Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un lettore fedele del nostro sito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni uslla prima enciclica di papa Prevost. Buona lettura e condivisione.
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Una nuova cristianità o una nuova religione? Riflessioni su Magnifica Humanitas
di Giulio Ferri
Negli ultimi giorni ho letto con attenzione due analisi particolarmente severe dedicate all’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.
La prima è l’ampio saggio di Matthew McCusker pubblicato su LifeSiteNews, significativamente intitolato “Leo XIV’s Magnifica Humanitas: a blueprint for the destruction of the Catholic Church”. La seconda è un intervento del Vescovo Joseph Strickland critica su PillarsOfFaith.net e apparso in italia su Gloria.tv, che sviluppa critiche analoghe da una prospettiva tradizionale.
Entrambi i testi condividono una convinzione di fondo: il problema principale dell’enciclica non sarebbe ciò che essa afferma sull’intelligenza artificiale, ma il progetto ecclesiale e antropologico che emergerebbe tra le sue righe.
Secondo gli autori, Magnifica Humanitas non andrebbe letta semplicemente come un documento sulla tecnologia. L’intelligenza artificiale costituirebbe piuttosto il contesto entro cui Leone XIV proporrebbe una nuova visione della Chiesa, della società e della missione cristiana.
Il punto da cui parte McCusker è significativo. L’enciclica si apre contrapponendo due immagini: la Torre di Babele e una nuova città nella quale Dio e l’umanità abitano insieme. Per il Papa, questa alternativa rappresenterebbe la grande scelta della nostra epoca. Ma l’autore osserva che, nel corso del documento, questa “nuova Gerusalemme” non viene descritta principalmente come la realtà soprannaturale annunciata dall’Apocalisse, bensì come una società terrestre più giusta, inclusiva e solidale.
Da qui nasce la prima critica fondamentale.
Secondo LifeSiteNews, l’enciclica opererebbe una progressiva sostituzione del fine soprannaturale della Chiesa con un fine prevalentemente temporale. La costruzione di una società più umana, più partecipativa, più inclusiva diventerebbe il centro del discorso, mentre temi tradizionalmente centrali come la conversione, la salvezza delle anime, il giudizio, la vita eterna e la lotta contro il peccato occuperebbero uno spazio marginale.
Gli autori sottolineano inoltre un dato simbolicamente rilevante: l’enciclica utilizzerebbe frequentemente l’espressione “Chiesa sinodale”, mentre il riferimento alla Chiesa cattolica come realtà visibile, gerarchica e depositaria della verità apparirebbe attenuato. Per i critici, non si tratterebbe di una semplice scelta terminologica, ma dell’indizio di una trasformazione più profonda dell’autocoscienza ecclesiale.
Un secondo tema riguarda il concetto di dialogo.
Leone XIV presenta il dialogo come dimensione essenziale della vocazione ecclesiale. McCusker contesta questa impostazione sostenendo che la missione primaria affidata da Cristo alla Chiesa non sarebbe il dialogo, bensì l’annuncio autorevole della verità rivelata. A suo giudizio, il rischio è che la Chiesa venga progressivamente percepita non più come maestra che insegna, ma come interlocutrice che accompagna processi sociali e culturali.
Un’altra critica ricorrente riguarda la centralità attribuita ai poveri, ai migranti, agli esclusi e ai gruppi vulnerabili.
L’enciclica insiste molto sulla necessità di porre gli ultimi al centro della costruzione sociale. I suoi detrattori non contestano il dovere evangelico della carità, ma sostengono che il linguaggio utilizzato rischi di sostituire simbolicamente Cristo stesso con categorie sociali. In questa prospettiva, la “pietra angolare” della nuova civiltà non sarebbe più Gesù Cristo, ma le vittime della storia.
Anche il tema dell’intelligenza artificiale viene letto in modo critico.
Va detto che numerosi osservatori esterni hanno interpretato Magnifica Humanitas come un’importante riflessione etica sul potere tecnologico, sulla concentrazione dei dati, sulla dignità umana e sui rischi del tecnocratismo. L’enciclica denuncia infatti la concentrazione del potere digitale, l’automazione incontrollata, le armi autonome e nuove forme di sfruttamento economico.
Tuttavia gli autori di LifeSiteNews e Gloria.tv sostengono che il vero centro del documento non sia la tecnologia ma un nuovo umanesimo.
Secondo loro, l’uomo di Magnifica Humanitas appare anzitutto come soggetto sociale da proteggere, includere e valorizzare. Meno evidente sarebbe invece l’uomo come peccatore bisognoso di redenzione. L’attenzione ai meccanismi economici, politici e tecnologici finirebbe per oscurare il dramma spirituale della caduta e della salvezza.
Particolarmente importante è il confronto che McCusker istituisce con Leone XIII.
L’autore mette a confronto Magnifica Humanitas con Rerum Novarum e soprattutto con Humanum Genus. Secondo la sua lettura, Leone XIII affrontava i problemi sociali mantenendo però costantemente il primato della vita eterna e della salvezza dell’anima. In Magnifica Humanitas, invece, il baricentro sembrerebbe spostarsi verso la costruzione di una società giusta all’interno della storia.
Da qui nasce la conclusione più radicale dei due articoli.
Essi vedono nell’enciclica non un semplice sviluppo della dottrina sociale cattolica, ma il manifesto di una trasformazione ecclesiale profonda: il passaggio dalla Chiesa missionaria tradizionale a una “Chiesa sinodale” impegnata soprattutto nella costruzione di una fraternità universale. Per gli autori, questa trasformazione costituirebbe una rottura con la tradizione cattolica e il culmine di un lungo processo iniziato decenni fa.
La vera questione, dunque, non è se l’intelligenza artificiale rappresenti o meno una sfida importante. Lo è certamente.
La vera questione è allora un’altra.
Quando un’enciclica di oltre quarantamila parole dedica una straordinaria attenzione alle strutture economiche, tecnologiche e sociali del mondo contemporaneo, ma parla molto meno del peccato, della grazia, della conversione, della vita eterna e della regalità di Cristo, è inevitabile domandarsi quale sia il centro teologico dell’intero progetto.
Una Chiesa può e deve parlare dell’uomo.
Ma smette di essere pienamente se stessa quando non parla più anzitutto di Dio.
Perché il cristianesimo non è nato per costruire una civiltà più efficiente, più inclusiva o più sostenibile.
È nato per annunciare che Cristo è morto e risorto per la salvezza del mondo.
E ogni volta che questo centro si attenua, anche le intenzioni più nobili rischiano di perdere il loro orientamento.
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9 commenti su “Una Nuova Cristianità o una Nuova Religione? Riflessioni su Magnifica Humanitas. Giulio Ferri.”
Ma veramente l’enciclica afferma che il digitale e’ “un nuovo continente da evangelizzare”? Mi era sfuggito.
E poi un “nuovo continente”? Da dove sara’ mai emerso? Dai mari o dall’ Inferno?
E nel secondo caso qualcuno pensa di poter evangelizzare il Diavolo?
E forse “donPP” pensa che proprio quelli che hanno scritto l’enciclica (se umani) saranno i “missionari generosi e maturi nella fede”?
“e-UA e-UA e- UA …”(grande risata digitale)
Il santo Vangelo è pieno di contrasti e ciò mi suggerisce che solamente Gesù sa insegnare la VERITÀ salvifica, contro tutti gli opportunismi umani.
Poveri: Gesù non ha messo al centro dei suoi insegnamenti “i poveri” ma piuttosto il dovere di fare conoscere il messaggio di vita eterna, e qual’è questo messaggio se non che Gesù Cristo è il Salvatore?
L’ esempio: Giuda che si è venduto e ha venduto (per il potere temporale) i due ladroni – uno si converte ed è subito in Paradiso, l’ altro, no.
La mentalità: il comunismo ancora ce la dobbiamo sgrullare di dosso. Ha formato mentalità di odio ovunque soprattutto contro la fede cristiana, è difficile trovare che, un vero comunista è anche un vero cattolico.
Quando il GRANDE Paolo, da vero persecutore divenne GRANDE evangelizzatore, perché incontrò IL GESÙ SALVATORE.
Una società infernale, di aperta ribellione a Dio, di sistematica e scientifica distruzione della famiglia, dell’individuo, dell’attività e dell’economia, accoglienza di invasori stranieri apertamente ostili, e si redige un’enciclica sulla “intelligenza artificiale”??? Ma qui siamo a livelli da manicomio!
Caro Federico, temo che sia peggiore il livello a cui si è giunti, magari fosse solo segnale di una mente offuscata, di un calo di discernimento, invece a mio modesto parere si tratta di un consapevole depistaggio, di un cambio di rotta di 180°, dal Cristocentrismo al Satanocentrismo, cioè alla preparazione del Regno di Satana in terra ( la sua folle rivincita sul Creatore e sul Redentore). L’ antropicentrismo del CV II a questo tendeva, lo disse apertamente Montini a chiusura del suo nefasto concilio, “siamo passati dal Dio che si fa uomo all’ uomo che si fa dio”, disse in sostanza..ma questa non è altro che la ribellione di Lucifero, accolta e fatta propria dai protagonisti della Chiesa conciliare prima, e di quella sinodale adesso.
L’articolo condanna più una caricatura dell’enciclica che l’enciclica stessa.
Magnifica Humanitas non sostituisce Cristo con l’uomo: si apre dicendo che l’uomo si comprende solo nel Verbo incarnato e che Cristo è «Via, Verità e Vita»; afferma che siamo «fondati su Cristo, pietra viva» e, alla fine, parla di Cristo come pietra angolare. Dunque è falso dire che la “pietra angolare” diventino i poveri al posto di Cristo. I poveri sono “pietre scartate” da reinserire nell’edificio, ma l’edificio resta fondato su Cristo.
È falso anche dire che l’enciclica riduca la missione della Chiesa a sociologia. Il testo parla di Vangelo, Spirito Santo, Eucaristia, Regno di Dio, conversione personale e comunitaria, missione, evangelizzazione del mondo digitale. Dice esplicitamente che il digitale è «un nuovo continente da evangelizzare» e che servono «missionari generosi e maturi nella fede».
Il dialogo non sostituisce l’annuncio: è il modo con cui la Chiesa incontra il mondo per illuminarlo col Vangelo. Anche Leone XIII, in Rerum Novarum, non parlò solo dell’anima in astratto, ma difese operai, salario, famiglia, proprietà, giustizia sociale. E tuttavia ricordò che la vita terrena non è il fine ultimo dell’uomo, ma via verso la vita dell’anima.
Quanto ai poveri, basta il Vangelo: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Non è sostituzione di Cristo: è riconoscere Cristo nei piccoli. San Giovanni lo dice senza ambiguità: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).
La critica confonde umanesimo cristiano e umanesimo secolarizzato. Il primo nasce dall’Incarnazione; il secondo elimina Dio. Ma l’enciclica non elimina Dio: afferma che la verità da custodire è «quella su Dio e sull’essere umano, così come Cristo ce li ha rivelati».
Certo, si può discutere sul linguaggio, sulla lunghezza, su alcune insistenze sociali. Ma dire che Magnifica Humanitas sia “il manifesto della distruzione della Chiesa” è retorica apocalittica, non giudizio cattolico.
La Chiesa non tradisce Cristo quando difende l’uomo; lo tradirebbe se difendesse l’uomo senza Cristo. Qui, invece, almeno nel testo, Cristo resta il fondamento.
questa trasformazione costituirebbe una rottura con la tradizione cattolica e il culmine di un lungo processo iniziato decenni fa?
Tutti i Papi post conciliari hanno condannato l’”umanesimo secolare” di Magnifica Humanitas, denunciandolo tramite documenti del Magistero: “Evangelii Nuntiandi” di Paolo VI, “Redemptoris Missio” e “Veritatis Splendor” di GPII, “Deus Caritas Est” di Papa Benedetto XVI.
La si deve smettere di affermare che tutto ciò che é successo dopo il 2013 sia la conseguenza del Magistero precedente.
Dato l’andazzo con Bergoglio e con il suo pupillo Prevost (papi veri o falsi?),
basta il titolo: Magnifica Humanitas.
In queste due parole c’è tutto il programma sovversivo della lobby woke sanpietrina.
L’insistenza, anzi l’ossessione antropologica la dice lunga sulla dimensione esclusivamente orizzontale
(quella della morte) che si vuole ampliare a dismisura.
A quando un’enciclica seria, per esempio Magnifica Divinitas?
Seeeeee … aspetta e spera!
Egregio Giulio Ferri, S Giovanni ribadisce e che chi saluta “PAPA” L’ANTIPAPA eretico Prevost capo della chiesa massonica di satana, partecipa delle sue opere inique.
Ascolti perfavore questo breve video in italiano:
https://youtube.com/shorts/nDVIKXKnXYE?is=9RjyRpe8eT82ZQ4w
▪️E questa è solo una delle tante dottrine eretiche anticristiche della chiesa massonica di Bergoglio e Prevost espressa nel paragrafo 87 di “Humana Dignitas”, secondo cui non spetta più a Gesù Cristo il GOVERNO visibile della Chiesa nella persona di PIETRO e dei vescovi a lui uniti ‼️
MA SPETTA ANCHE TUTTI I BATTEZZATI …(🤬)
E difatti, possiamo constatare che da una dozzina di anni, nelle diocesi di quasi tutto il mondo, a DECIDERE GLI INIQUI PROGRAMMI (con l’OK dei vescovi massoni della setta di Jmb- Prevost, sono i tantissimi GRUPPI LAICI PROTESTANTI LUTERANI PROLGBTQ, PRO-ABORTO, PRO-EUTANASIA, PRO-SACERDOZIO FEMMINILE, PRO-GAY, tra cui i GRUPPI SCAUT capeggiati da uomini gay etc.. Come ad es. “LA TENDA DI GIONATA”. che ogno anno programmano le sacrileghe veglie di preghiera pro gay e GAYPRIDE in almeno 70 diocesi italiane e fin’anche a ROMA, (ma anche in Germania e intutto il mondo) nei mesi MAGGIO e GIUGNO dedicati ai Sacri CUORI di GESÙ e di MARIA ‼️ 😭
Chiedo:
MA DOVE SONO I VERI CRISTIANI CHE REAGISCONO? E COMPIONO IL LORO DOVERE DI RIDARE A GESÙ CRISTO IL POTERE DI GOVERNARE LA SUA CHIESA ATTRAVERSO IL LEGITTIMO PETRUS ROMANUS SUCCESSORE DEL VERO PAPA BENEDETTO XVI❓🙏
A NESSUNO IMPORTA NIENTE CHE È SATANA A COMANDARE IN VATICANO❓
MA PERCHEÈÈÈÈÈ❓
Questo nostro tempo è apocalittico, ma non nel senso di catastrofico, bensì di piena rivelazione della novità di Cristo.
E’ un tempo che incarna in modo particolarmente convincente un punto di compimento della storia, che è il “mare”.
Ebbene, nell’Apocalisse il mare non ci sarà più (Ap 21): cieli e terra nuovi, ma il mare non c’è.
Viene meno quell’esperienza cara agli ideologi del progresso, che l’hanno incanalata -di ideologia in ideologia- fin dove siamo ora.
L’uomo che vuole fare a meno di Dio è destinato a fare a meno dell’uomo… Siamo a Sua immagine, di Cristo, nel bene e nel male.
Rifiutata la salvezza c’è la dannazione. Ecco perchè a questa nostra epoca viene presentato il conto e deve saper fare i conti con… il totale.
In Apocalisse, nei capitoli conclusivi, assistiamo anche alla subitaneità del ribaltamento di scena. Lo sfidante perde tutto di colpo.
Il Vincitore è l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo, l’unico degno di sciogliere i sigilli di tutta la faccenda.
E qui un’altra suggestione: nei secoli i morti sono stati destinati all’attesa del ritorno del Signore.
La Chiesa ha predicato anche la condizionate temporale di purificazione delle anime: salve, ma in purgatorio prima della beatitudine eterna.
Questo nostro tempo che potrebbe essere di compimento preclude a uno scenario particolare per chi lo sta vivendo.
Se il Cristo tornasse domani, tutti i viventi passerebbero alla realtà della Gerusalemme celeste senza alcun “tempo” per la purificazione.
Al che ho pensato che questo è il motivo per il quale c’è tanta sofferenza: questa generazione il purgatorio lo sta facendo in vita.
Dunque non disperiamo e stiamo in questa prova chiedendo la grazia della fede e della speranza e in penitenza, sapendoci peccatori.
Gesù nel vangelo ha preannunciato tutto: la persecuzione, il martirio e segni ingannatori capaci di confondere anche i più buoni.
Non c’è nulla che non fosse stato consegnato alla Chiesa affidandole la salus animarum.
Così adesso, sfidati anche dall’intelligenza artificiale, prepariamoci a una città molto diversa da Babilionia, ma che scende dal Cielo.
Meglio così: se dovessimo sperare in un qualche nostro correttivo a Babilonia per renderla un paradiso sarebbe l’ennesima illusione.
Invece è consolante sapere anticipato un purgatorio, accettarlo contriti di cuore e gridare a Dio di essere sanati: Abbi pietà di me!