Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione questo mini-reportage da un’istituzione che ha dato a Milano centinaia e centinaia di creatori di lavoro e prosperità. Buona lettura e diffusione.
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Più o meno di fronte alla stupenda Basilica delle Grazie a Milano c’è un piccolo grande Museo con il pomposo nome di Museo Pio Albergo Trivulzio e s’apre al numero 57 di Corso Magenta. La mostra permanente che più popolarmente si chiama Museo Martinitt e Stelline, con entrata gratuita, si compone di poche stanze dove si respira l’atmosfera di un tempo che fu, cioè di quando gli orfanelli, in divisa e rimessi a nuovo, trovavano dove vivere e imparare un mestiere. Una passeggiata nel passato, quando l’educazione era fresca di bucato, i maestri facevano i maestri senza gender e scemenze simili e i bambini erano in divisa e divisi, di qui le bimbe di là i maschietti.
Prima di andare avanti mi reco sul sito del Museo. E scopro, sì, scopro che posso darvi, Deo gratias, una bella notizia perché il 21 settembre, grazie all’ottava edizione della festa dei piccoli Musei, il nostro rimarrà aperto dalle 10 e 30 fino alle 18 e 30 e che, alle 15 e 30, ex martinitt ed ex stelline in carne e ossa saranno le vostre guide e vi racconteranno in viva voce come giocavano, come si divertivano, come studiavano e imparavano ai loro tempi. Ah se fossi a Milano!
Ecco fatto, ho dato la notizia e ora, un salto indietro ed eccomi nel bel giorno in cui il museo l’ho visitato. E copio e incollo quanto scrissi allora perché è valido anche oggi. Avanti. Un museo da visitare perché Martinit e stelline erano (e in parte sono ancora) una vera e propria istituzione milanese. Le stanze dove curiosare si snodano su due piani e, prima di cominciare, seduti davanti a un video, ecco tutta la storia di questi due orfanotrofi che hanno dato a Milano la sua operosità, la tecnica e anche nomi illustri. Come Angelo Rizzoli, famoso editore, che proprio nell’orfanotrofio – che sorgeva vicino alla Chiesa di San Martino (ecco il motivo del nome martinitt…) – si è fatto le ossa per la sua futura gigantesca impresa.
Ci sono molti ritratti di benefattori e alcune frasi famose dello scrittore Emilio De Marchi (che ho sempre amato tantissimo nei suoi racconti brevi e che vi consiglio di leggere) che, al Martinitt, fungeva da pedagogista e consigliere. Non lo sapevo! Bellissima la stanza (ricostruita fedelmente) del cucito per le stelline (così chiamate in onore di Santa Maria della Stella, un’altra chiesa) e l’aula con i banchi e la lavagna dove si imparavano anche calligrafia e “diritti e doveri” (non solo diritti, come avviene ora…). Sì, ho fatto parecchie fotografie che qui allego. Ecco, passo e chiudo e vi saluto con l’inchinetto che facevo alle sister dell’Istituto Mater Dei.
Non prima di dirvi che il mio “Dormi Cecilia” ha superato la prima boa delle sessanta copie preordinate e sarà comunque un volumetto. Magari una rarità per chi lo ha scelto tra migliaia di titoli, preordinato, aspettato e – lo spero – amato
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