Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente, in particolare in Terrasanta. Buona lettura e diffusione.
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Il primo è questo post su Instagram:

I nostri media e la nostra classe politica hanno cancellato l’esistenza di Gaza, nell’attesa che isrl la faccia definitivamente sparire dalla faccia della terra.
E non pensavamo che sarebbe stato così facile distrarre tutti quei milioni di persone si erano mobilitate.
La prima cosa da fare è tornare a parlarne, informare, studiare, e lo dobbiamo fare tutti.
Il bilancio delle vittime a Gaza sale a 19 dopo che Israele ha bombardato il quartier generale della polizia nella città di Gaza
Secondo fonti mediche rilasciate ad Al Jazeera, il numero delle persone uccise negli attacchi israeliani a Gaza dall’alba è salito a 19.
Una fonte dell’ospedale al-Shifa di Gaza City ha riferito ai nostri colleghi di Al Jazeera Arabic che almeno sette persone sono state uccise in un attentato israeliano che ha preso di mira un quartier generale della polizia nel quartiere Sheikh Radwan di Gaza City.
In precedenza, cinque persone erano state uccise nella zona centrale di Gaza e altre sette nella zona di al-Mawasi, nella parte meridionale di Gaza.
Secondo fonti mediche ri , sei bambini, sono stati uccisi negli attacchi israeliani a Gaza City e Khan Younis nella Striscia di Gaza dall’alba.
La violenza si verifica un giorno prima della riapertura da parte di Israele del valico di Rafah, che collega Gaza all’Egitto, prevista per domenica, per la prima volta da maggio 2024.
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Poi c’è questo articolo del Centro Studi Giuseppe Federici. Consiglio di lettura soprattutto per i catto-sionisti senza pudore:
Il “baluardo contro l’Islam” dove i cristiani sono attaccati
Il “baluardo contro l’Islam” dove i cristiani sono attaccati
Segnaliamo un articolo di un inviato di Avvenire (quotidiano che almeno per le questioni del Vicino Oriente è – quasi sempre – leggibile), che si è recato in Cisgiordania negli ultimi giorni. La sua testimonianza diretta documenta come anche i cristiani sono nel mirino del progetto sionista, che intende occupare tutta la Terra Santa “dal fiume al mare”, compresa la Cisgiordania.
Sui fatti di Berzeit, dove la casa di una famiglia cristiana è stata attaccata e una donna è stata ricoverata per una frattura cranica abbiano già parlato https://www.centrostudifederici.org/cisgiordania-ennesimo-attacco-dei-coloni-contro-i-cristiani/
Vi è poi il gravissimo episodio dell’aggressione e umiliazione di due Carabinieri in servizio al Consolato di Gerusalemme, con l’imbarazzante atteggiamento del governo italiano. Ribadiamo che uno degli obiettivi del governo israeliano è l’occupazione di Betlemme, dove è nato l’odiato “impostore”, come il Talmud definisce N. S. Gesù Cristo: immaginare la città della Natività in mano ai seguaci di personaggi come Itamar Ben-Gvir fa piangere il cuore.
Siamo stati in Cisgiordania: ecco cosa fanno davvero i coloni e chi sono gli sfollati
La vicenda dei carabinieri italiani fermati è solo uno dei tanti casi (su cui peraltro non c’è una versione univoca). Beduini e cristiani sono le ultime vittime dell’esodo forzato imposto anche dalla polizia israeliana
Il western dei coloni comincia con il rossore del tramonto. Non hanno i volti acerbi e imbronciati dei “giovani delle colline”, che piombano all’improvviso mulinando i bastoni sui palestinesi da cacciare. Quella è l’avanguardia mandata a fare caciara e preparare il terreno per chi verrà dopo, con armi pesanti e tecniche da paramilitari.
Nella Valle del Giordano, dove l’ampia gola fertile resiste all’avanzata del deserto di sassi, da millenni erano i beduini ad animare il paesaggio e dare carne da macello ai villaggi circostanti. Quando pellegrini e viaggiatori torneranno per immortalare le vedute, non li troveranno più. Le ultime famiglie rimaste nella comunità di Ras Ein al-Auja se ne sono andate. Era la più grande comunità di pastori, lì dove il fiume che segna il confine con la Giordania scorre lento in direzione del Mar Morto. L’ultimo insediamento di beduini nella Valle del Giordano meridionale. Erano rimasti in 800. Ora ci sono le roulotte dei coloni che ne faranno un nuovo avamposto israeliano in Palestina. Sul campo dove sostavano tende e capanni, è rimasto lo scheletro di un divano dato alle fiamme e le tracce del bestiame in parte disperso e in parte consegnato a qualche fattoria nei centri abitati.
Attivisti e autorità locali hanno tenuto la contabilità. Il vecchio Abu, che a Gerico è considerato nemico giurato di Hamas ma che non ama né il governo israeliano né quello palestinese di Ramallah, dalla sua stanza tira fuori il registro della sostituzione. Dal disadorno ufficio esposto al vento che «soffia quaggiù all’inferno», indica la tacca sulla strada che segna i 400 metri sotto al livello del mare, in questa che annoverata come la città più antica del mondo e la più profonda tra i luoghi abitati. «Non è profondità – precisa – è abisso, e così stanno andando le cose». Intende che dall’ottobre 2023 coloni e polizia israeliana, alcune volte in alternanza altre spalleggiandosi, hanno sfollato con la forza 45 comunità palestinesi in Cisgiordania, per un totale di almeno 3.501 persone. Altre 12 comunità sono state parzialmente sfollate, con almeno 455 persone costrette ad abbandonare le proprie case. Alle sue spalle segue con le dita da contadino l’avanzare dei coloni sopra una mappa di tre anni fa, invecchiata in fretta. La cartina della Palestina non mostra i 300 tra avamposti, insediamenti, colonie israeliane.
Dopo i beduini tocca ai cristiani. Se ne contano sempre meno. A Taybeh sulla carta dovrebbero essercene 15mila, ma a metterli insieme oggi non si arriva a 1.500. Chi può se ne va, spesso senza mai più tornare. Gli attacchi coordinati e sistematici seguono una precisa traiettoria. Dal Nord della Gerusalemme occupata fino al Giordano, i borghi palestinesi dove ci sono campanili, vengono prima circondati dagli insediamenti, infine attaccati. Nella notte tra sabato e domenica è toccato alla gente di Birzeit. Un luogo antico, tra colline e rupi, dove convive senza strappi chi prega al richiamo del muezzin e chi al suono delle campane. Cristiani e islamici non mettono barriere per segnare i confini tra i poderi. È stato facile per un gruppo di coloni irrompere in un terreno appartenente a una famiglia cristiana, adiacente alla loro abitazione. Quando la madre è uscita con i figli e i cugini per difendere la proprietà, è stramazzata tra i cespugli, colpita alla testa da una pesante pietra. Tre giovani della famiglia sono stati picchiati e trascinati via. All’inizio la gente del villaggio pensava fossero stati arrestati. La polizia israeliana il giorno dopo ha confermato di avere fermato e spedito in cella solo uno dei ragazzi. Gli altri due sono stati trovati moribondi sul ciglio di una strada di campagna. Il parroco padre Firas Abedrabbo non ha nascosto la preoccupazione. Dall’ospedale di Ramallah i medici rassicurano quanto alla sorte della madre ferita gravemente ma non in fin di vita. I familiari per il momento preferiscono non esporsi. Uno dei loro cari è in attesa di un verdetto e ogni parola di troppo potrebbe gravare sui temi della detenzione. Il parroco cerca di non peggiorare le cose. «Che il Signore – invoca – tocchi i cuori, protegga gli innocenti, guarisca i feriti, consoli gli afflitti e guidi i responsabili e i popoli sui cammini della giustizia e della pace», ripete padre Firas.
Anche da Berzeit i coloni se ne sono andati mostrando i mitra. Armi come quella adoperata da un colono e riservista, che domenica ha minacciato due carabinieri italiani. L’esercito israeliano ha cercato di raddrizzare la versione iniziale, parlando di un militare in servizio senza specificare né per quale unità fosse in missione né perché fosse in borghese. L’uomo, come confermano residenti e testimoni sul posto, sarebbe un colono oltre che riservista dell’esercito, come almeno 450mila israeliani e buona parte dei coloni.
Quando gli assalti non arrivano al tramonto, allora può essere peggio. Perché all’alba cominciano solo i militari. Ieri le forze di occupazione hanno sradicato decine di ulivi ed emesso ordini di sospensione dei lavori per 20 case nella città di Tuqu’, a sud-est di Betlemme. Il sindaco Mohammad al-Badan, ha raccontato che «una forza dell’esercito israeliano, accompagnata da veicoli militari, si è posizionata lungo l’ingresso occidentale della città e ha iniziato a sradicare centinaia di ulivi lungo un tratto di circa 1.500 metri e a una profondità di quasi 8 metri, con il pretesto di cosiddette “ragioni di sicurezza”». Hanno inoltre emesso ordini di sospensione dei lavori ai proprietari di 20 case. Per Al-Badan c’è una sola ragione: «Impedire l’espansione dei villaggi palestinesi. L’occupazione continua a inasprire le misure contro i residenti chiudendo le strade con cancelli di ferro, sequestrando terreni, nonostante si tratti di proprietà dei cittadini». Ore prima, in piena notte a Hebron diverse famiglie di contadini sono state svegliate dal fracasso dei trattori. Osama Makhameh, attivista per i diritti dei palestinesi, ha raccontato che i coloni armati della colonia di Susya, costruita su proprietà palestinesi a sud di Hebron e sotto la protezione dei soldati israeliani, «hanno sradicato e distrutto 500 ulivi, fichi, mandorli e altri alberi». Prima di andarsene hanno disperso il bestiame e lasciato sulle pareti scritte ingiuriose. Pochi giorni prima il ministro e colono israeliano Ben Gvir aveva approvato il rilascio del porto d’armi per gli israeliani di altri 18 insediamenti illegali di occupazione.
Foto: la signora di Birzeit nell’ospedale di Ramallah in seguito all’aggressione dei coloni, assistita dalla figlia (SOS Chrétienes d’Orient).
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Poi c’è questo post su Instagram:

Al Jazeera Media Network ha denunciato la decisione di YouTube di ottemperare alla richiesta israeliana di vietare i propri canali, definendo tale mossa una “violazione della libertà dei media e degli standard internazionali”, secondo quanto riportato da Anadolu.
In una dichiarazione rilasciata giovedì sera sulla società statunitense di social media X, Al Jazeera ha affermato: “Denunciamo con forza la sottomissione di YouTube alla decisione delle autorità israeliane di vietare la trasmissione dei nostri canali sulla piattaforma e il blocco dei nostri siti web in Israele.
Questa risposta viola i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, che impongono alle aziende tecnologiche globali di proteggere la libertà di espressione e resistere alle pressioni dei governi che mettono a tacere il giornalismo indipendente”.
All’inizio di questa settimana le autorità israeliane hanno deciso di bloccare per 90 giorni le trasmissioni di Al Jazeera, con sede in Qatar, e di Al-Mayadeen, con sede in Libano, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz.
Il ministro delle Comunicazioni israeliano Shlomo Karhi ha annunciato domenica su X che Al Jazeera e Al-Mayadeen sarebbero state bloccate in Israele sui loro siti web, sulle trasmissioni televisive e su YouTube a partire da quel giorno.
Al Jazeera ha dichiarato: “Il divieto delle nostre piattaforme digitali e dei nostri siti web per motivi di sicurezza poco convincenti invia un segnale pericoloso, ovvero che le grandi aziende tecnologiche possono essere cooptate come strumenti di regimi ostili alla libertà.
“Questa escalation fa parte di un quadro più ampio e sistematico di violazioni da parte di Israele, che includono l’uccisione e la detenzione dei nostri giornalisti e la chiusura dei nostri uffici nei territori occupati, con l’obiettivo di sopprimere la verità.
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Interessante anche questo post su Instagram:

Nuove accuse sono emerse dai documenti recentemente resi pubblici relativi a Jeffrey Epstein, con un rapporto dell’FBI che cita una fonte umana riservata secondo cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe stato “compromesso da Israele” e che suo genero Jared Kushner avrebbe esercitato un’influenza eccessiva durante il primo mandato di Trump. Il documento solleva anche interrogativi sui presunti legami finanziari di Kushner e sulle sue passate operazioni immobiliari collegate a flussi di denaro provenienti dall’estero.
Il rapporto cita inoltre l’avvocato di Epstein, Alan Dershowitz, e suggerisce che lo stesso Epstein possa essere stato sfruttato grazie al suo accesso alle reti politiche e finanziarie globali. Le autorità statunitensi hanno pubblicato milioni di pagine di documenti relativi alle indagini su Epstein, sottolineando che il materiale riflette affermazioni in fase di revisione e non fatti provati.
#EpsteinFiles #Trump #JaredKushner #Mossad #IndiaTodayGlobal
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E anche questo post su Instagram:

Un vero e proprio pogrom. Lo hanno condotto i coloni israeliani con l’appoggio delle forze armate israeliane nell’area di Masafer Yatta. Ne parla Basel Adra su @972mag. E ne parla, rompendo la trita narrazione a cui siamo soggetti in Italia, Moshe ‘Bogie’ Ya’lon, ex capo di stato maggiore ed ex ministro della difesa israeliano. Il suo tweet è un vero terremoto politico. Un po’ come ha fatto il premier canadese Carney a Davos. Ha detto che il ‘re è nudo’, in sostanza. Parla di giudeonazisti, di pulizia etnica, di terroristi ebrei: lo scrive all’indomani della Giornata internazionale della memoria, e fa paragoni.
Questo è il tweet di Bogie Ya’lon, tradotto da Google.
“Martedì sera scorso ho partecipato a un evento per commemorare la Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto. Tornato a casa, ho ricevuto un messaggio sui pogromisti ebrei che attaccavano i palestinesi sulle colline meridionali di Hebron, rubando le loro pecore e bruciando le loro proprietà. “Ma non c’è paragone!”…
Dopo che le ambulanze che cercavano di raggiungere la scena sono state bloccate dai terroristi ebrei, tre palestinesi sono stati evacuati in ospedale, uno dei quali ha riportato una frattura cranica. “Nessun evento è paragonabile all’Olocausto che ci è accaduto!”…
La Polizia Israeliana è controllata da un criminale condannato, lo Shin Bet è controllato da un rappresentante della “supremazia ebraica”, il Ministro della Difesa impedisce gli arresti amministrativi di terroristi ebrei e il ministro aggiunto del Ministero della Difesa incoraggia gli avamposti illegali e li equipaggia con SUV, (chiedete ancora perché ho accusato il governo di “pulizia etnica”!?).
L’ideologia della “supremazia ebraica”, divenuta dominante nel governo israeliano, ricorda la teoria razziale nazista: “ma il paragone è proibito”. Conosco bene gli avvertimenti del Prof. Yeshayahu Leibowitz sul processo di “animalizzazione” che ci avrebbe portato a diventare “giudeonazisti”. Il ruolo del prossimo governo israeliano sarà quello di dimostrare che il Prof. Leibowitz aveva torto, altrimenti porteremo la distruzione nel nostro Paese.”
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