Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo racconto delizioso su come si svolsero le cose nel Giardino dell’Eden, il giorno dopo…Buona lettura e condivisione.
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Si svegliarono, Ado ed Evi, ed erano ancora nel bel giardino dove il buon Padre abitava. I bei monti azzurrini e violacei, in lontananza, si specchiavano nel lago tutto fremente per il tenero vento che lo baciava. Gli animali, laggiù, sulle sponde bevevano, beati, acqua pura. Era mattina, molto presto e se la bellezza all’intorno non era mutata, non così – lo sentivano – il loro cuore. Una strana corteccia come di sughero, che prima della notte non c’era, invitava i due a vivere non più nella piuma amorevole del cuore ma di risalire più in alto e abitar nella testa lì dove s’aprivano le orecchie, la bocca e dove entravano i pensieri. “Dov’è nostro Padre?”, domandò, ansioso, Ado. Evi ebbe un sussulto. Che non ricordi che cosa è accaduto, si disse, e tacque. “A, vero – fece, poi, Ado – ci ha abbandonati”.
Il silenzio intorno fu rotto da una voce che subito riconobbero come quella del serpente che aveva offerto loro il pomo. “Ben svegliati, cari i miei piccioncini!”, sibilò strisciando ai loro piedi e arrotolandosi in due giri sul polpaccio di Evi, che gridò. “Oh bene, bene, abbiamo anche paura, carina, mi fa tanto piacere!”.
Poi guardandoli fissi negli occhi disse, trionfante: “Ora Paparino addio, siete miei!”. Ma Ado scoppiò a ridere. “Tuoi un corno, brutto cobra verde! E lascia stare Evi, vattene via”. Rise il serpente e srotolandosi dalla gamba della donna, con la sua brutta cresta verde appuntita, sparì nel folto del bosco. Ado ed Evi si abbracciarono. Tutto sommato, starsene soli soletti, era una bella cosina. Potevano fare come volevano, divertirsi, mangiare tutti i pomi dell’albero e…
E ora lasciamoli, i due illusi, nel loro eden perduto e seguiamo il serpente nel bosco dove, con un brutto gruppetto di aiutanti rossi e verdi, mette a punto la sua strategia. Facciamo silenzio e ascoltiamo. Trattenendo il respiro. “Bene, bene, ascoltate. Il gioco sarà facilissimo perché i poveri illusi, cioè Ado, Evi e tutti quelli che verranno dopo di loro, nella memoria avranno un eden perduto e cercheranno di tornarvi.
Ma noi, noi faremo un gioco di prestigio, visioni e false realtà per tenerli ben lontani dal ritorno, dalla conversione. Per prima cosa insegneremo loro, in tutte le maniere, che i piaceri della carne sono il paradiso, spingendoli a bramare la gioia effimera del corpo che invece li perderà. Secondo poi chiuderemo per sempre, indurendo con la vile corteccia il loro cuore, la strada che porta allo Spirito e al Padre, che li aspetta lassù. Abiteremo nei loro pensieri, li tenteremo con lusinghe e promesse…
Tutto, tutto dovrà essere materiale, bubbole e fantasticherie saranno i moti dell’anima. Inventeremo false medicine per curare i corpi dove abitano anime ferite. Li drogheremo, li intossicheremo, li riempiremo di falsi desideri. Li terremo sempre in basso, impedendo alla loro anima di unirsi a quell’altro, al nostro nemico. In questa trappola finirà gran parte dell’umanità che inseguirà le mode, la massa, le nostre false promesse fino a morirne. Per gli altri, per quelli pochi che, nonostante la nostra dottrina, continueranno a cercare più a fondo e sentiranno il richiamo della verità, inventeremo una strada segreta, un radioso sentiero che li condurrà alla “sapienza”, alla falsa sapienza del gullen. E saranno questi ultimi i nostri alleati per perdere i primi”.
S’alzò un braccino peloso e rosso pomodoro: “E come faremo a intrappolarli?”. Rispose: “Li renderemo fedeli, offrendo loro tutti i piaceri che desiderano, persino l’eterna giovinezza. E la corda si stringerà intorno a loro per sempre e chiederemo loro l’anima. Essi, seguendoci con fiducia, edificheranno un muro di mattoni che impedirà agli altri, a quelli della superficie, di raggiungere i piaceri che desiderano. Ingiustizie e soprusi saranno il cibo dei superficiali e il gusto della sopraffazione indurirà ancora di più il cuore dei nostri aiutanti”.
Risate corpose si levarono tra i tanti diavoli riuniti. “E ora via, al lavoro!”.
Uno di loro, levandosi in alto, fece una giravolta e si trasformò in una bella signora.
Portava in una valigia vesti d’oro e d’argento. Con quelle andò da Evi, che, con gli occhi sognanti, implorò Ado di prenderle per lei. “Vanno tanto di moda!”, disse.
Non era più nuda.
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