo, tutti invano. Persino il commissario, il cardinale Raymundo Damasceno , dichiarò di essere stato talvolta respinto. Braz de Aviz diceva spesso semplicemente: “Voi siete i commissari, arrangiatevi”, rivelando il suo distacco dal processo da lui stesso avviato.

Un’animosità precedente che dà il tono

Il libro fornisce testimonianze che dimostrano come l’atteggiamento del cardinale nei confronti degli Araldi non abbia avuto inizio con la visita apostolica, ma molto prima. Anni prima di assumere l’incarico a Roma, quando era ancora arcivescovo in Brasile, reagì con disgusto alla sola menzione dell’istituzione. Secondo il racconto di un avvocato che ebbe a che fare con lui, il cardinale arrivò addirittura ad affermare:

“Non provo simpatia per quell’istituzione… Il problema è che non ne sopporto la purezza.”

Questa frase, riprodotta nel libro, rivela un rifiuto preventivo di qualsiasi valutazione canonica, basata su considerazioni personali piuttosto che giuridiche.

Un decennio dopo, già insediato in Vaticano, un altro cardinale brasiliano, José Freire Falcão, confermò che la posizione di Braz de Aviz era rimasta immutata. Nella sua testimonianza, affermò che era impossibile aprire una sede degli Araldi del Vangelo a Brasilia mentre si trovava in diocesi “perché li odia”. Questo tipo di dichiarazioni, incluse nel libro, rafforzano la tesi secondo cui l’animosità personale avrebbe preceduto e condizionato l’intero processo ufficiale.

Decisioni che cambiano il corso dell’intervento

Il peso di tale atteggiamento si è riflesso in decisioni chiave. Dopo aver dichiarato conclusa la visita apostolica senza avvisare i visitatori, il cardinale ha firmato il decreto che imponeva il commissariamento nel 2019. Il libro osserva che, ancor prima di questo atto formale, il prefetto aveva comunicato ai critici dell’istituzione che intendeva inviare un commissario dopo Pasqua. Una giovane donna appartenente a un gruppo di opposizione ha affermato di aver ricevuto questa informazione direttamente dal cardinale in un’udienza privata nell’aprile di quell’anno. Questo resoconto suggerisce che la decisione fosse stata presa in anticipo, senza attendere i consueti processi di discernimento istituzionale.

Il rapporto del prefetto con i detrattori contrasta nettamente con l’indifferenza mostrata nei confronti degli Araldi e del commissario stesso. Il cardinale Damasceno spiegò in un incontro che Braz de Aviz non poteva influenzare il commissario, ammettendo persino che il prefetto era “di parte” e che questa parzialità metteva in discussione la credibilità del processo. Il commissario chiarì che la sua missione proveniva dall’autorità del Papa, non del prefetto, e che non era obbligato a seguire direttive che avrebbero distorto il lavoro affidatogli.

Uno stile di governo che genera opacità e incertezza

Il libro descrive il cardinale Braz de Aviz come un prefetto che ha agito con segretezza, mancanza di dialogo e decisioni unilaterali. Il suo rifiuto di incontrare gli Araldi, il rifiuto di incontrare il commissario nei momenti chiave e la duplicazione degli atti legali hanno alimentato la percezione di un processo opaco. Inoltre, non è riuscito a fornire spiegazioni chiare sui presunti motivi dell’intervento del commissario, che non sono mai stati formalmente comunicati alle persone interessate e che, secondo il testo, sono insostenibili alla luce dei resoconti ufficiali ottenuti durante la visita apostolica.

A ciò si aggiungeva la contraddizione tra le sue parole e le sue azioni: da un lato, esigeva correzioni e controlli; dall’altro, ignorava i rapporti del commissario e preferiva incontrare persone esterne al processo formale, molte delle quali legate a gruppi critici nei confronti degli Heralds. Secondo l’autore del libro, questo stile di governo indeboliva la legittimità dell’ufficio del commissario e rendeva praticamente impossibile una risoluzione ordinata della questione.

 

La figura determinante in un processo prolungato

 

Il cardinale João Braz de Aviz non solo ha diretto l’intervento contro gli Araldi del Vangelo dall’autorità del suo ufficio, ma ne ha anche influenzato lo svolgimento con un atteggiamento critico personale nei confronti dell’istituzione. Il suo approccio, caratterizzato da silenzio, decisioni incomplete e una marcata distanza dai diretti interessati, ha prolungato l’incarico del commissario e ha contribuito a creare un clima di sfiducia da cui l’istituzione non è ancora uscita. Per chi legge il caso da una prospettiva esterna, il nome del prefetto appare come il filo conduttore di tutti i momenti decisivi, e la sua figura come il fattore umano che ha pesato maggiormente sull’evoluzione – o sulla stagnazione – del processo.

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