La Battaglia per l’Iran è ancora Sospesa, ma Ha il Profilo di una Soglia Storica. Andrea Zhok.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo commento postato su Facebook da Andrea Zhok, che ringraziamo di cuore. Buona lettura e diffusione.

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La battaglia per l’Iran è ancora sospesa, ma essa ha il profilo di una soglia storica decisiva.

Israele sta esercitando tutta la pressione di cui è capace sull’amministrazione americana per portare l’attacco. Il fatto che una guerra totale difficilmente lascerebbe Israele intoccato non sembra preoccupare né Nethanyahu né gli israeliani, che, sondaggi alla mano, sono maggioritariamente a favore di un conflitto.
Trump ha peraltro accumulato un potenziale bellico del tutto fuori dall’ordinario, francamente sproporzionato per un bluff.
E tuttavia l’attacco, da quanto si evince da più voci, è stato già rinviato due volte.
E le ragioni di questi rinvii sono abbastanza chiare.
Negli ultimi mesi numerosi aerei cargo sono arrivati in Iran dalla Russia e dalla Cina. Che si tratti di consegne straordinarie di armamenti è un segreto di Pulcinella.
La Cina, peraltro, sembra che stia mettendo direttamente a disposizione il proprio sistema di rilevamento aerospaziale, con alcune proprie navi inviate nel golfo Persico, rendendo così virtualmente capace l’Iran di rilevare anche la tecnologia stealth americana.
Per quanto nessuno possa dubitare della superiorità militare del duo USA-Israele, la questione è quanti danni può fare l’Iran e per quanto tempo. Non è affatto certo che gli israelo-americani siano in grado di sostenere danni rilevanti senza essere costretti ad addivenire a miti consigli (come già avvenuto nella “guerra dei 12 giorni”).
Il punto di fondo è che la battaglia per l’Iran è la battaglia decisiva per il confronto tra blocco israelo-americano (con gli europei a fare i lacché di supporto) e le aspirazioni dell’emergente mondo multipolare.
Un Iran ridotto all’obbedienza significa per la Cina la fine delle sue prospettive di espansione commerciale ed egemonica. Senza il petrolio iraniano e senza un alleato in medio oriente la Cina si vede rinchiusa in un ruolo di potenza regionale, ruolo peraltro già mantenuto a fatica, con alle porte Giappone, Filippine e Taiwan, tutti sotto egemonia americana.
La Cina si ritrova oggi in una posizone che ricorda per qualche verso la Germania alle soglie della guerra mondiale: ha superato sul piano produttivo e tecnologico il suo grande competitore internazionale (l’Inghilterra per la Germania, gli Usa per la Cina), ma la sua posizione geografica e la mancanza di risorse interne la rende condizionata dall’avversario nelle sue capacità espansive. L’estensione del controllo militare (le colonie inglesi per la Germania, le basi americane per la Cina) miaccia concretamente i propri commerci internazionali e rifornimenti di materie prime.
Nel 1914 la Germania scelse la guerra per togliersi dall’impaccio, e mal gliene incolse.
La Cina, per tradizione aliena da avventurismi bellici, non ha nessuna intenzione di farsi coinvolgere direttamente in un confronto con gli USA, e tuttavia, dopo il colpo americano in Venezuela, non può continuare ad abbozzare, perdendo alleanze.
Se gli USA non attaccano nei prossimi mesi, arriveremo alla campagna elettorale per le elezioni di mid-term, e un conflitto con perdite significative sarebbe una pietra tombale per la presidenza Trump. Peraltro anche ritirarsi senza aver concluso un accordo vantaggioso – le proposte americane all’Iran finora equivalevano ad una richiesta di capitolazione – getterebbe un’ombra sul potere americano.
Dunque tutto fa pensare che l’attacco sia irrinunciabile, con una soglia temporale collocata entro l’estate.
Ma se l’attacco ha luogo, la partita che si giocherà sarà senza esclusione di colpi, con il probabile coinvolgimento di altri paesi del Golfo (Dubai è nel mirino iraniano) e con la possibilità di “incidenti” diretti tra Cina e USA (la Russia non può permettersi un’esposizione eccessiva per la perdurante grana ucraina).
Questa fase storica ha inaugurato un confronto di tipo inedito, senza più alcun infingimento, senza perifrasi, senza tentativi di giustificazione. L’attività di sostanziale pirateria avviata dalla marina americana (e in parte anche europea) nei confronti degli approvvigionamenti navali da e per la Russia chiarisce il livello dello scontro.
Oramai la questione è solo una pura e semplice questione di forza, e le alternative in gioco sono l’imporsi globale dell’imperialismo israelo-americano o l’imporsi di un nuovo multipolarismo, imperniato su Cina e Russia.
Il balletto americano che non sa decidersi se deve bombardare l’Iran per liberare gli iraniani oppressi o per difendere la potenza atomica di Israele dall’inesistente atomica iraniana, è emblematico di quanto oramai non ci si sforzi neppure più a dar a bere alla plebe la solita sbobba giustificativa moraleggiante.
(Naturalmente con l’eccezione della stampa europea che, sprezzante del ridicolo, continua a presentare l’aggressione del T-Rex israelo-americano agli altri dinosauri mondiali come una crociata per la giustizia e la moralità.)
di Andrea Zhok
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1 commento su “La Battaglia per l’Iran è ancora Sospesa, ma Ha il Profilo di una Soglia Storica. Andrea Zhok.”

  1. Che dire? Anzitutto che mi è molto piaciuta la chiusura dell’articolo, a sottolineare che, come si suol dire, “il più pulito c’ha la rogna”. Imperialismo o multipolarismo che sia, è improbabile che ciascuno dei contendenti rinunci a chiedere qualcosa in cambio dei “servizi di protezione” offerti ai propri alleati.
    Nel merito non ritengo che la supremazia militare statunitense ed israeliana sia assicurata. Credo dipenda sia dalla quantità di aiuti forniti da Russia e Cina che dalle concrete modalità con le quali si svilupperà il conflitto, che, purtroppo, prima o poi ritengo possa esplodere.
    PS La consapevolezza dei crescenti rischi di un altro conflitto militare, in un paese che è al centro di equilibri regionali ed internazionali, rimanda, per altro verso, alla presenza ed alle parole della “Regina della Pace” a Medjugorije. Non rimane che rivolgersi a Lei.

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