Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, la nostra Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo viaggio nei Sepolcri del Venerdì Santo di quando era bambina. Buona lettura e condivisione.
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Il venerdì Santo, con mia mamma giovane e io bambina, passavamo a vedere i sepolcri fioriti dove dormiva per quarantore Nostro Signore, che poi doveva risorgere nel bel giorno di Pasqua, mentre le campane, voce di Dio, suonavano a distesa, pettinando il cielo. Sette dovevano essere e sette erano infatti e tutti disegnati in un compasso intorno a casa nel Rione Miani, che si distende a Mezzogiorno di Roma, e da dove, col cielo terso si vedono anche i Castelli.
Più vicina a Via Beccari, dove abitavamo, era Santa Marcella, poi avanti fino alla stupenda San Saba, disegnata in color mattone, e tutta raccolta in sé come a nascondere il suo segreto e poi, in salita, all’Aventino, fino a Santa Prisca e dopo a tutte le altre stupende chiese alte sul colle che vide i gemelli far gli auguri con gli uccelli e Remo poi perire A Sant’Alessio, quasi in corsa, dalla porticina magica sulla sinistra, esplodevo in un giardinino segreto che s’affacciava (e ancora lo fa) sul biondo Tevere, il quale scorreva silenzioso e amico nella Gran Corrente del Signore.
A ogni sosta, mia mamma, compunta e serena, si inginocchiava, il foulard di seta stretto attorno all’ovale del viso, le cocche ballerine sul mento in un fiocco allegro. E orava, le labbra si muovevano appena come in un brivido. La osservavo, in preghiera, di profilo e di lei mi pareva di vedere solo il naso. Io, nauseata a volte dall’odore forte e acre dei fiori un poco avanti nella loro gemma, la imitavo, solenne, le manine giunte, lo sguardo a Dio, ma un piede era sempre fuori posto, una molla, pronto a scattare e a schizzar via, appena indovinavo nel movimento di lei l’ora di passare al prossimo sepolcro. Io, non Gesù, (devo ammetterlo ora che, invece, L’amo, l’adoro, credo in e spero in Lui) ammiravo, ma mia madre che allora era, davvero in compasso, il giro completo della mia vita e oggi, nel compiere il rito nostro antico (che non ho mai dimenticato) dei Sepolcri, l’ho per dire così, portata in tasca e con me, stretta al mio bel rosario rosa e anche se i sepolcri ora, non so perché, sono permessi (credo sia così e non me lo spiego) solo nelle parrocchie, io, lo stesso, ho visitato le mie chiese e in quelle nude ho chiuso gli occhi stretti stretti, ricordando i sepolcri di allora. Bianchi, ricamati di rose, deliziosi nei ceri accesi che tremolavano al veno del va e vieni, adorni di pizzi e trine, e tutti splendenti d’amore. Così essi, nella mia preghiera, ritornavano vivi anche nell’ odore acre dei fiori e io di nuovo bambina.
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