Tempi Tempestosi per la Chiesa, fra quasi-Scisma Tedesco e Lefebvriani…Un Monsignore Emerito.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, riceviamo questo messaggio, che doverosamente portiamo alla vostra attenzione. Buona lettura e meditazione…

§§§

 

Caro Tosatti, che tempi! Stiamo vivendo un momento di confusione della Verità  e di ulteriore divisione nella Chiesa.

Mentre in Germania si sta celebrando nella indifferenza di troppi  (a quanto pare meno preoccupante…) un quasi-scisma, di cui i giornali quasi non parlano o ne parlano “quale cronaca”, in Italia non si parla d’altro che del caso FSSPX.

Mi permetta anzitutto un cenno  sulla situazione della Chiesa tedesca (Le mie fonti non sono “ufficiali”, non saprei trovarle,  pertanto se non fosse vero quanto scrivo, son gradite smentite…). Detto quasi-pre-scisma tedesco potrebbe rappresentare il benchmark (riferimento futuro) della intera chiesa per quanto riguarda la sua posizione verso le coppie omo, il celibato sacerdotale, sacerdozio  femminile, ecc.

Ora, la Chiesa tedesca è piuttosto ricca (e magari ciò concorre a spiegare la tentazione di “separazione” da Roma?)  , il patrimonio “stimato” supera i 250Mld di Euro (80.000 edifici, terreni, valori Mobiliari di circa 50 MLD, entrate annue superiori ai 6Mld di euro. Sembrerebbe  che impieghi  800.000persone in ospedali, scuole, ecc.

Ben più ricca perciò della Santa Sede che dovrebbe avere un patrimonio che si aggira (secondo stime) intorno ai 15 Mld (4.000 edifici) ed ha entrate per 1 Mld anno.

Questa ricchezza- della chiesa tedesca  sembrerebbe dovuta al fatto che, per ragioni storiche e costituzionali (riconosciute dai Governi che in tal modo riducono i costi sociali delegati alla Chiesa tedesca), in Germania la Chiesa beneficia della Tassa Ecclesiastica (8% della imposta sul Reddito. In Italia c’è l’8per mille…La Chiesa tedesca ha saputo negoziare con lo Stato meglio della Chiesa Italiana con il Concordato) che genera  più di 6Mld  di entrate.

Ma i tedeschi cominciano a trovare un po’ esosa la loro chiesa, così per non pagare detta tassa, che fanno? Si sbattezzano (pare che, solo nel 2024. ben 300.000 catto-tedeschi si siano sbattezzati). Ma attenzione: che succede? La tassa si applica dal momento in cui ci si iscrive alla Anagrafe dichiarando la fede cattolica. Se, per non pagare detta tassa, ci si “disiscrive” si perde la possibilità di ricevere i Sacramenti (Confessione, Comunione, Matrimonio, Funerale..), magari con qualche soggettiva concessione… Ecco, ma torniamo a noi in Italia in questo momento con il caso FSSPX..

Questo caso FSSPX sulle consacrazioni episcopali è sintomo, secondo me, più importante del quasi-scisma  in Germania,  di questo momento.

Tre santi uomini di Chiesa, onesti intellettualmente e di qualità superiore, quali   il Card. Sarah, il card. Mueller  da una parte e l’Arcivescovo Schneider da parte opposta,  esprimono opinioni differenti sul caso FSSPX. E questo dovrebbe preoccupare. Si tratta di un “Risveglio “? Di un potenziale Scisma? O solo  di una Disobbedienza dopo la discussione dei Vertici FSSPX con il Prefetto card. Fernandez?.

SE mons. Schneider  esprime una  sua difesa dello spirito che anima  FSSPX. Questa difesa è stata fatta con una Supplica a Papa Leone il 24 febbraio (riferita da LifeSiteNews) perché intervenga Lui direttamente a occuparsi di questo caso. SE Mons. Schneider fa un esempio molto interessante. Nel 357 dC  , in piene eresia ariana, Sant’Atanasio attaccò l’arianesimo (che negava la piena divinità di Cristo, negando fosse della stessa sostanza del Padre) e disobbedì al Papa Liberio che gli aveva ordinato di entrare in comunione gerarchica con l’episcopato ariano o semi ariano. Atanasio fu esiliato e scomunicato. E’ celebre la sua dichiarazione: “Atanasio contro il mondo”, essendo solo a difendere la fede, persino contro l’Imperatore. (e poi vinse lui…). Sant’Atanasio disobbedì per amore di Cristo, della Chiesa, della Dottrina.

SE mons. Schneider fa anche un altro esempio interessante. Nel 1977 il card. Ucraino Iosif Slipyi (oggi servo di Dio),  in piena Ostpolitik vaticana, che sacrificò alla “diplomazia”  vaticane del Card. Casaroli, la denuncia delle persecuzioni del regime comunista ed ateo, legittimandolo, abbandonando  così a se stessa  la “Chiesa del Silenzio” (senza nessun vero risultato),  ordinò segretamente tre Vescovi senza l’approvazione del Papa Paolo VI. Segretamente perché temeva che non sarebbe stata approvata. Ma Paolo VI non lo scomunicò affatto.  Forse lo capì?

Sarebbe molto interessante per noi, per intendere, una fraterna conversazione fra gli eminentissimi Card. Sarah, Muller con l’Arcivescovo Schneider.

Suo Monsignore Emerito (Cattolico, Apostolico e pure Romano dove san Pietro fu martirizzato e li nacque la Chiesa).

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28 commenti su “Tempi Tempestosi per la Chiesa, fra quasi-Scisma Tedesco e Lefebvriani…Un Monsignore Emerito.”

  1. Don Ettore Barbieri

    L’unica soluzione per la Chiesa tedesca sarebbe dichiarare eretici tutti i vescovi che sostengono tesi eterodosse in materia di fede o morale e destituirli. È ovvio che ciò comporterebbe una rivolta. Bene. Si sciolgono dal voti di obbedienza fedeli e sacerdoti che vogliono rimanere nell’ortodissia, si ricostituisce piano piano una nuova gerarchia e si lascia morire quella esistente.

  2. La questione dei lefebvriani è complessa. Non può essere risolta con argomenti bianco / nero, né dalla partigianeria pro / contro.
    Ci vorrebbe uno scatto di fantasia da entrambe le parti (Fraternità e Vaticano) e il lasciarsi ispirare dallo Spirito Santo, che solo può suggerire una valida – e soddisfacente per tutti – soluzione.
    Ma al momento non si vedono all’orizzonte né lo scatto di fantasia né l’ispirazione dello Spirito Santo. Assistiamo invece al riproporsi pedissequo degli schemi del 1988, con le note ambiguità lefebvriane: nessuna “giurisdizione conferita” ma di fatto giurisdizione su chi frequenta i priorati e cappelle, “vescovi ausiliari” che non ausiliano nessun altro vescovo ma che ausiliano un Superiore Generale che non è vescovo, Messa NO valida ma “peccaminosa” e così via. Per non parlare poi dell’accordismo che anima una buona parte della Fraternità e delle richieste di permessi da una Chiesa che si ritiene essere eretica, pur senza dirlo esplicitamente.
    La Fraternità chiarisca insomma da che parte vuole stare, come ha ben fatto ai tempi Mons Williamson e più recentemente l’ottimo Mons Viganò.
    Senza tale chiarezza anche la testimonianza alla Verità che la San Pio X afferma di dare al Vaticano e alla Chiesa tutta rimane una chimera o pia illusione che dir si voglia.

  3. Gentile Tosatti, un O.T.:
    “tempi tempestosi per la Chiesa”, ma anche per la nostra società. Ho appena colto un youtube del dott. Andrea Cionci che mi ha fortemente impressionato. Non vi parla di Ratzinger, ma del Festival di S. Remo dove – non si sa per qual motivo- un cantante che si esibisce nella sua canzone è stato “accompagnato” sullo schermo da una band degli anni ’70 che in inglese cantano di come un formidabile incendio colga un invisibile protagonista in un night-club e di come questo bruciare sia meraviglioso. Terminata la performance filmica, compaiono sulla scena tre ballerini addobbati con gli stessi elmi indossati a Crans Montana dagli inservienti e, in particolare dalla ragazza morta nell’incendio. Non ho la TV, ma Cionci proietta le scene svoltesi- in allegria- sul palcoscenico di S. Remo. Spera in una interpellanza parlamentare visto che il tutto sembra una presa in giro dei morti, quando non addirittura una manifestazione di gioia per un avvenimento tanto tragico. Le ho scritto d’impulso perchè non solo il clero, ma anche la società ( come è evidente da tanti episodi) sembra veramente invasa da forze demoniache. Ringrazio, A.

    1. Aggiungo: il leit motif della canzone registrata è: “Brucia, baby, brucia.” Come si fa nella recente tragedia di CransMontana?

  4. Ancora una volta con argomenti confondenti don PietroPaolo ci impartisce lezioni dall’alto . FSSSPX è solo preoccupata della salvezza delle anime di poveri cattolici non dotto come lei . Che dopo 13 anni di incubi sperano in PapaLeone che “restauri” la Chiesa di Cristo , non quella di Francesco

    1. Don Pietro Paolo

      Gentile Gliver II,

      non scrivo “dall’alto” e non mi considero più dotto di nessuno.

      Anch’io sono profondamente preoccupato per la salvezza delle anime; ma non mi separo creando un mio orticello con la scusa che nel campo cresce anche la zizzania. È proprio per questo che intervengo. Perché la salvezza delle anime non si tutela contrapponendo una parte della Chiesa a un’altra, né alimentando l’idea che esista una “vera Chiesa” distinta da quella che oggi visibilmente vive e cammina sotto il Romano Pontefice.

      Capisco la sofferenza di chi ha attraversato anni difficili — e li ho vissuti anch’io — e spera in un tempo di chiarimento e di restaurazione. Ma la speranza non può trasformarsi in disobbedienza strutturale. L’autorità nella Chiesa non è un’opzione sociologica: è parte della costituzione voluta da Cristo. Quando, per custodire la fede, si compiono atti che di fatto creano linee parallele o mettono in discussione la comunione gerarchica, si introducono lacerazioni nel campo del Signore.

      Non si difende l’unità ferendola.
      Non si custodisce la Tradizione separandola dalla comunione visibile.

      Anch’io desidero una Chiesa più limpida, più forte, più fedele. Ma la via cattolica non è creare strutture alternative: è rimanere dentro, soffrendo se necessario, senza rompere quel vincolo di obbedienza che Cristo stesso ha posto a fondamento della sua Chiesa.

      La salvezza delle anime passa anche da qui.

  5. E. R. Mons. Emerito, mi scusi l’ardire, ma Lei è proprio certo di far parte della Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica Romana che riconosce Benedetto XVI come ultimo legittimo Romano Pontefice, ma che ancora manca del suo legittimo successore?
    Perché non esorta i cardinali a dichiarare la Sede Petrina LEGITTIMAMENTE Vacante dalla morte dell’ultimo Sommo Pastore che mai ha abdicato? (art. 37-9-33 UDG)
    La prego E.R. di avere la pazienza di ascoltare questo mio appello accorato e di darmi una Sua paterna risposta, perché è da troppi anni che sono crudelmente privata della S. Eucaristia celebrata validamente in comunione con il successore di Pietro Benedetto, che manca da più di tre anni. (Eccl. de Eucharistia n 39)
    https://youtu.be/W2OroxyP3Qo?si=1tCcmTZsakzHOSeP

    Grazie di cuore

    1. Simone Torreggiani

      Chi lo dice che Benedetto XVI non ha mai abdicato? Lui certamente no…

      Dalla traduzione in italiano della declaratio di Papa Benedetto XVI dell’11 febbraio 2013 (secondo la versione basata sul testo originale non editato):

      ‘Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero [ministerio] di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a causa del misfatto [commissum] di un manipolo di Cardinali nel giorno 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.’ [per acquisire questa ‘competenza’ il Collegio Cardinalizio avrebbe dovuto accertare la validità della rinuncia del 28 febbraio 2013 — le cui evidenze invece mancano all’appello in quanto, ad oggi, segretate]

      Dal pubblico congedo di Papa Benedetto XVI il 28 febbraio 2013 ( https://www.youtube.com/watch?v=0aHlaSq3_wU ) riporto queste testuali parole:
      “Voi sapete che questo giorno mio è diverso da quelli precedenti. Non sono più Pontefice Sommo della Chiesa Cattolica: fino alle otto di sera [lo] sono ancora, poi non più.”

      Nel febbraio del 2014 Benedetto XVI inviò una lettera a un giornalista del quotidiano La Stampa, che la pubblicò ( https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2014/02/27/news/ratzinger-la-mia-rinuncia-e-valida-assurdo-fare-speculazioni-1.35929571/ ) e da cui riporto le seguenti citazioni testuali:
      “Non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino”.
      “Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde”.

      Dal libro ‘Ultime Conversazioni’ (il cui testo fu sottoposto e approvato dal Papa Emerito prima della pubblicazione) di Peter Seewald (giornalista scelto da Papa Ratzinger come suo biografo ufficiale) riporto la seguente citazione:

      “Ho scritto io il testo della rinuncia”, spiega Joseph Ratzinger. “Non si è trattato di una ritirata sotto la pressione degli eventi o di una fuga per l’incapacità di farvi fronte. Nessuno ha cercato di ricattarmi. Non l’avrei nemmeno permesso. Se avessero provato a farlo non me ne sarei andato perché non bisogna lasciare quando si è sotto pressione. E non è nemmeno vero che ero deluso o cose simili. Anzi – continua -, grazie a Dio, ero nello stato d’animo pacifico di chi ha superato la difficoltà. Lo stato d’animo in cui si può passare tranquillamente il timone a chi viene dopo”.

      Dalla lettera di Benedetto XVI a don Bux (scritta nell’agosto 2014 ma pubblicata solo 11 anni dopo, https://lanuovabq.it/it/la-lettera-inedita-di-benedetto-xvi-la-mia-rinuncia-e-piena-e-valida ) riporto la seguente citazione testuale:

      «Dire che nella mia rinuncia avrei lasciato “solo l’esercizio del ministero e non anche il munus” è contrario alla chiara dottrina dogmatica-canonica (…) Se alcuni giornalisti parlano “di scisma strisciante” non meritano nessuna attenzione».

      Le chiedo: lei si fida o non si fida delle parole di Papa Benedetto XVI?
      Ha mai preso in considerazione l’ipotesi che Benedetto abbia fatto ESATTAMENTE ciò che pubblicamente annunciò (e che poi confermò, in più occasioni di aver fatto) — ossia che rinunciò validamente al ministero petrino la sera del 28 febbraio 2013 con un vero e proprio atto di rinuncia (non la ‘declaratio’) scritto con tutti i crismi poi consegnato all’autorità ‘competente’ da lui stesso designata alla ‘provvisione dell’ufficio’ — altrimenti, come le ho già spiegato, la rinuncia stessa non sarebbe stata valida — poco prima delle ore 20:00?
      Se non si fida delle parole di Benedetto XVI, come può considerarlo Sommo Pastore?
      Gli dia fiducia!
      Lei vorrebbe che fossero gli stessi Cardinali del ‘commissum’ ad eleggere oggi un nuovo Papa presumendo che Benedetto abbia dichiarato il falso per tenersi stretto il munus… quando invece lo stesso Benedetto (dicendo sempre e solo la verità) risolse il problema della legittima successione petrina già nel lontano 2013.
      Solo la cocciutaggine e la sfiducia nelle parole di Papa Benedetto la stanno privando ‘crudelmente’ della S. Eucaristia…
      L’autentico successore vivente di Papa Benedetto (certamente visibile, ma ad oggi non ancora ‘ufficialmente identificato’) si chiama Papa Francesco (da non confondersi con ‘Papa’ Bergoglio):
      https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
      mentre il ‘Papa’ ufficiale (ancorché illegittimo) si chiama Leone XIV — con Papa Francesco e i Cardinali a lui fedeli che tuttavia legittimano Papa Leone XIV nel suo attuale ruolo, rendendo certamente validi e (almeno in parte) leciti i sacramenti celebrati in unione con il ‘vicario del Vicario’.
      Non si privi quindi dei sacramenti per un’ostinata aderenza a un falso paradigma!
      Confidi invece nelle parole di Papa Benedetto e faccia tesoro del dono (la legittima successione petrina) che, a costo di notevoli sacrifici personali, ci ha lasciato.

      1. Gent. Simone, che BXVI sia rimasto il legittimo papa fino alla morte, se pur in sede impedita (Can 412), lo ha confermato UFFICIALMENTE lui stesso l’11 febbraio 2013 in latino:
        “Declare me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare”.
        VIDEO ⬇️
        https://youtu.be/EZoid8B6cMA?si=xwimR068fNKcytuf

        e il 27 febbraio in italiano:
        https://youtu.be/tqrEqx8bfL4?si=Zg4gq469WuWK4J5R

        dichiarando di rinunciare solo all’ “ESERCIZIO” (ministerium), ma non al “MINISTERO” (MUNERI-Munus Petrinum), così come invece previsto obbligatoriamente dal Codex Iuris Canonici.
        «Can. 332 § 2. Si contingat ut Romanus Pontifex “MUNERI” suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.» ‼️

        A confermare la NON rinuncia al papato di papa Benedetto, è il Prof. Antonio José Sánchez Sáez, docente di “DIRITTO” presso l’UNIVERSITÀ di Siviglia:
        “Bergoglio è un “impostore” in quanto messo al Soglio Pontificio “forzatamente” dalla massoneria ecclesiastica in un INVALIDO CONCLAVE, visto che Benedetto XVI NON HA ABDICATO FORMALMENTE, rimanendo così Papa e “INVALIDANDO” il conclave 2013.
        https://www.ilsussidiario.net/news/francesco-antipapa-eletto-da-massoneria-prof-sanchez-ratzinger-non-ha-abdicato/2198280/
        E spiega:
        «Ratinzger non ha rinunciato al MUNUS, (“MUNERI suo renuntiet”)
        «come disposto per la validità dal canone 332.2 del Codice di Diritto Canonico, ma al ministerium.
        Come se un professore che si dimette dall’insegnamento senza lasciare la sua cattedra, rimanendo docente dell’Università».
        Continua il Prof. Sánchez:
        Ma nel caso dell’elezione papale, secondo quanto stabilisce il diritto canonico, la sede “deve” essere vacante: il papa regnante deve essere MORTO o deve aver ABDICATO validamente.
        Quindi, per il can. 126 (dottrina dell’errore sostanziale) essendo “NULLA” la rinuncia” di papa Benedetto e la SEDE NON VACANTE, ne consegue che il CONCLAVE 2013 è INVALIDO:

        Can. 126 – L’ATTO POSTO per ignoranza o PER ERRORE, che verta intorno a ciò che ne costituisce la sostanza, o che ricada nella condizione sine qua non, È NULLO; altrimenti vale, se dal diritto non è disposto altro, ma l’atto compiuto per ignoranza o per errore PUÒ DAR LUOGO ALL’AZIONE RESCISSORIA a norma del diritto.

        E per gli art. 76_77 della COSTITUZIONE APOSTOLICA UDG l’elezione a pontefice di Bergoglio risulta nulla e invalida e SENZA CHE INTERVENGA ALCUNA DICHIARAZIONE IN PROPOSITO.
        UNIVERSI DOMINICI GREGIS

        ▪️CIRCA LA VACANZA
        DELLA SEDE APOSTOLICA
        E L’ELEZIONE DEL ROMANO PONTEFICE
        CAPITOLO VI
        77. Stabilisco che le disposizioni concernenti tutto ciò che precede l’elezione del Romano Pontefice e lo svolgimento della medesima, DEBBANO ESSERE OSSERVATE INTEGRALMENTE, anche se la vacanza della Sede Apostolica dovesse avvenire per rinuncia del Sommo Pontefice, a norma del can. 332 § 2 del Codice di Diritto Canonico e del can. 44, § 2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

        🔴 76. Se l’elezione fosse avvenuta ALTRIMENTI da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, L’ELEZIONE È PER CIÒ STESSO NULLA E INVALIDA, SENZA CHE INTERVENGA ALCUNA DICHIARAZIONE IN PROPOSITO e, quindi, ESSA NON CONFERISCE ALCUN DIRITTO ALLA PERSONA ELETTA. (!)

        E pertanto, dopo 13 anni di evidente impostura massonica ai vertici, é tempo di smettere di nominare il nome di Cristo-Dio invano, insinuando che Gesù abbia conferito un secondo Mandato Petrino ad un vescovo massone luterano e sacrilego (Bergoglio) in un conclave ILLEGITTIMO con papa BXVI vivo e non abdicatario.

        Domanda ai cardinali pre-2013:
        ▪️Dunque, se Prevost non è il legittimo successore Pietro Benedetto XVI, ma è il successore dell’antipapa Bergoglio, perché vi ostinate a considerarlo papa e far parte della sua chiesa massonica ?

        🔹Che aspettate ad assolvere il vostro primo dovere di dichiarare la “Sede Petrina LEGITTIMAMENTE Vacante” dalla morte dell’ultimo vero papa BXVI, come previsto dall’ art. 37 UDG???

        Ma, così come Cristo, il Buon Pastore, ha dato la Sua Vita per le Sue pecore, anche voi Suoi apostoli, siete chiamati a seguire il Suo esempio per far rinascere la Sua Chiesa.

        1. Simone Torreggiani

          Sul fatto che la declaratio, di per sé, non costituisca un valido atto di rinuncia siamo perfettamente d’accordo. Tuttavia essa manifesta chiaramente l’intenzione, da parte di Papa Benedetto, di rinunciare al ministero petrino in data 28 febbraio 2013.
          L’errore sta nel voler FORZATAMENTE trasformare la declaratio in una dichiarazione di sede impedita, ma in realtà non è affatto questo il suo significato! Questa è solo l’interpretazione che alcuni scettici ‘dottori della legge’ (che non si fidano delle parole di Papa Ratzinger) ne hanno dato.
          Come mai?
          Perché il vero e proprio atto di rinuncia (quello del 28 febbraio 2013) è stato posto sotto il sigillo del segreto pontificio.
          Dato che tale atto, ad oggi, non è stato reso di pubblico dominio, si suppone che esso non esista.
          Ma Papa Benedetto XVI affermò più volte, con la massima chiarezza, che la sua rinuncia fu valida!
          Quindi i casi sono 2: o ha dichiarato il falso in più occasioni, oppure ha sempre detto la verità.

          La sua versione dei fatti è quella di chi non crede nelle parole di Benedetto, ma solo nelle evidenze della rinuncia, che in effetti (ad oggi) risultano non pervenute.
          Io la invito invece a dare credito anche alle parole di Benedetto, ponendosi questa semplice domanda: a quali condizioni avrebbe potuto rinunciare validamente al ministero petrino senza consegnare il relativo atto di rinuncia o fornendo il necessario resoconto di almeno due testimoni della rinuncia al Collegio Cardinalizio, come previsto dal Can. 189?
          Era possibile rinunciare validamente senza questa comunicazione, apparentemente essenziale?
          Sì.
          Come?
          Così: https://marcotosatti.com/2026/02/21/il-doppio-standard-del-vaticano-nel-dialogo-con-i-lefebvriani-leone-e-allangolo-mons-vigano/?unapproved=274300&moderation-hash=1a3c3930c21bb439415a80ccfbdf8715#comment-274300

          Legga e mediti sulle seguenti citazioni tratte dalla Universi Dominici Gregis:

          ‘Particolare attenzione ho voluto prestare alla antichissima istituzione del Conclave: […]
          Proprio per questo, *pur consapevole della valutazione di teologi e canonisti di ogni tempo, i quali concordemente ritengono tale istituto [ossia il Conclave] non necessario per sua natura alla valida elezione del Romano Pontefice*, […]’

          Poi:

          ‘Indiscusso, in verità, appare il principio per cui *ai Romani Pontefici compete di definire, adattandolo ai cambiamenti dei tempi, il modo in cui deve avvenire la designazione della persona chiamata ad assumere la successione di Pietro nella Sede Romana.* Ciò riguarda, in primo luogo, l’organismo a cui è demandato l’ufficio di provvedere alla elezione del Romano Pontefice: per prassi millenaria, sancita da precise norme canoniche, confermate anche in una esplicita disposizione del vigente Codice di Diritto Canonico (cfr can. 349 C.I.C.), esso è costituito dal Collegio dei Cardinali di Santa Romana Chiesa.’

          Can. 349 – I Cardinali di Santa Romana Chiesa costituiscono un Collegio peculiare cui spetta provvedere all’elezione del Romano Pontefice, *a norma del diritto peculiare*; […]

          Se il Romano Pontefice, in procinto di rinunciare al ministero petrino, fosse certo che nel successivo Conclave il ‘diritto peculiare’ (definito dalla UDG) verrà inevitabilmente violato, che cosa dovrebbe fare?
          Avrebbe l’autorità di cambiare (segretamente o meno) le regole per l’elezione del nuovo Papa, oppure no?
          Il Codice di Diritto Canonico richiama la UDG; la UDG stabilisce che è prerogativa (e responsabilità) del Romano Pontefice ‘definire, adattandolo ai cambiamenti dei tempi, il modo in cui deve avvenire la designazione della persona chiamata ad assumere la successione di Pietro nella Sede Romana.’

          Le ricordo quel ‘commissum’ nella declaratio, che denunciò pubblicamente un non meglio precisato ‘misfatto’…
          Potrebbe trattarsi di uno scambio di voti o di un accordo sottobanco tra le due principali fazioni (Sale della Terra e San Gallo) che nel 2005 avrebbe compromesso l’esito del successivo Conclave (quello del 2013) per far eleggere il favorito dalla ‘mafia di San Gallo’. Questo noi non lo sappiamo con certezza, ma Ratzinger certamente ne era consapevole, perché era presente al Conclave del 2005.

          Se fosse stato consapevole di questo sabotaggio del successivo Conclave, non sarebbe stata suo preciso dovere cambiare le regole per l’elezione del nuovo Papa?
          Se non l’avesse fatto si sarebbe reso complice di quel misfatto…
          Il ‘sigillo del segreto pontificio’ era necessario per proteggere l’anomala elezione da un lato, e il suo legittimo successore dall’altro.

  6. Don Pietro Paolo

    sulla Germania bastano poche parole: la crisi è reale, le tensioni dottrinali e disciplinari sono gravi, le uscite formali dalla Chiesa numerose. Ma non siamo davanti a consacrazioni episcopali contro la volontà del Papa. È una situazione preoccupante, sì; uno scisma formalmente consumato, no. E soprattutto: non si risponde a una deriva con un’altra deriva.

    Il caso FSSPX è diverso per natura.

    Consacrare vescovi senza mandato pontificio non è un gesto simbolico né una semplice disobbedienza disciplinare. È un atto che incide direttamente sulla costituzione gerarchica della Chiesa. Si crea, di fatto, una linea episcopale che non deriva dalla missione canonica conferita dal Romano Pontefice. Questo introduce oggettivamente una dinamica scismatica, anche se si continua a nominare il Papa nel Canone.

    Vengo all’intervento di mons. Schneider.

    Il richiamo a sant’Atanasio è suggestivo, ma teologicamente fragile. E qui occorre una precisazione decisiva.

    Nel IV secolo l’ecclesiologia non aveva ancora le coordinate dogmatiche e canoniche maturate nei secoli successivi. Il primato romano era riconosciuto, ma non era stato ancora definito nei termini in cui lo sarà al Concilio Vaticano I. Non esisteva una codificazione universale del diritto canonico. Le dinamiche tra imperatore, sinodi locali e sede romana erano fluide e spesso condizionate dal potere politico.

    Dopo il Concilio Vaticano I e il Concilio Vaticano II, la dottrina sul primato petrino e sulla collegialità episcopale è stata chiaramente espressa. Il ministero del Papa è principio visibile e giuridicamente determinato di unità. E oggi il diritto canonico stabilisce in modo inequivocabile che la consacrazione episcopale richiede mandato pontificio.

    Ma soprattutto: sant’Atanasio non fondò una struttura episcopale parallela per “supplire” alla Chiesa universale. Non creò una linea gerarchica autonoma come principio permanente. Rimase nella Chiesa, soffrì, fu esiliato, lottò, ma non si sostituì all’ordine costituito istituendo una propria successione alternativa.

    Trasporre il caso Atanasio per giustificare consacrazioni contro la volontà esplicita del Papa oggi significa usare un episodio del IV secolo per sospendere una ecclesiologia che nel frattempo è stata chiarita, definita e dogmaticamente formulata.

    Anche il richiamo al cardinale Slipyi non può diventare norma ecclesiologica. I casi eccezionali non fondano un diritto stabile di supplenza. Se si ammette il principio che, quando si ritiene l’autorità insufficiente, si possa procedere autonomamente per “salvare la fede”, allora si introduce un criterio soggettivo che mina la visibilità stessa della comunione cattolica.

    La questione è semplice e radicale, come ho scritto altrove:

    se si consacrano vescovi per garantire la Tradizione contro l’inadeguatezza dell’episcopato unito al Papa, si afferma implicitamente che la Chiesa nel suo insieme non custodisce più la fede. E questo non è un dettaglio disciplinare. È una dichiarazione ecclesiologica gravissima.

    Si può soffrire per la crisi.
    Si può chiedere chiarezza.
    Si può anche criticare scelte prudenziali.

    Ma non si può creare una struttura episcopale autonoma restando pienamente dentro la logica della comunione cattolica.

    La Tradizione non si salva contro Pietro.
    Si custodisce con Pietro — o non è più cattolica.

    1. Caro don Pietro Paolo . Sono d’accordo a metà . La forma è salvata . La sostanza meno. La sostanza è stata fatta dal predecessore di Leone ed è ancora fatta da Fernandez e Zuppi . Mi sento a disagio in questo periodo di Quaresima a pensare chi è , cosa fa e cosa dice il prefetto della Dottrina della Fede e il presidente della CEI .
      E questo disagio è crescente esponenzialmente ovunque . Forse lei non lo percepisce , ma dovrebbe andare in confessionale …grazie . Suo Don Ernesto

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Don Ernesto,

        non comprendo cosa significhi l’invito ad “andare in confessionale”. Ci vado spesso, grazie a Dio — come penitente prima ancora che come sacerdote — ma non per la “forma” di cui Lei parla.

        Se per “forma” intende l’assetto esteriore o istituzionale, per me la forma è la fede della Chiesa, la dottrina di sempre, espressa con chiarezza nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Ed è proprio a quella forma sostanziale che resto ancorato.

        Capisco il disagio che molti avvertono. Non lo nego, non lo banalizzo. Ma il disagio personale, per quanto diffuso, non può diventare criterio ecclesiologico. La Chiesa non si misura sulle simpatie o antipatie verso questo o quel prefetto, questo o quel presidente della CEI.

        Se qualcosa appare ambiguo o problematico, lo si valuta alla luce del Magistero perenne, non della reazione emotiva. La Quaresima, poi, ci invita prima di tutto alla conversione personale, non alla misurazione delle altrui responsabilità.

        Resto convinto che la fedeltà alla Chiesa non consista nel prendere le distanze interiori dai suoi Pastori, ma nel rimanere saldi nella fede ricevuta, pregando e soffrendo, se necessario, senza rompere la comunione.

        Con fraternità sacerdotale,
        Don Pietro Paolo

    2. Mi riferisco alla diplomatica risposta di don Pietro Paolo. Questa risposta contenta certo tutti coloro che in qualche modo vogliono compiacere i vari Fernandez , magari aspirando con ciò a qualche piccolo incarico .
      Si può soffrire per la crisi e chiedere chiarezza . Ma non è stato già fatto da tempo . Risposte ? Vada a leggersi le due risposte ai DUBIA dei quattro Cardinali . Perché ignora nel suo commento il punto chiave : la preoccupazione per la salvezza delle anime?

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Don Raniero,

        “diplomatica”? No. La mia risposta non nasce dal desiderio di compiacere qualcuno — tantomeno il card. Fernández, al quale sono del tutto sconosciuto e presso il quale non aspiro a nulla.

        Certo che si deve chiedere chiarezza. E certo che in questi anni molti l’hanno chiesta. I cardinali dei Dubia lo hanno fatto pubblicamente, con rispetto e fermezza. Ma — ed è questo il punto — non hanno creato una struttura alternativa, non hanno fondato una “chiesa parallela”, non hanno spezzato la comunione. Sono rimasti al loro posto, dentro la Chiesa, lavorando con intelligenza e prudenza perché le anime non andassero perdute.

        È questa la differenza decisiva.

        La preoccupazione per la salvezza delle anime è reale e condivisa. Ma non si tutela moltiplicando linee autonome o insinuando che la comunione visibile sia diventata inaffidabile. Si tutela restando nella Chiesa, soffrendo se necessario, insegnando la dottrina di sempre, amministrando bene i sacramenti, guidando le coscienze con prudenza e verità.

        L’hanno fatto i cardinali dei Dubia.
        L’hanno fatto e lo fanno molti vescovi e sacerdoti.
        Nel mio piccolo, cerco di farlo anch’io.

        La fedeltà non è diplomazia. È perseveranza nella comunione.

    3. Lei suggerisce di chiedere chiarezza ? Non le pare di esagerare nella sua ansia di difendere il card. Fernandez con argomenti di modesta e dubbia consistenza razionale ?

      1. Don Pietr Paolo

        Gentile F.C. Pavia,

        non so chi Lei sia — e sinceramente non mi interessa attribuirLe identità nascoste. Rispondo ai contenuti, non alle supposizioni.

        Non capisco dove Lei veda una mia “ansia” di difendere il cardinale Fernández. Non ho difeso persone; ho difeso un principio ecclesiale. Sono due cose molto diverse. Difendere la comunione gerarchica non significa approvare ogni scelta o ogni parola di un Prefetto.

        Quanto ai miei argomenti, Lei li definisce “modesti” e di “dubbia consistenza razionale”. È un giudizio legittimo, ma sarebbe più utile spiegare perché, entrando nel merito teologico, invece di liquidarli con un’etichetta.

        Se il dibattito vuole essere serio, si discute sui principi: costituzione divina della Chiesa, natura dell’episcopato, comunione con il Romano Pontefice. Se invece resta sul piano delle insinuazioni personali, non aiuta nessuno.

        Un corso elementare di teologia può servire a tutti — me compreso. La differenza sta nel voler argomentare o nel voler colpire.

        Con serenità,
        Don Pietro Paolo

    4. La tradizione ( e la fede ) si custodisce con Pietro ? Certo , senza dubbio , ma..,
      Dopo Francesco ha ancora la voglia di ricordarcelo ?

      1. Don Pietro Paolo

        Gentile Orsola C.,

        sì, la Tradizione si custodisce con Pietro. Anche dopo un pontificato difficile. Anche quando si è sofferto.

        Perché il fondamento non è il Papa come persona, ma la promessa di Cristo. Se la comunione con Pietro valesse solo quando tutto ci convince, non sarebbe più un principio di fede, ma una simpatia.

        Si possono chiedere chiarimenti. Si può soffrire. Ma non si può relativizzare il principio petrino senza indebolire la Tradizione stessa.

        La fedeltà non dipende dall’entusiasmo.
        Dipende dalla fede.

    5. Quousque tandem

      I vertici vaticani sono da decenni in mano alla sinagoga (basti vedere l’assordante silenzio degli ultimi papi di fronte alla allucinante mattanza palestinese) .
      La tradizione si difende rispettandola e tramandandola, non seguendo falsi pastori che con manovre di palazzo, minacce e ricatti vari tramano per abrogarla.
      Il CVII doveva essere un concilio pastorale, ogni interpretazione dello stesso che esula da questo inquadramento è errata e da respingere con forza, senza paura.
      Chi non lotta, in nome di una falsa obbedienza, dove purtroppo il troppo denaro fa da velo, è complice e ne risponderà di fronte a Lui.

    6. Gabriela Danieli

      La Tradizione Cattolica si salva con Pietro.
      Non con gli antipietri Jmb-Prevost capi della chiesa massonica di satana.

  7. Concordo pienamente con mons. Schneider . Disobbedire a Fernandez non è lecito , è doveroso .

  8. Molto interessante la stima comparata della ricchezza tedesca . I cattolici in Germania son il 23% della popolazione . Se facessero veramente scisma perdono il 50% della tassa ecclesiastica

  9. Effettivamente l’intervento di SER il card Sarah mi ha stupito … ma non mi sogno di valutarlo . Mi è piaciuto ed ho molto apprezzato lo scritto dell’Arcivescovo Schneider . Concordo con
    L’emerito che una. Discussione fra i due card e l’arcivescovo sia più che utile.

  10. Effettivamente l’intervento di SER il card Sarah mi ha stupito … ma non mi sogno di valutarlo . Mi è piaciuto ed ho molto apprezzato lo scritto dell’Arcivescovo Schneider . Concordo con
    L’emerito che una. Discussione fra i due card e l’arcivescovo sia più che utile.

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