Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo breve articolo di Investigatore Biblico, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e diffusione.
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“Chiesa in uscita o chiesa in ritirata? La domanda che il Corpus Domini di Milano non può evitare” di IB
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Premetto, con sincero rispetto, che ogni fedele cattolico deve guardare ai propri Pastori con obbedienza filiale e con quella carità che evita giudizi sulle intenzioni delle persone. Proprio per questo, però, le scelte pastorali possono e devono essere oggetto di una riflessione seria quando toccano il modo con cui la Chiesa si presenta al mondo.
Da anni ascoltiamo l’invito a essere una “Chiesa in uscita”, una Chiesa che non teme di abitare le piazze, di incontrare l’uomo contemporaneo, di testimoniare pubblicamente la propria fede. Milano stessa ha più volte sentito riecheggiare questo appello anche dalla voce del suo Arcivescovo. Per questo la rinuncia alla tradizionale processione del Corpus Domini (Milano / Lettera aperta a Delpini. Il no alla processione del Corpus Domini è un’abiura – Aldo Maria Valli) per le vie della città suscita inevitabilmente una domanda: come si concilia una Chiesa che desidera uscire con una Chiesa che, proprio nel giorno dedicato alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, rinuncia a manifestarla pubblicamente?
La processione del Corpus Domini non è un gesto di trionfalismo religioso. È piuttosto una confessione di fede. È il popolo cristiano che accompagna il Signore nelle strade degli uomini, ricordando a se stesso e alla città che Dio non è confinato nei luoghi sacri, ma desidera abitare la storia. Quando la Chiesa rinuncia a questo segno, il rischio è che il linguaggio dell’uscita lasci il posto a quello della ritirata.
Forse oggi più che mai le nostre città non hanno bisogno di una fede meno visibile, ma di una fede più umile e insieme più coraggiosa. Una fede che non imponga nulla a nessuno, ma che non si vergogni neppure di mostrare il tesoro che custodisce. Perché una Chiesa che esce soltanto a parole e poi arretra nei segni più eloquenti della propria tradizione rischia di generare una domanda scomoda: stiamo davvero andando incontro al mondo oppure stiamo imparando a nasconderci da esso?
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2 commenti su “Chiesa in Uscita o Chiesa in Ritirata? Investigatore Biblico e il Corpus Domini di Milano.”
Oggi S. Giustino, martire, e che martire!
E’ molto interessante conoscere il suo martirio, messo a confronto con la chiesa di oggi
E’ molto interessante conoscere come il FONDATORE della nostra chiesa ha affrontato i tribunali politici, e come invece i discendenti del fondatore (o gli eredi conciliari/sinodali) ci fanno da guide.
Immediatamente prima dell’inizio della vita pubblica del Cristo, san Giovanni il battista predicava al popolo un battesimo di conversione.
Non sfugga il particolare: prima la conversione, poi il gesto del battesimo al Giordano. San Giovanni è duro solo con chi veniva per moda al fiume, senza cambiare di una virgola il proprio modo di essere (Mt 3,7-9). San Giovanni prepara l’avvento del Messia dicendo di raddrizzare i sentieri (la santa semplicità -sine plica- davanti a Dio e ai fratelli, senza essere delle fisarmoniche di si, ma, ni e non so); di colmare valli e burroni, riempiendo del Signore i vuoti psichici e spirituali del mal di vivere; e di abbassare i colli, eliminando la superbia, scendendo dall’io…
La confusione era grande allora come lo è oggi: san Giovanni non viene a smussare le divisioni (sadducei, farisei, pubblicani, esseni, pagani…) perchè non cerca di portare un’armonia, ma di offrire a tutti un centro: il Messia atteso. Il suo tentativo di comporre le polarizzazioni non è “facendo la media”, ma riconciliando dentro ciascuno le frammentazioni e gli opposti per unificarsi in un centro che è novità di vita. Nessuno ha un tiro alla fune da vincere, bisogna fidarsi: le divisioni resteranno finché a risolverle sarà la salvezza che viene da Dio.
San Giovanni prepara l’incontro mediante un esigente appello alla conversione e alla penitenza. E’ venuto per DARE AL POPOLO LA CONOSCENZA DELLA SALVEZZA NELLA REMISSIONE DEI PECCATI. E la folla accorre, tanto che i capi lo rispettano e ne temono la credibilità, anche se è umilissimo e dice a tutti di non essere lui il Messia. La gente non fugge, chiede cosa fare e lui lo dice, con dolcezza, anche ai pubblicani e soldati. Non pensate a voi stessi, FATE OPERE DI CONVERSIONE.
San Giovanni è l’emblema di come Dio si prepara la strada per incontrare gli uomini nella loro vita, nelle loro miserie.
Il punto è che (salvo casi eccezionali) il Cristo si manifesta solo quando il nostro cuore è realmente pronto a questo incontro.
Ne serve una coscienza. Gesù si manifesta in una kenosis di sè… può incontrarlo chi non riesce a diminuire il proprio io?
Abbiamo, almeno quanti l’hanno ricevuto, una coscienza del nostro Battesimo, che è molto di più di quello di san Giovanni?
Abbiamo la coscienza del Cenacolo, di prepararsi e di preparare un posto “al piano superiore”, rinati dall’alto?
Il luogo della Presenza eucaristica (corpo, sangue, anima e divinità), della lavanda dei piedi, della ricezione dello Spirito che dà la vita eterna?
Non ci sono situazioni di per sé avverse: ogni situazione è occasione per cantare il Signore presente, la ragione della nostra speranza.
I tre giovani messi nella fornace da Nabucodonosor (Dn 3) cantano lì la gloria di Dio convocando la creazione a unirsi nella lode!
Dobbiamo riconoscere che tutto è permesso da Dio e dobbiamo portarne la croce, fidandoci. Non è che Dio non c’è: è proprio lì.
La storia della salvezza è condotta da Dio che ritesse pazientemente l’amicizia con l’uomo che ha smesso di credergli e di fidarsi.
San Giovanni il battista è semplicemente questo: un sacerdote che va avanti, mandato da Dio a preparargli la strada nel mondo che c’è.
Poi san Giovanni viene arrestato per aver pestato i piedi alle voglie di un potente e verrà giustiziato macabramente.
Poteva Gesù, lo Sposo suo amico, evitarglielo? Evidentemente no, perchè il precursore è tale anche nell’affrontare persecuzione e croce.
Dio lascia libera la nostra umanità (di Gesù vero uomo, di Maria sotto la croce, di san Giovanni a Macheronte): scegli tu, senza “aiutini”.
Allora il discernimento spirituale accetta tutto, nel perfetto abbandono fiducioso, perchè ha capito: è unificato al vero, al buono, al bello.
Ecco, nella scelta del pastore ambrosiano ci sono tutti i chiaroscuri di questa visione di fede. Possiamo specchiarci e riflettere.
Possiamo fare penitenza e opere di conversione. Possiamo unirci al Signore oppure fare altri calcoli. Tutto è permesso, ma non tutto è buono.
Il problema non è il dubbio amletico di che cosa fare… la questione è che nell’amaro calice che deve passare c’entro anch’io.
L’Ostia è la vittima e portarla tra la gente è un sacrificio di lode offerto per la salvezza di tutti, in primis di chi lo porta.