Coloni in Cisgiordania, Foglia di Fico (Piccola) dell’UE. De Luca: Sinistra per Israele? Tace. Sconvolgente..

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione due commenti sull’atteggiamento europeo, e italiano, e della sinistra, a quanto sta accadendo in Medio Oriente. Buona lettura e diffusione.

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Il primo è questo commento di Luciano Tovaglieri, su Facebook:

 

coloni tovaglieri cisgiordania

L’Europa scopre i coloni violenti. Ma continua a proteggere il sistema che li rende possibili
Di Luciano Tovaglieri, Segretario Nazionale di IGNIS 🔥 Fuoco Italico
Dopo mesi di immobilismo, veti incrociati e ipocrisie diplomatiche, l’Unione Europea ha finalmente trovato un accordo politico per sanzionare alcuni coloni israeliani responsabili di violenze nei Territori Palestinesi Occupati. Un gesto tardivo, minimo, quasi simbolico. Una foglia di fico utile più a salvare la faccia delle istituzioni europee che a incidere realmente su una tragedia che da anni si consuma nell’indifferenza colpevole dell’Occidente.
Perché il punto centrale, che troppi fingono di non vedere, è semplice: i coloni estremisti non agiscono nel vuoto. Le aggressioni contro civili palestinesi – musulmani e cristiani –, gli incendi di abitazioni e terreni agricoli, le intimidazioni, le devastazioni di proprietà, le violenze nei villaggi e persino gli attacchi contro luoghi di culto non sono episodi isolati riconducibili a poche “mele marce”. Sono il prodotto di un sistema di occupazione, espansione territoriale e impunità politica che dura da decenni.
I coloni radicali possono agire perché sanno di godere, nella maggior parte dei casi, di una protezione di fatto garantita dall’apparato militare israeliano presente nei territori occupati. Senza la presenza costante dell’esercito, senza checkpoint, coperture operative, tutela armata degli insediamenti e una struttura politica favorevole all’espansione coloniale, molti di questi abusi non potrebbero verificarsi con tale continuità e sicurezza.
È questo il nodo che Bruxelles continua deliberatamente a ignorare.
Si colpiscono alcuni individui con congelamenti di beni e divieti di ingresso, ma si evita accuratamente di affrontare la questione fondamentale: le colonie israeliane nei territori occupati sono considerate illegali dal diritto internazionale eppure continuano a espandersi, sostenute politicamente dal governo israeliano. Sanzionare qualche nome e poi lasciare intatto il meccanismo che alimenta la colonizzazione significa fingere di curare una malattia senza toccarne la causa.
L’Unione Europea si mostra ancora una volta campionessa mondiale del doppio standard.
Quando si tratta di altri scenari geopolitici, vedi Russia e Iran, Bruxelles si muove rapidamente con sanzioni, embarghi, sospensioni commerciali e condanne senza esitazioni. Nel caso israeliano, invece, ogni passo viene rallentato, svuotato, rinviato, annacquato. Da anni si discute persino di semplici restrizioni commerciali verso i prodotti provenienti dagli insediamenti illegali, ma ogni tentativo si arena davanti a resistenze politiche che rivelano tutta la fragilità, la sudditanza al potere sionista – o la mancanza di volontà – dell’Europa.
Ci si scandalizza per le immagini delle aggressioni ai palestinesi, salvo poi continuare rapporti privilegiati con un governo che molti osservatori internazionali accusano di tollerare e incoraggiare l’espansione coloniale. Una contraddizione tanto evidente quanto moralmente insostenibile.
Ancora più grave è il silenzio che circonda le sofferenze delle comunità cristiane palestinesi, troppo spesso ignorate da un’Europa che ama definirsi custode delle proprie radici culturali ma che sembra dimenticarsi dei cristiani di Betlemme, Gerusalemme Est o della Cisgiordania quando diventano vittime della stessa pressione territoriale, delle limitazioni alla mobilità e della violenza connessa all’occupazione.
Il governo israeliano, con una incredibile faccia tosta, respinge ogni critica definendola “politica”, “ingiusta” o addirittura offensiva. Ma continuare a invocare supposti diritti storici e identitari per giustificare l’espansione degli insediamenti non cancella il fatto che esista una popolazione palestinese privata di sicurezza, lavoro, reddito, continuità territoriale e prospettive di futuro.
L’Europa, dal canto suo, continua a oscillare tra indignazione verbale e paralisi concreta. Una postura che rischia di trasformare Bruxelles non in arbitro credibile del diritto internazionale, ma in spettatrice accomodante di una realtà che condanna a parole e accetta nei fatti.
In questo scenario, il cambiamento politico intervenuto in Ungheria merita attenzione. Il nuovo governo di Budapest sembra mostrare una posizione meno rigidamente allineata alla lobby sionista, rispetto a quella mantenuta dall’esecutivo di Viktor Orbán, che per lungo tempo aveva rappresentato uno dei principali ostacoli a qualunque iniziativa europea di pressione nei confronti di Israele. Se questo segnerà davvero l’inizio di una politica estera più autonoma e meno subordinata alle tradizionali reti di influenza favorevoli allo status quo resta da vedere, ma il superamento di un veto sistematico è già un elemento politico rilevante.
Le sanzioni contro alcuni coloni arrivano tardi e sono insufficienti. Se l’Europa vuole davvero difendere il diritto internazionale, non può continuare a distinguere tra vittime degne di protezione e vittime sacrificabili agli equilibri geopolitici. O si applicano principi universali, oppure si ammetta apertamente che la legalità internazionale vale solo quando non disturba gli interessi e le convenienze del momento.

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Il secondo è questo commento di Vincenzo De Luca, ripreso da Il Fatto Quotidiano:
de luca sinistra per israele

Mi sconvolge il silenzio di alcune componenti ebraiche nel nostro paese. Sinistra per Israele non ha detto una sola parola sul sequestro di persone libere in acqua internazionale, né su una suora aggredita e calpestata, né sui bambini che muoiono di peste oramai a Gaza“. Sono le dure parole pronunciate dall’ex presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, durante la sua consueta diretta del venerdì su Facebook e su Youtube.
L’ex governatore, ora candidato a sindaco a Salerno, non ha risparmiato nessuno: né il governo israeliano, né Donald Trump, né il governo Meloni, né alcune voci ebraiche italiane e in particolare Sinistra per Israele, accusata di silenzio colpevole, di opportunismo e di vigliaccheria.
De Luca ha esordito descrivendo una situazione ai limiti del collasso: Gaza invasa dai topi, con la peste bubbonica che si diffonde senza pesticidi né medicinali sufficienti; bambini che muoiono; un milione di profughi palestinesi ammassati in Libano tra tendopoli di fortuna e edifici pubblici. Ha citato le aggressioni di coloni israeliani contro contadini palestinesi in Cisgiordania, definiti “atti di vero e proprio nazismo”, e i ministri del governo Netanyahu che brindano alla pena di morte per i palestinesi. Ha ricordato l’episodio di Pasqua, quando acardinale Pierbattista Pizzaballa è stato impedito di celebrare messa a Gerusalemme, e l’aggressione a una suora cattolica francese buttata a terra e presa a calci da un cittadino israeliano, “l’animalità pura”.

Al centro dell’intervento l’azione dell’esercito israeliano contro la Global Sumud Flotilla, la missione umanitaria intercettata in acque internazionali al largo di Creta alla fine di aprile. De Luca ha parlato di “atto di pirateria e di delinquenza sconfinata”, con imbarcazioni abbordate, motori distrutti e attivisti sequestrati. In particolare, ha citato i due militanti ancora trattenuti in Israele dopo l’operazione: lo spagnolo di origine palestinese Saif Abu Keshek e il brasiliano Thiago Ávila, membri del comitato della flottiglia, incarcerati, picchiati e sottoposti a violenze, mentre gli altri 173 attivisti (tra cui decine di italiani) sono stati rilasciati a Creta. De Luca ha osservato: “Qualcuno ci dice: ‘Ma non si risolvono così i problemi di Gaza’. Lo sappiamo bene, L’obiettivo della Flotilla non era risolvere i problemi di Gaza, ma sollevare l’attenzione del mondo su una tragedia che continua nell’indifferenza generale“.

È su questo sfondo che l’ex governatore ha rivolto l’accusa più pesante a Sinistra per Israele, corrente del centrosinistra italiano nato per sostenere lo Stato ebraico all’interno del campo progressista: “L’antisemitismo viene alimentato anche dall’opportunismo e dalla vigliaccheria politica di quelle componenti dell’ebraismo che non hanno il coraggio di parlare un linguaggio di verità“.
Come controesempio De Luca ha indicato lo scrittore israeliano David Grossman, che ha perso un figlio in guerra e che denuncia dall’interno di Israele quanto definisce un genocidio: “È un ebreo, vive in Israele ma fa parte dell’Israele dell’umanesimo, della civiltà, della pace che è stata rappresentata in altri tempi da Rabin che è stato ucciso per questo”.
Per De Luca la vera voce morale di spessore resta Papa Leone XIV, “l’unico a testimoniare con tenacia e mitezza che alcuni valori umani sono irrinunciabili”. Il pontefice viene contrapposto allo “scivolare del mondo verso la barbarie, la violenza e la guerra”.
E ha aggiunto: “Trump invade e aggredisce l’Iran ancora una volta, aprendo un’altra guerra in un contesto di totale illegalità. Israele fa quello che diavolo vuole in acqua internazionale, bombarda, aggredisce, sequestra. Non possiamo rompere i rapporti fino a un certo punto perché oltre un certo punto questo non è realismo politico – ha sottolineato – ma diventa complicità con gli aggressori e un modo per alimentare le aggressioni successive. Questo punto limite è stato raggiunto ed è stato segnalato da Papa Leone, quando ha avuto il coraggio di dire che non ha di Trump e che la sua testimonianza per la pace continuerà, piaccia o non piaccia a Trump”.

De Luca ha invocato quindi sanzioni contro Israele e una linea di maggiore fermezza anche verso gli Stati Uniti, chiosando con una frecciata a Giorgia Meloni: “Questo è il punto che non viene colto dai vari governi e in modo particolare dal governo italiano che è il più imbarazzato di tutti”.

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