Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Bernardino Montejano, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su alcune congregazioni religiose argentine che a dispetto dell’ostilità e dell’inivida da cui sono circondate continuano a fiorire e a dare testimonianza. Buona lettura e condivisione.
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SUORE ESPORTATE
Nell’edizione odierna, 20 aprile, del quotidiano «La Nación», Carlos Reymundo Roberts intitola il suo articolo della rubrica «Catalejo»: «Suore esportate».
In esso, fa riferimento all’Istituto Mater Dei, una congregazione argentina fondata da monsignor Juan Rodolfo Laise nel 1977, quando era vescovo di San Luis, «con presenza in altre province e in vari paesi».
Per molti anni, lo stesso è stato guidato con mano prudente e ferma da madre María Jesús. Più volte sono stato ospitato da queste ammirevoli suore, ho goduto del loro fervore, della loro liturgia curata, della loro musica edificante, del coro di suor Cecilia. Lì, un ciclo di esposizioni è il germe dell’undicesima parte del mio libro “Jardinero de hombres”, intitolata “En busca del Dios perdido”.
Dal 2020, otto suore di Mater Dei, esperte di canto gregoriano, hanno assunto la custodia del santuario di San Giuseppe di Cotignac, situato nella regione di Aix-en-Provence, in Francia, sulle Alpi, dove si venera «l’unica apparizione del padre di Gesù e sposo della Vergine Maria riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa».
Fino ad allora, la cura del luogo era affidata a suore benedettine che hanno dovuto abbandonarlo per mancanza di vocazioni che ne rinnovassero il corpo.
In questi tempi di carestia vocazionale, l’Istituto Mater Dei cresce e si espande oltre i confini dell’Argentina, dove oggi conta quattro sedi: San Luis (capitale), Villa Mercedes, Quines e Ingeniero Maschwitz, nonché in altri paesi: Nuevo Buin in Cile, Québec, Francia, Canada e Madrid, Getafe, in Spagna, dove stanno riportando alla luce la storia di un antico convento.
Ma, inoltre, altri fiori argentini risplendono nel cattolicesimo attuale nei luoghi più difficili e grazie a Internet ogni giorno possiamo godere della bonarietà e della parola da Gaza, dell’unico parroco cattolico, P. Gabriel Romaneli, che appartiene all’Istituto del Verbo Incarnato e condivide il pericolo della barbarie quotidiana, insieme a diverse Servitrici del Signore e della Vergine di Matará e a un piccolo gruppo di suore di Teresa di Calcutta.
Per quanto riguarda l’Istituto Cristo Re, la cui casa madre si trova a Roldán, nella provincia di Santa Fe, fondato da padre José Luis Torres Pardo, distacco dei Cooperatori Parrocchiali di Cristo Re, che cresce, si espande con nuove fondazioni in Argentina e in Spagna e si caratterizza per la sua fedeltà allo spirito che seppe infondergli il suo fondatore, ormai defunto, dopo una vita santa e feconda.
Recentemente la “Legione di Cristo Re”, dell’Istituto Cristo Re, è stata espulsa da Córdoba dal suo arcivescovo, il cardinale Ángel Sixto Rossi, con il pretesto di non adeguarsi alle esigenze della sinodalità. Questo prelato, “non mangia né lascia mangiare”, come un buon cane da guardia.
Questi Istituti sono cresciuti circondati da nemici, che con la lente d’ingrandimento cercano la pagliuzza nell’occhio altrui. Emuli di coloro che hanno distrutto i Francescani dell’Immacolata, oggi cercano ancora di distruggere l’Istituto del Verbo Incarnato, tuttora posto sotto amministrazione controllata. Ma non ci riusciranno.
L’intrigo, il pettegolezzo, la calunnia si infrangono contro la solidità e la coerenza dei nuovi discepoli di quel maestro comune che fu Julio Meinvielle.
Così crescono i fiori della Chiesa argentina, come gli alberi della foresta vergine che crescono dritti, verso l’alto, alla ricerca del sole, con l’urgenza di una chiamata, circondati da nemici che contendono loro quel sole, secondo le parole di Saint-Exupéry, che cito a memoria.
Buenos Aires, 20 aprile 2026.
Bernardino Montejano
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1 commento su “Suore Esportate, Buone Ambasciatrici…A Dispetto di Calunnie e Invidie. Bernardino Montejano.”
Estimado Doctor Bernardino Montejano: Recién he buscado el artículo que Ud. indica en la versión “on line” del Diario La Nación y he encontrado que el último de Carlos Reymundo Roberts en su columna “De no creer”, lleva por título: “Entrevisté a Milei: ¡viva Milei, joraca!” del 11 de abril de 2026. Por lo que debo entender que al que Ud. hace referencia, seguramente, debe haber sido publicado en la verisión en papel del diario y no en la versión digital.
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