Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, un amico fedele del nostro sito, Ruggero Sangalli, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un tema singolare e appassionante. Buona lettura e diffusione.
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LA NUMISMATICA E LA PRECISIONE STORICA DEL NUOVO TESTAMENTO
Chi legge queste righe probabilmente conosce già la ragione per cui la data di morte del re Erode il Grande si situa all’inizio dell’anno 1 del nostro attuale calendario, in forza dell’attendibilità, abbondanza e accuratezza di informazioni desumibili da Giuseppe Flavio e dagli storici antichi, travisate da un’esegesi che data quella morte come avvenuta “certamente nel 4 a.C.” per cui Gesù sarebbe nato nel 6 a.C. circa.
Ha sicuramente una minor diffusione l’argomento proposto in queste pagine, soffermandosi sugli anni di regno attribuiti agli eredi: fino al decimo anno per Achelao (dal 4 a.C al 6-7 d.C. anno del suo esilio nelle Gallie), fino al trentasettesimo per Filippo (dal 4 a.C al 33-34 d.C., anno di morte) e fino al quarantatreesimo per Erode Antipa (dal 4 a.C al 39-40 d.C., anno di esilio nelle Gallie).
La tesi da dimostrare è che l’inizio comune dei tre regni NON coincide con la morte di Erode il Grande, ma all’anno in cui egli stabilì la successione per i figli.
Le date dei figli di Erode sono intersecabili a quelle di Roma: per Giuseppe Flavio la morte di Filippo fu nel XX anno di Tiberio (quindi nel 33-34 d.C., con l’anno che inizia da settembre). San Luca riferisce che Giovanni il battista iniziò la sua predicazione nel XV di Tiberio (nel 28-29 d.C.), cinque anni prima, dunque incompatibile con una Pasqua di redenzione datata al 30 d.C., secondo gli esegeti del “Natale anticipato”.
L’argomentazione trova un’alleato prezioso nella numismatica: il conio delle monete era uno strumento per indicare chi regnava e per caratterizzare un regno con questo “sms” assai pratico per raggiungere praticamente tutti e rapidamente in assenza di altri mezzi di comunicazione. Sebbene esistessero altri calendari di lungo periodo, come gli AUC dei Romani, le Olimpiadi greche o l’era seleucide, nel periodo storico di interesse l’unità di misura degli anni più diffuso era l’anno di regno, utilizzato da sommi sacerdoti, re e tetrarchi, come dimostrano le date incise sulle monete coniate da chi ne aveva la facoltà.
Dallo studio delle monete osserviamo che gli anni di regno si contavano relativamente all’anno ebraico che inizia a tishri (settembre/ottobre) e venivano incrementati ad ogni capodanno. Se ne ha conferma da Antichità Giudaiche e da altre considerazioni storiche contemporanee. Anticipo la conclusione: non esistono monete dei tre eredi al regno che riguardino gli anni tra il 4 a.C. e l’1 a.C. segno che il regno era ancora ufficialmente di Erode il Grande e questo rinvia a un approfondimento sulle vicende prossime al testamento che -effettivamente- nel 4 a.C. assegnò ai tre eredi la loro parte.
Erode il Grande ebbe molte mogli (otto) e molti figli e figlie (quindici), il maggiore dei quali era Antipatro, nato dalla prima moglie Doride. Senza addentrarci troppo nelle intricate vicende familiari, bisogna sapere che nel 4 a.C. Antipatro muore giustiziato per ordine del padre. Giuseppe Flavio scrive che, durante il processo al figlio, Erode testimoniò davanti al legato imperiale Varo che Antipatro non era solo il suo successore, ma anche già il suo coreggente, almeno dal 7 a.C. allorché furono giustiziati altri due figli, Alessandro e Aristobulo, avuti dalla seconda moglie Mariamne, che era asmonea e di discendenza sacerdotale. Difendendosi in tribunale, lo stesso Antipatro glielo dice: perché ribellarmi contro di te, se sono già re? Non gli bastò. Erode il Grande mantenne comunque l’affetto per i figli di Aristobulo, tre dei quali, Agrippa, Erode di Calcis e Erodiade, successivamente ebbero dei ruoli riferiti nel Nuovo Testamento. Questo primo snodo suffraga l’uso della cosiddetta co-reggenza regale, essendo in vita il vecchio re.
La numismatica offre una prima conferma che il re è uno solo perché non si trovano monete di Antipatro. Giuseppe Flavio (e la sua fonte, Nicola) afferma che Antipatro si vantava dell’autorità di cui godeva inizialmente, non sono state rinvenute monete con il suo nome. Finché Erode era in vita qualsiasi moneta emessa avrebbe recato soltanto il suo nome, non quello del figlio.
Nel 4 a.C. Archelao, Filippo e Antipa, i tre designati, subentrano al fratellastro condannato a morte, ma Erode -così riportano gli scritti di Giuseppe Flavio- non cede il regno ai figli, dando loro solo i titoli regali. All’epoca il feroce re godeva ancora di buona salute, tenendo saldamente in mano il potere decisionale.
Anche se la maggior parte delle monete coniate da Erode il Grande non reca una data, ne abbiamo una famosa che rimanda a un “terzo anno”. Una spiegazione può trovarsi nel passaggio decisivo che riguardò il re Erode (un idumeo) e cioè il decesso di Antigono, l’ultimo re asmoneo (che secondo Cassio Dione morì flagellato e crocefisso!). Antigono fu ucciso dopo circa tre anni dalla presa della città da parte delle truppe romane di Sossio, che insediarono Erode. Solo alla morte del sovrano asmoneo Erode è a tutti gli effetti il re: infatti Giuseppe Flavio utilizza due computi degli anni di regno di Erode, che differiscono di tre anni tra Antichità e Guerre Giudaiche, contandone 37 (dal 37 a.C.) e 34 (dal 34 a.C.) al termine (inizio dell’anno 1).
La numismatica concernente i tre figli superstiti ed eredi
Morto Erode, Archelao si recò a Roma per ottenere l’approvazione della sua autorità da Augusto, data l’opposizione di alcuni suoi contestatori. Il problema erano le ultimissime volontà di Erode, letteralmente in preda alla follia negli ultimi mesi di vita (nel vangelo di San Matteo troviamo la strage degli innocenti intorno a Betlemme), tanto da diseredare e poi riconfermare Archelao, operativamente chiamato a gestire quel periodo di trapasso. L’ultimo anno del regno di Archelao, nel suo decimo, per Cassio Dione corrisponde all’anno consolare 6-7 d.C., quando Archelao fu esiliato da Augusto oltre le Alpi. Sono note sei monete coniate sotto Archelao e recano il nome di Erode e il titolo di Etnarca. Nessuna di loro riporta una data. Però gli anni di regno sono dieci, mentre le monete solo sei: d’accordo, è solo una congettura per quanto sensata… Le monete di Archelao hanno comunque uno scarso valore probatorio.
Erode Antipa governò la tetrarchia di Galilea e Perea. Perse il regno quando Erodiade (gelosa degli onori tributati al fratello Erode Agrippa) lo persuase al viaggio a Roma per chiedere a Gaio Cesare (Caligola) pari onori. Invece Agrippa aizzò Caligola contro Antipa, che finì in esilio con la signora. Deve essere avvenuto nell’anno 43° del regno di Antipa, poiché sono state ritrovate monete risalenti a quell’anno (entro l’autunno del 39 d.C.). Infatti di Antipa non c’è alcuna menzione negli eventi accaduti in Giudea per lo scandalo della statua di Caligola, scoppiato nel 40 d.C. e descritto da Filone e da Giuseppe Flavio. Antipa fece coniare alcune serie di monete negli anni 24°, 33°, 34°, 37° e 43°. Nelle monete del 43° anno c’è traccia dell’adulazione a Gaio Caligola, per ingraziarselo. Invece le monete del 24° anno sono le prime con un riferimento a Tiberio e infatti risalgono alla costruzione di Tiberiade in suo onore. Le monete successive mantengono l’onore a Tiberio, fino a quelle del 37° anno (il 33-34 d.C.), che segnò il declino politico e militare di Antipa, culminato con la sconfitta bellica patita da Areta re di Petra, che fu suo suocero.
Recentemente è stato trovato un esemplare della più antica moneta conosciuta di Antipa. Sul dritto questa moneta reca l’iscrizione “Tetrarca 4” e l’iscrizione “Erode” sul rovescio. Gli esperti la reputano un prototipo coniato nella prima capitale di Antipa, Sepphoris: è diversa dalle monete successive emesse da Antipa, e più simile alle monete emesse da suo padre Erode il Grande, forse il primo tentativo di coniazione per sancire l’ascesa di Antipa come tetrarca e l’inizio del regno. Si tratterebbe dell’anno a cavallo tra 1 a.C. e 1 d.C., proprio quando morì il padre e iniziò realmente il regno dell’erede.
Può aiutarci una parentesi su Giovanni il Battista. Iniziò a predicare nel XV di Tiberio (28-29), anno per nulla casuale: corrisponde al compimento dei suoi 30 anni (giugno del 29). Giovanni è un sacerdote e nell’Antico Testamento Mosè riceve da Dio precise istruzioni su quando iniziare a svolgere i doveri sacerdotali. “Contate tutti gli uomini dai trenta ai cinquant’anni che vengono a servire nell’opera presso la tenda del convegno” (Num 4,3). A 30 anni un uomo è ritenuto maturo fisicamente, emotivamente e spiritualmente, pronto ad assumersi l’onere di una sacra responsabilità. Prima di allora, era in fase di addestramento. Anche Gesù iniziò la vita pubblica compiuti i trent’anni. Inoltre Giovanni guarda all’entrante anno sabbatico (29-30, da tishri) che suscita un rinnovato fervore religioso. Che il 29-30 sia sabbatico discende dall’individuazione dell’unico anno sabbatico citato esplicitamente nella Bibbia (1 Mc 6,49), databile con certezza al 161-160 a.C. (attraverso gli anni olimpici riferiti da Giuseppe Flavio e le date seleucidiche dei libri dei Maccabei): di sette in sette si giunge al 29-30 d.C.
San Giovanni il Battista muore martire per aver detto ad Antipa che non gli è lecito sposare la moglie di suo fratello Filippo. L’esecuzione è nel 31 d.C., ancor più scandalosa perché il 30-31 d.C. è anno giubilare (anno di liberazione dei prigionieri, come annuncia Gesù a Nazaret, in Lc 4). E’ il sabato deuteroproto di Lc 6,1 scomparso in molte traduzioni, eppure rivelatore di un misterioso “secondo-primo” che, di 49 in 49 anni (giubilare è il primo anno dopo sette volte sette anni) puntuale ricompare nella vicenda del re Ezechia (Is 37,30) nel 706-705 a.C. ricavabile da riscontri storici (l’invasione di Sennacherib, secondo libro dei Re e secondo delle Cronache). La tracotanza di Antipa verrà riconosciuta dal popolo come punizione divina (lo scrive Giuseppe Flavio) quando, circa tre anni dopo (34-35 d.C.) Antipa perderà rovinosamente la guerra scatenatagli contro da Areta, padre della moglie ripudiata per mettersi con Erodiade. Persino Tiberio si infastidirà di questi scontri non autorizzati nei territori della “pax romana” (c’era stato anche un eccidio di samaritani nel 34 d.C.) portando alla rimozione nel 36 d.C. di Pilato e di Caifa con l’invio di Vitellio, che recederà dall’intervenire militarmente avendo saputo della morte dell’imperatore nel marzo del 37 d.C.
Per Filippo, i dati numismatici per determinare le date di inizio e fine del regno costituiscono una fonte primaria di informazioni. Emise monete in otto serie, datate agli anni 5°, 12°, 16°, 19°, 30°, 34° e 37°. La prima questione che le monete di Filippo risolvono riguarda l’esatta durata del suo regno. La sua ultima serie di monete fu emessa in quattro tagli, ciascuno recante sul rovescio l’iscrizione “anno 37”. Queste monete confermano i testi di Giuseppe Flavio, che indica in 37 anni la durata del regno di Filippo. Abbiamo già detto che la morte fu nel ventesimo anno di regno di Tiberio, che è il 33-34 d.C.
Nel diciannovesimo anno, Filippo emise una moneta recante sul dritto l’iscrizione “a Tiberio Cesare Augusto”. Il rovescio reca l’iscrizione “di Filippo il Tetrarca”, il simbolo L (sta per “anno”) seguito da ΙΘ, cioè 19. E’ probabile che commemori l’ascesa al trono di Tiberio (avvenuta il 18/9/14 d.C.) e (da tishri) indichi il 19° anno di regno di Filippo, nel 15-16 d.C. La moneta fu probabilmente emessa all’inizio dell’anno successivo alla notizia dell’ascesa al trono di Tiberio. Se il 19° anno è il 15-16 d.C. il 37° e ultimo è il 33-34 d.C., che è il ventesimo di Tiberio. Pochi anni prima, nel suo anno 34°, Filippo emise una moneta che su una faccia reca l’iscrizione “di Tiberio Augusto Cesare” e sull’altra faccia “di Filippo il Tetrarca, fondatore” – “anno 34”. Questa moneta celebra la rifondazione di Betsaida da parte di Filippo che ribattezzò la città Giulia in onore della figlia di Cesare, moglie di Augusto e madre di Tiberio. La donna morì il 28 settembre del 29 d.C., e la moneta è del 30-31 d.C. a 34 anni dal 4 a.C. come inizio di regno.
Ricapitolando: non sono state rinvenute monete datate per Archelao; la più antica di Filippo datata risale al suo V anno di regno (1-2 d.C.) e quella di Antipa (a titatura limitata, rara, quasi un prototipo) rimanda al IV di regno, l’anno a cavallo tra il -1 e l’1 d.C. (contando da tishri, circa da settembre). Filippo e Antipa coniarono le loro prime monete 4 o 5 anni dopo l’inizio di regno loro attribuito.
Perché nessuna moneta è anteriore? La risposta uniforme degli esperti (le monete in questione esistenti sono migliaia, presenti in più collezioni) è che, statisticamente, la probabilità che non esistano monete degli anni 1, 2 o 3 dei tre figli è di una su dieci milioni. Significa che le monete che non esistono non sono un caso, ma perchè non sono state coniate! Ogni anno di regno era ugualmente favorevole all’emissione di monete, ma se nei primi anni non ci sono è perché in quegli anni non potevano essere coniate quelle di Filippo e di Antipa. C’è un anno che ragionevolmente comporta un’emissione non solo commemorativa: l’anno in cui il sovrano agisce per la prima volta l’autorità di emettere una moneta con il suo imprimatur. Erode il Grande emise la sua moneta del “terzo anno” (morto Antigono?), il governatore romano Coponio emise una moneta nel suo primo anno di governatorato in Giudea, così come due dei suoi successori, Marco Ambibulo e Valerio Grato. I figli di Erode attesero almeno quattro anni per emettere una moneta e la ragione è che prima non ne avevano l’autorità essendo ancora in vita il padre: così tra le migliaia di monete oggi esistenti da loro autorizzate, nessuna reca una data relativa ai primi anni del loro regno.
E’ tutto alla portata di studio, ma certi esegeti hanno usato queste date per screditare la ricostruzione storica di san Luca, facendo “sbagliare” la data di nascita di Gesù di oltre un lustro e così la data della Pasqua della nostra redenzione, nel 33 d.C… Non sono argomenti per lo spirito, ma il livello storico dell’esegesi è la base per l’anagogia. Gesù dice che grideranno le pietre, ma persino le monete parlano!
Ruggero Sangalli
(Immagine: Credit Bridgeman Images)
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