|
PARTE SECONDA IN CINQUE CAPITOLI
|
| Bolscevismo e antisemitismo |
Già nei primi mesi dell’aprile 1918 in Russia si era creato un clima di tensione intorno alla questione ebraica. Per prevenire ogni reazione contro la preponderanza ebraica nella rivoluzione russa, la giudeo/massoneria montò artificiosamente una campagna sulla presunta propaganda antisemita dei fautori dei pogrom scoppiati allora in Russia, che però, in realtà, non si erano verificati in quei tempi contro gli ebrei, ma contro i cristiani e le loro chiese; perciò, si sottolineava la necessità di organizzare sedute speciali, in seno ai Soviet, sulla lotta contro l’antisemitismo. Tuttavia, bisognava trovare un colpevole numero uno, cui era necessario spezzare le ossa e furono trovati i sacerdoti ortodossi e cattolici, eredi dell’autocrazia zarista. Insomma, si fece ricadere sui cristiani la responsabilità dei pogrom, che invece erano stati scatenati dai bolscevichi in maggioranza israeliti, esattamente per evitare di far apparire la preponderanza schiacciante (98%) dell’elemento ebraico nella Rivoluzione sovietica del 1917. Inoltre, i cristiani venivano non solo accusati di antigiudaismo dalla propaganda bolscevica, ma anche penalizzati giuridicamente e pesantemente, in base a leggi speciali e gravemente repressive sulla lotta all’antisemitismo.
Fu così che “il 27 luglio 1918 il “Sovnarkom” (Consiglio dei Commissari del Popolo dell’Urss o “SNK”) promulgò una legge speciale sull’antisemitismo, firmata da Lenin, in cui si mettevano fuori legge gli antisemiti propagatori dei pogrom” (cit., p. 113). Ma, come spiega Solgenitsin, il significato della parola “fuorilegge” in quei tempi significava “condanna a morte”. |
| Come abbiamo visto sopra, per Lenin, gli ebrei avevano salvato la rivoluzione di ottobre e anche l’Enciclopedia giudaica concorda con questa opinione (Piccola Enciclopedia Giudaica, Gerusalemme, 1976, vol. IV, p. 766). Tuttavia, questa tesi divenne un boomerang nelle mani dei controrivoluzionari che vedevano, così, rafforzata la loro teoria del complotto giudaico/bolscevico (cit., p. 114). Solgenitsin cita e fa proprio il pensiero di Sergej Bulgakov, che nel 1941 scriveva: “Non bisogna imputare tutto agli ebrei, ma non bisogna minimizzare nemmeno la loro influenza” (cit., p. 116), al che Solgenitsin aggiunge: “A partire dal 1918 e ancora per una quindicina di anni, gli ebrei che hanno aderito alla rivoluzione hanno svolto anche la funzione di martello, almeno una gran parte di loro” (cit., p. 118).La rivoluzione menscevica di febbraio aveva già concesso agli ebrei la piena eguaglianza e la libertà totale, ma una volta dilagata la violenta rivoluzione di ottobre gli ebrei ex-menscevichi cambiarono rapidamente di cavallo e si lanciarono al galoppo col bolscevismo (cit., p. 119).L’internazionalismo rivoluzionario, padre del Mondialismo odierno, la rivoluzione mondiale e permanente, l’utopia millenarista della felicità su questa terra con l’esclusione dell’aldilà sono stati i “dogmi” che hanno compattato bolscevichi ed ebrei, che sognavano di costruire “il Mondo nuovo della felicità universale” (cit., p. 124 e 125).Bolscevismo o sionismo? Tuttavia, verso il 1919 vi fu una divaricazione presso l’ebraismo in Russia. Infatti, “con la dichiarazione Balfour (2 novembre 1917), che gettava le basi di uno Stato ebraico indipendente, 1°) una parte della nuova generazione ebraica prese la strada sionista di Herzl e di Jabotinski; mentre 2°) l’altra (che è la più grande) ha ceduto alla tentazione ed è venuta ad accrescere i ranghi della banda bolscevica di Lenin-Trotskij-Stalin. Infatti, la strada di Herzl appariva allora lontana, irreale; mentre quella di Trotskij permetteva agli ebrei di conquistare una statura immediata e di diventare immediatamente, in Russia, una nazione con pari diritti e persino privilegiata” (cit., p. 133). |
| È per questo motivo che nel 1924 gli autori dell’antologia “La Russia e gli ebrei” scrissero: “Non tutti gli ebrei erano bolscevichi e non tutti i bolscevichi erano ebrei, ma oggi non c’è affatto bisogno di provare la parte enorme, la partecipazione zelante degli ebrei al martirio imposto a una Russia resa esangue dai bolscevichi. Sino ad allora i russi non avevano mai visto ebrei alle leve di comando” (cit., p. 139). Ricapitolando Prima di affrontare il tema della guerra civile russa (1919-1922) è bene fermarci un momento a riflettere su quanto visto sino ad ora per trarne qualche lezione. Con i sussidi delle banche ebraiche/americane (Schiff e Warburg) lo zarismo era stato rovesciato e la rivoluzione era iniziata in Russia, prima (febbraio 1917) in maniera moderata con i liberali e sùbito dopo con Kerenskij e i menscevichi; poi in maniera radicale (ottobre 1917) con Lenin e i bolscevichi. Contemporaneamente la rivoluzione massonica dell’Europa occidentale riuscì ad eliminare l’impero austroungarico, arrivando al rifiuto – da parte di Inghilterra, Francia e soprattutto Usa – di firmare una pace separata con l’Austria come era stato proposto nell’agosto 1917 dall’imperatore Carlo I, successore di Francesco-Giuseppe († 21 novembre 1916), appoggiato da papa Benedetto XV. |
La rivoluzione russa, come spiega Solgenitsin, ha incarnato lo spirito della rottura radicale tra la mentalità, la cultura e la religione della “vecchia Russia” e la “nuova Russia” sovietica. Ora, Solgenitsin e Putin non sono eredi della mentalità bolscevica, ma di quella della “vecchia Russia” di Dostoievsky, che è patriottica e religiosa. Il bolscevismo ha mirato alla rivoluzione mondiale e per far ciò è stato aiutato dai governi liberaldemocratici europei (Inghilterra e Francia) e soprattutto dagli Stati Uniti d’America sia nel 1917/18 sia nel 1943/45. L’incompatibilità radicale tra bolscevismo e cristianesimo è stata ben messa in luce da Pio XI nell’Enciclica Quadragesimo anno (15 maggio del 1931) che ha scritto: “Il socialismo che ha per padre il liberalismo e per erede il bolscevismo è incompatibile con la religione cristiana”.Infatti, il comunismo odia Dio, definito blasfemamente da Lenin “il nemico personale della società comunista”. Dostoevskij prima come poi anche Solgenitsin e Putin hanno ben capito la natura luciferina del comunismo, che “vorrebbe ricostruire la Torre di Babele senza Dio non per raggiungere il cielo dalla terra, ma per abbassare il cielo sino alla terra” (I Fratelli Karamazov) e questo è il medesimo spirito che caratterizza il talmudismo.Inoltre, il collettivismo comunista vuole spersonalizzare l’essere umano sostituendogli un’entità collettiva, per poter uccidere nell’uomo l’immagine di Dio personale e trascendente.
Oserei dire che la società contemporanea ha raggiunto questo scopo grazie al Sessantotto in cui si è unito il freudismo e lo strutturalismo col comunismo e grazie a Nietzsche si è avanzati verso il tentativo dell’uccisione di Dio per dar posto al superuomo che poi è diventato una larva di uomo, distrutto dalle droghe, dalla musica pop, dall’alcool e dalla sessualità disordinata e sfrenata. Il comunismo materialista di Stalin non era riuscito a distruggere l’anima degli uomini, ma il freudismo che si infiltra nelle profondità dell’anima ha ottenuto il suo scopo. Non deve destare meraviglia il fatto che il comunismo bolscevico sia stato favorito dal giudaismo talmudico e dal super-capitalismo massonico occidentale. Infatti, l’uomo di Stato inglese Disraeli diceva: “I governi di questo secolo non hanno solo a che fare con i re, i ministri, ma anche con le società segrete”, la regina delle quali è la massoneria e il padre di essa è il giudaismo talmudico. La tirannia di oggi è molto più potente, universale e penetrante di quella bolscevica perché (con il Sessantotto) è entrata in interiore homine.
Il Presidente statunitense Eisenhower in un discorso all’Onu (22 settembre 1960) ha detto: “Prevediamo un’unica comunità mondiale. Immaginiamo il nostro obiettivo non come un super-Stato al di sopra delle nazioni, ma come una comunità mondiale che le abbracci tutte”.Due problemi simili: sionismo e bolscevismo. |
|
Un problema contiguo a quello del bolscevismo è quello del sionismo. Jacques Bordiot (Le pouvoir occulte fourrier du communisme, Chiré-en-Montreuil, éd. Chiré, 1976, p. 105) scrive che nel 1916 fu firmato a Londra un patto segreto, firmato dal colonnello House (che lo aveva redatto assieme a Louis Brandeis) dietro incarico del Presidente americano Wilson, secondo il quale gli Usa si sarebbero impegnati ad entrare nella Prima Guerra mondiale (cosa che avvenne il 16 aprile 1917) a fianco dell’Inghilterra, se quest’ultima si impegnava a concedere la Palestina ai sionisti (ciò che avvenne il 2 novembre 1917), pur avendola già promessa agli arabi. La rivoluzione russa, come tutte le rivoluzioni, non fu l’esplosione spontanea di una rivolta popolare, ma fu il risultato di una manipolazione dell’intellighenzia russa occidentalizzata e non slavofila. Infatti, in Russia 1°) vi erano molti intellettuali che avevano assorbito la cultura liberale e illuministica occidentale e volevano occidentalizzare la Russia; mentre 2°) altri – come oggi Solgenitsin e Putin – volevano restare fedeli allo spirito cristiano e alla cultura patriottico/tradizionale della “vecchia Russia”. Già nel 1885 numerosi “club” si unirono in una “Unione per la liberazione della classe operaia” diretta da Lenin, che nel 1903 si trasformò nel Partito social-democratico, diviso in due fazioni: i bolscevichi (o “maggioritari”) sotto Lenin e i menscevichi (o “minoritari”) capitanati da Martov. Essi furono finanziati dal banchiere Jacob Schiff padrone della banca Kun Loeb & company ed anche dalle banche Morgan, Lazare e Rothschild.Inoltre, i governi tedeschi, inglesi e statunitensi aiutarono sia Lenin che Trotskij a far cadere lo zar provocando uno “spontaneo” sollevamento popolare facendo leva sul malcontento reale per i rovinosi rovesci bellici subiti dalla Russia nel 1905 e nel 1915. |
|