Come si Muove il Cosiddetto “Giornalismo” Italiano. A Cuba è meno Terrificante. Selmi, Infosannio.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo breve articolo pubblicato da Infosannio, che ringraziamo per la cortesia. E che testimonia quanto sia saggia la scelta di non guardare la televisione (fatto salvo lo sport e i film ed eventuali dirette…) e lasciar perdere i giornali. Buona lettura e condivisione.

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(Giancarlo Selmi) – Per capire come si muove il cosiddetto giornalismo italiano, è sufficiente soffermarsi un attimo sulle presenze televisive e sul numero d’interviste rilasciate dai leaders politici. Da quel conteggio esce un dato incontrovertibile quanto surreale: i due leaders più intervistati e più ospitati nei cosiddetti “salotti televisivi” sono Renzi e Calenda.
È curioso rilevare, inoltre, che la televisione che dà più spazio ai due Ollio più Ollio, sia quella che fa parte del Gruppo Cairo, LA7. E non dev’essere affatto casuale se il Corriere della Sera, giornale appartenente allo stesso gruppo fa la stessa cosa. Guardando i numeri si sfiora il paradosso: Calenda ha ricevuto almeno tre volte le attenzioni dedicate a Fratoianni che, in termini elettorali, rispetto a Calenda, vale più del doppio.
Renzi ancora peggio se è vero, com’è vero, che prenderebbe la metà dei voti di Calenda e meno di un quarto di quelli che premierebbero Fratoianni. Eppure Renzi è sempre lì, Calenda pure, Fratoianni non si vedrebbe neppure se si accendesse un cero a San Cairo martire. Parlo di Fratoianni, ma il trattamento riguarda un po’ l’intero campo progressista. Anche gli “opinionisti” chiamati più frequentemente, quelli con le opinioni un tanto al chilo, non fanno mistero di adorare quella parte politica.
Sono anni che Cairo tira la volata a quella gente lì. Sono anni che il messaggio risulta essere sempre lo stesso, che le linee editoriali sono spostate su centrini, centrali e centrotavole. Perfino la Gruber ha mostrato segni di cedimento con Calenda: “Dove vuoi andare con il 3% ?” Manipolazione a iosa, Mieli in tutte le salse, Bernabè quando si può, De Benedetti quando sta in forma. Fa eccezione Travaglio che, quando c’è, ristabilisce un poco di equilibrio.
A Cuba ho visto giornalismo meno terrificante.

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