Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione su quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, oltre che a Gerusalemme Est. Buona lettura e condivisione.
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Il primo è questo post, che riporta purtroppo l’ennesimo assassinio di un giornalista da parte dell’esercito israeliano:

l giornalista Moataz Muhammad Rajab, cameraman e montatore del canale satellitare “Al-Quds Today”, è stato ucciso mercoledì 28 maggio da un attacco aereo che ha preso di mira il suo veicolo civile a Gaza City, uccidendo lui e altri 4 civili.
Con il suo assassinio sale e 233 il numero di giornalisti uccisi da Israele nel corso del genocidio a Gaza. Naturalmente, come per i civili, anche per i giornalisti il numero preciso delle vittime di Israele a Gaza è tutt’altro che completo, considerato l’altissimo numero di non registrate e l’altissimo numero di persone scomparse.
L’ufficio stampa governativo di Gaza ha esortato la Federazione Internazionale dei Giornalisti, l’Unione dei Giornalisti Arabi e le organizzazioni mediatiche di tutto il mondo a denunciare gli attacchi deliberati e le uccisioni di giornalisti e professionisti dei media palestinesi a Gaza.
Secondo lo studio Costs of War del Watson Institute for International and Public Affairs,dall’ottobre 2023 Israele ha ucciso in media 13 giornalisti al mese, superando il numero totale di giornalisti morti durante la guerra civile americana, entrambe le guerre mondiali, la guerra di Corea e quella del Vietnam (inclusi i conflitti in Cambogia e Laos), le guerre in Jugoslavia degli anni ‘90 e 2000 e la guerra in Afghanistan messe insieme.
Sono proprio i giornalisti locali ad essere più esposti a rischi, poiché il calo dei corrispondenti esteri occidentali ha costretto i media globali a fare maggiore affidamento sui reporter locali, che spesso operano con risorse e protezioni limitate.
#gazagenocide #palestine #journalistsarenottargets #getupreportnews
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Poi c’è questo post sull’iniziativa di più di 800 avvocati in Gran Bretagna:

Più di 800 avvocati hanno scritto a Keir Starmer chiedendo al primo ministro di imporre sanzioni al governo israeliano e ai suoi ministri e di considerare la possibilità di sospendere Israele dall’ONU per adempiere agli “fondamentali obblighi legali internazionali” del Regno Unito, riferisce il Guardian.
I firmatari dicono che in Palestina si commettono crimini di guerra, crimini contro l’umanità e gravi violazioni del diritto umanitario internazionale. La lettera cita le prove crescenti, inclusi i recenti commenti del ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich, che ha detto che l’esercito israeliano avrebbe “spazzato via” ciò che rimane della Gaza palestinese. Fa anche riferimento all'”assalto senza pari alle Nazioni Unite” e spiega come Israele vieti l’Unrwa e attacchi locali, proprietà e personale delle Nazioni Unite “vadano oltre le violazioni isolate. Si tratta di una sfida più ampia per lo stesso sistema di carta delle Nazioni Unite. ”
La lettera è stata firmata da avvocati, accademici e giudici anziani in pensione, inclusi ex giudici della Corte Suprema, che chiedono anche a David Lammy di fare di più per rivedere i legami commerciali esistenti, sospendere la roadmap 2030 per una più stretta partnership tra Regno Unito e Israele e imporre sanzioni commerciali.
La lettera continua: “Tutti gli Stati, compreso il Regno Unito, sono obbligati per legge a prendere tutte le misure ragionevoli in loro potere per prevenire e punire il genocidio, garantire il rispetto del diritto umanitario internazionale e porre fine alle violazioni del [diritto all’autodeterminazione]. Le azioni del Regno Unito finora non sono riuscite a soddisfare questi standard… Il mancato rispetto del diritto internazionale da parte della comunità internazionale nei confronti del territorio palestinese occupato contribuisce al deterioramento del clima internazionale di illegalità e impunità e mette a repentaglio il sistema giuridico internazionale stesso. Il vostro governo deve agire ora, prima che sia troppo tardi. ”
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Sulla stessa lunghezza d’onda questa diffida di dieci giuristi al Governo italiano:
Gaza, dieci giuristi diffidano il governo: “Non rinnovi l’accordo militare con Israele, rischia di contribuire a crimini”

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Questo articolo de Il Post invece mette in evidenza quelli che sono i reali obiettivi del governo di Tel Aviv, e cioè la pulizia etnica sia a Gaza che in Cisgiordania:
Israele ha approvato la più grande espansione delle colonie in Cisgiordania da decenni
Ce ne saranno ventidue nuove in diverse zone, tra cui alcune aree che erano state abbandonate nel 2005

Il governo israeliano ha approvato la creazione di ventidue nuove colonie in Cisgiordania, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma che da decenni Israele occupa illegalmente proprio tramite la costruzione di colonie (insediamenti che in molti casi assomigliano a piccole città). L’espansione appena approvata è la più grande negli ultimi decenni, ed è stata presentata giovedì dai ministri della Difesa Israel Katz e delle Finanze Bezalel Smotrich come parte di un piano a lunga scadenza di ulteriore crescita degli insediamenti.
Le ventidue colonie sorgeranno in vari punti della Cisgiordania: alcune sostituiranno quelli che vengono definiti “avamposti” (“outpost”), dove alcuni coloni si insediano autonomamente, occupando terreni e costruendo abitazioni, anche prima del riconoscimento da parte del governo israeliano (che comunque li tollera piuttosto apertamente). Altre invece saranno nuove: due sono a Homesh e Sa-Nur, due località della Cisgiordania da dove Israele si era ritirata nel 2005 (quando aveva anche abbandonato le colonie nella Striscia di Gaza). Il piano prevede anche nuovi insediamenti lungo il fiume Giordano e al confine orientale con la Giordania, con l’obiettivo dichiarato di aumentare il controllo militare del territorio.

Colonie in costruzione a Eli (AP Photo/Ohad Zwigenberg)
Da tempo i partiti di destra che sostengono il governo di Benjamin Netanyahu approvano progetti di espansione delle colonie e di occupazione più o meno completa della Cisgiordania.
Israele ha costruito circa 150 colonie in Cisgiordania da quando l’ha occupata, dopo la fine della Guerra dei sei giorni, combattuta nel 1967 contro una coalizione di stati arabi che in parte difendevano gli interessi dei palestinesi.

La colonia di Har Homa (AP Photo/Mahmoud Illean)
Oggi nelle colonie vivono fra le 500mila e le 700mila persone: molte hanno deciso di trasferirsi lì per motivi economici, per esempio per approfittare del basso costo della vita e degli immobili. Altre invece vivono nelle colonie per motivi religiosi e ideologici: credono che il territorio della Cisgiordania appartenga a Israele e vogliono quindi rivendicarlo attivamente. Sono generalmente persone vicine alla destra. Sempre più spesso compiono attacchi violenti contro gli abitanti palestinesi, a volte con l’aperto sostegno dell’esercito.
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Questo post – cliccate per il video – documenta come l’esercito israeliano attacca i giornalisti durante un raid militare.

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Questo post invece – cliccate per il video – documenta come i coloni aggrediscono giornalisti europei durante una marcia a Gerusalemme Est.

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A Gerusalemme Est i coloni hanno inscenato una manifestazione violenta, con la protezione dell’esercito, documentata da questo post de L’Espresso. Cliccate per il video.

Calci, spunti e insulti: “Morte agli arabi”, “Possa il tuo villaggio bruciare”. A Gerusalemme decine di giovani ebrei di ultradestra hanno aggredito (non solo verbalmente) residenti e commercianti musulmani nei vicoletti della Città Vecchia. Il tutto nel Giorno di Gerusalemme in cui si ricorda la riunificazione dopo la Guerra dei Sei giorni del 1967. Un gruppo di manifestanti ha anche fatto irruzione a Gerusalemme Est in un ufficio dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi.
Che la giornata sarebbe stata tesa era chiaro fin dalla mattinata, quando il ministro dell’estrema destra religiosa, Itamar Ben-Gvir, ha visitato il complesso delle moschee a Gerusalemme Est: “Sono salito sul Monte del Tempio per il ‘Giorno di Gerusalemme’ e ho pregato per la vittoria nella guerra a Gaza, per il ritorno di tutti i nostri ostaggi e per il successo del nuovo capo dello Shin Bet, il maggiore generale David Zini. Felice Giorno di Gerusalemme!”. Una visita, quella di Ben Gvir, condannata duramente dal ministro degli Esteri giordano, che l’ha definita un’“irruzione” e ha accusato l’esponente del governo israeliano di “pratiche estremiste”
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E c’è anche questo post di Jewish Voice for Peace:

Questo fine settimana, gli israeliani di estrema destra si sono infuriati attraverso Gerusalemme occupata in una marcia annuale progettata per affermare il dominio sullo spazio palestinese in città. Supportati dalla polizia e dallo Stato, avevano in mano bandiere israeliane, gridato slogan genocidi e commesso violenza e distruzione contro i palestinesi.
Questa “Marcia della bandiera” si svolge ogni anno nel “Giorno di Gerusalemme”, l’anniversario dell’occupazione militare israeliana di Gerusalemme nel 1967 e l’inizio della sua continua e illegale occupazione della Cisgiordania. Include slogan che celebrano la supremazia ebraica e il controllo sui palestinesi e sulla loro terra. Quest’anno, i manifestanti hanno sostenuto il genocidio palestinese e hanno attaccato i passanti palestinesi.
Come lo scorso anno, la natura fascista della marcia di quest’anno è stata intensificata dal genocidio in corso dei palestinesi a Gaza da parte dei militari israeliani. Questa brutalità contro i palestinesi a Gerusalemme e a Gaza è il risultato della stessa ideologia: il sionismo.
Il sionismo è l’ideologia su cui poggia il governo israeliano. Sostiene che la sicurezza degli ebrei richiede uno stato-nazione solo ebraico. I sionisti usano la strategia della pulizia etnica violenta per garantire il loro obiettivo di “massima terra, minimo palestinesi. ”
Alcuni cercheranno di cancellare le opinioni genocide e le azioni violente degli israeliani di estrema destra nella marcia della bandiera come “estreme. ” Sono “estremi” nella loro disumanità e nella loro audacia, ma non sono frange. Sono protetti attivamente dalla polizia israeliana e abilitati dallo stato.
Siamo dalla parte dei palestinesi in tutta la Palestina occupata, mentre resistono e resistono all’escalation di provocazioni razziste e attacchi alla loro terra e al loro patrimonio. La nostra lotta per la liberazione persisterà fino alla fine dell’apartheid israeliano, della pulizia etnica e del genocidio.
Cover slide by @palestinianyouthmovement

