Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito che ringraziamo di cuore offre alla vostra attenzione questa saporosa cronaca dal vero e dal vivo di Roma la mattina in cui hanno fatto i funerali al papa. Buona lettura e condivisione.
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“Oh che non ci sono i secchioni, stamane?”, chiede una signora, carica di buste e scatoloni, il viso nascosto dalla rumenta, a un giovane che butta dentro alla rinfusa la “monnezza” su un carretto con su il logo dell’azienda municipalizzata romana. “No, è morto il Papa”, risponde quello senza punto fermarsi. “Ma che c’entra con la raccolta della spazzatura?”, risponde, sgomenta, la signora. “Ma che ne so io!”, esclama il giovanotto che continua a caricare vetro, plastica, carta e compagnia cantando senza minimamente preoccuparsi delle preoccupazioni quotidiane di noi che, da cretini, differenziamo con metodo…
Anche questo succedeva a Roma, ieri, mentre a San Pietro si celebravano in pompa magna (evviva!) i funerali di Bergoglio, che nella bara (sì, cara Laura) portava le sue solite scarpacce nere… Sfilavano, lungo via Panisperna, a decine e in divisa gli uomini e le donne della Protezione civile, mentre, molto civilmente (si fa per dire), i cittadini depositavano la loro rumenta nell’angolo tra Panisperna e i Serpenti (dove di solito trovano i secchioni colorati), lasciando al futuro la sporcizia senza troppo pensarci su. Chissene.
Al supermarket invece, oh che siamo in Unione Sovietica? C’è la fila all’entrata… Nossignore, niente Russia, è il minuto di silenzio dedicato al Papa deceduto. A impedir l’entrata una cassiera molto compresa nel suo ruolo. Non ci credo: Roma, stamane, si è svegliata papalina, come tornata a prima del 1870! E il Papa su e giù e di sopra e di sotto. Mi fermo, penso.
No, non è proprio così, Benedetta: Roma si è risvegliata nel Signore! Sì, Bergoglio è morto e il Signore, nella Città Eterna, è Risorto. L’aria è più tersa, frizzantina, il cielo più azzurro, fa freddo, ma il cuore è al calduccio. Nella santa liturgia, nel latino, nei colori puri, nel lutto delle donne, nella bellezza ritrovata: tutto, ieri, a San Pietro (e per osmosi in tutta Roma) era del Re dei Re. A gloria solo Sua. Una lezione per i piccoli re della terra!
E nonostante il blablabla assurdo e assordante dei media e dei non credenti (che ora sembrano tutti esperti di cose vaticane, anche se poi cadono sulla dottrina di cui ignorano tutto) un venticello di libertà, una brezza, un ponentino romano sembrava ubriacare i cuori dei credenti, che danzavano di gaiezza. Lo ho letto nel viso di molti uomini di Dio (e alcuni mi hanno scritto, mettendo nero su bianco le mie impressioni), nei loro gesti, nel sorriso radioso ritrovato. Sì, per anni han dovuto difendere l’indifendibile, el caudillo, l’uomo insieme dei poveri e dei rotschild, e ora è finita! Al de mortuis nihil nisi bene ci pensi il tiggiuno!
Il despota argentino, le cui grida indispettite a volte (come mi hanno raccontato in viva voce) arrivavano da Santa Marta fino ai Musei Vaticani, l’uomo che di Gesù ha osato dire che “faceva lo scemo” e che ha fallito e della Madonnina che era “una donna di strada”, non c’è più.
Adesso è tempo di pregare affinché lo Spirito Santo ispiri ai cardinali riuniti alla Sistina il nome di un Dolce Cristo in terra. Preghiamo, preghiamo!
E ora una noticina di colore che mi è arrivata fresca fresca dalla Santa Messa vespertina di ieri, alla quale partecipa sempre un giovane papà i cui figliolini sono pueri cantores. Il secondo ragazzino, che a volte è con noi alla funzione, cantava in piazza San Pietro, quando, d’un tratto, si sente apostrofare da un signore alto, dai capelli d’oro, che gli dice: “Thank you” e sorride. Era il Presidente Trump!
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