Contraccettivi  e Possibile Interferenza con la Vita Nascente. Cinzia Notaro

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla contraccezione, e le sue possibili implicazioni. Buona lettura e diffusione.

 

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Contraccettivi  e possibile interferenza con la vita nascente

I coniugi, col matrimonio, contraggono il diritto di avere rapporti coniugali. È il cosiddetto debito coniugale di cui parla San Paolo.
Tuttavia questo diritto viene meno quando il rapporto viene attuato in maniera difforme dal progetto di Dio.
Il coniuge non si deve prestare se l’altra parte pone come condizione la contraccezione.

“I coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di sterilità naturale, in quanto non impediscono né pregiudicano in alcun modo la consumazione dell’atto naturale e le sue ulteriori naturali conseguenze. Abbracciare lo stato matrimoniale, usare continuamente la facoltà ad esso propria e in esso solo lecita e, d’altra parte, sottrarsi sempre e deliberatamente, senza un grave motivo, al suo primario dovere, sarebbe un peccato contro il senso stesso della vita coniugale. Da quella prestazione positiva obbligatoria possono esimersi, anche per lungo tempo, anzi per l’intera durata del matrimonio, per seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta indicazione medica, eugenica, economica e sociale. Da ciò consegue che l’osservanza dei tempi infecondi può essere lecita sotto l’aspetto morale e nelle condizioni menzionate, se è realmente tale. Se però non vi sono, secondo un giudizio ragionevole ed equo, simili gravi ragioni personali o derivanti da circostanze esteriori, la volontà di evitare abitualmente la fecondità della loro unione, pur continuando a soddisfare pienamente la loro sensualità, non può derivare che da un falso apprezzamento della vita e da motivi estranei alle rette norme etiche” (Pio XII, 29.10.1951).

Una breve parentesi: se il coniuge attraversa un periodo difficile, o se ci sono motivi riguardanti la sfera psicologica, non deve essere obbligato dall’altro a donarsi, perché andrebbe contro la legge dell’amore caratteristico del cristiano.

Tuttavia due sposi, anche se decidono di comune accordo di non avere relazione sessuali, celebrano un vero matrimonio sacramento e pertanto anche il loro patto di sua natura è indissolubile.Infatti  la Chiesa dispensa super rato et non consumato ( canoni 1697 – 1706 ) perché il matrimonio  pur indissolubile, non è giunto alla sua perfezione naturale. Se la Chiesa dispensa e non dichiara nullo, significa che il matrimonio è valido. Ma, non è ancora giunto a una determinata perfezione.Ma i due, di comune accordo, possono rinunciare a quella perfezione per attingerne una più alta, come è stato nel caso della Madonna con San Giuseppe.

Detto questo, menzioniamo i tre principi basilari esposti dal Magistero della Chiesa sui quali si regge il matrimonio:

  1. “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (Humanae Vitae, 11);
  2. l’uomo non può rompere di sua iniziativa il fine unitivo e procreativo che è indissolubile: “Infatti, per sua intima natura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi scritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna” (HV 12);
  3. “salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (HV 12).

Privato della finalità procreativa, l’atto sessuale non è più totalmente un gesto di amore autentico.

Qual è la differenza morale tra un atto coniugale compiuto nel periodo infecondo della donna (metodi naturali) e uno compiuto attraverso la contraccezione?

San Giovanni Paolo II ( Principale sviluppatore e interprete successivo di HV ) avverte: “è da respingere ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali si proponga come scopo o come mezzo di impedire la procreazione” (HV 14), ed invita “ad approfondire la differenza antropologica e al tempo stesso morale che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi infecondi” (Ib.).

Già Paolo VI aveva detto che “la Chiesa è coerente con se stessa quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi mentre condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirati da ragioni che possano apparire oneste e serie” (HV 16). E soggiungeva che “tra i due casi esiste una differenza essenziale” (Ib.).

Non si tratta dunque semplicemente di una questione “ecologica” per tutelare la salute della donna e proteggerla dall’inquinamento causato dai mezzi chimici o dai rischi connessi ai contraccettivi meccanici.

Nella contraccezione i coniugi “si comportano come arbitri del disegno divino” (HV 13).

Mentre nella continenza periodica i coniugi, riconoscendo una legge trascendente  facendosene ministri, e, accettando il significato intrinseco degli atti e il ritmo di fertilità stabilito da Dio, non si dichiarano padroni di se stessi, secondo l’espressione di S. Paolo: “O non sapete che non appartenete a voi stessi” (1 Cor 6,19).

Nella contraccezione viene impedita la capacità procreativa degli organi deputati alla vita: “gli sposi così – secondo S. Giovanni Paolo II – si attribuiscono un potere che appartiene solo a Dio e cioè il potere di decidere in ultima istanza la venuta all’esistenza di una persona umana. Si attribuiscono la qualifica di essere non i co-operatori del potere creativo di Dio, ma i depositari ultimi della sorgente della vita umana. In questa prospettiva la contraccezione è da giudicare oggettivamente così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata. Pensare o dire il contrario equivale a ritenere che nella vita umana ci possano essere  situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio come Dio” (17.9.1983).

In Evangelium vitae ne parla così : “Si afferma frequentemente che la contraccezione, resa sicura e accessibile a tutti, è il rimedio più efficace contro l’aborto. Si accusa poi la Chiesa cattolica di favorire di fatto l’aborto perché continua ostinatamente a insegnare l’illiceità morale della contraccezione. L’obiezione, a ben guardare, si rivela speciosa. Può essere, infatti, che molti ricorrano ai contraccettivi anche nell’intento di evitare successivamente la tentazione dell’aborto. Ma i disvalori insiti nella mentalità contraccettiva – ben diversa dall’esercizio responsabile della paternità e maternità, attuato nel rispetto della piena verità dell’atto coniugale – sono tali da rendere più forte proprio questa tentazione, di fronte all’eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione.
Certo, contraccezione ed aborto, dal punto di vista morale, sono mali specificamente diversi: l’una contraddice all’integra verità dell’atto sessuale come espressione propria dell’amore coniugale, l’altro distrugge la vita di un essere umano; la prima si oppone alla virtù della castità matrimoniale, il secondo si oppone alla virtù della giustizia e viola direttamente il precetto divino ‘non uccidere’. Ma pur con questa diversa natura e peso morale, essi sono molto spesso in intima relazione, come frutti di una medesima pianta. (…). In moltissimi casi tali pratiche affondano le radici in una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità e suppongono un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall’incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l’aborto l’unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita. Purtroppo la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano” ( Evangelium Vitae,13 – Giovanni Paolo II).

Nella contraccezione  non ci si dona all’altro completamente, e più che un atto unitivo, diventa divisivo.

Nella castità matrimoniale i coniugi aumentano la capacità di dominio dei propri istinti rafforzando la fiducia reciproca in quanto non si sentono cercati per libidine: astenendosi nei giorni di fertilità  è come se si dicessero l’un l’altro  che le relazioni sessuali non sono il tutto della loro vita. Quando i coniugi avvertono lo stimolo sessuale e non possono attualizzarlo, sono indotti a cercare altre espressioni di affetto, quali ad esempio il parlare insieme, pregare…

“La castità arricchisce l’amore, facendolo diventare più grande: “Se la castità coniugale (e la castità in genere) si manifesta dapprima come capacità di resistere alla concupiscenza della carne, in seguito essa gradualmente si rivela quale singolare capacità di percepire, amare e attuare quei significati del ‘linguaggio del corpo’, che rimangono del tutto sconosciuti alla concupiscenza stessa e che progressivamente arricchiscono il dialogo sponsale dei coniugi, purificandolo, approfondendolo ed insieme semplificandolo. Perciò quell’ascesi della continenza, di cui parla l’enciclica (HV 21), non comporta l’impoverimento delle  manifestazioni affettive, anzi le rende più intense spiritualmente, e quindi ne comporta l’arricchimento”  ( GV Paolo II –  24.10.1984).

Paolo VI nell’HV aveva detto: “Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente un’ascesi… Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità. I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili” (HV 21).

La Contraccezione strumentalizza la donna e ne riduce il rispetto basilare per poter parlare di amore e di stima , mantenendo integra la dignità del prossimo.

Da non sottovalutare i numerosi danni fisici e psichici dei metodi contraccettivi . Inoltre alcuni di essi come la spirale (IUD) potrebbe  impedire l’impianto dell’embrione, interferendo con le primissime fasi della vita umana”. 

Sarebbe un serio errore educativo, se i sacerdoti nel confessionale finissero per essere tolleranti  nei confronti dei coniugi che adottano la contraccezione, in quanto  il cristiano è chiamato ad impegnarsi nell’adempimento del  volere di Dio e a tal proposito S. Giovanni Paolo II ha precisato : ” I sacerdoti che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata. Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi. Insegnare il contrario equivale a indurre nell’’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).
Davanti a Dio siamo chiamati a rispondere non della nostra adesione a quanto ha detto Tizio o Caio, ma a quanto è stato determinato da coloro dei quali Cristo ha detto: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato” (Lc 10,16)”.

 Il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) scrive: “La Chiesa ha sempre insegnato l’’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4). Per un sacerdote contrapporsi al magistero della Chiesa in confessionale e in materia così delicata costituisce un peccato grave”.
Pio XI nell’enciclica Casti Connubii ha detto: “”Perciò come vuole la Suprema Autorità nostra e la cura commessaci di tutte le anime, ammoniamo i Sacerdoti che sono applicati ad ascoltare le confessioni e gli altri tutti che hanno cura d’’anime, che non lascino errare i fedeli a sé affidati in punto tanto grave della legge di Dio e molto più che custodiscano se stessi immuni da queste perniciose dottrine e ad esse in qualche maniera non si rendano conniventi. Che se poi qualche confessore o pastore di anime, che Dio non lo permetta, inducesse in questi errori i fedeli affidati alle sue cure e li confermasse nelle loro convinzioni o approvando o tacendo, sappia di dover rendere conto a Dio Giudice Supremo del tradito suo ufficio, e stimi a sé rivolte le parole di Cristo: “Sono ciechi e guide di ciechi: e quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Mt 15,14)” (CC 20-21; EE 5/503-504)”.

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