Quanto è Brutto il Sant’Ambrogio della Statale! Benedetta De Vito.

12 Gennaio 2024 Pubblicato da

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, la nostra Benedetta De Vito, ancora in trasferta meneghina vi offre queste impressioni su una visita compiuta all’interno della Statale. Buona lettura e diffusione.

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Un mostro gigantesco, che reca nel pugno della mano destra un fascio di serpentelli velenosi, incombe dalla parete di  un corridoio, oscurando con la sua mole il sole che altrimenti entrerebbe dalla finestra. E rende paurosa, oscura, livida e triste la bellezza raggiante dei chiostri che si inseguono all’interno dell’Università Statale milanese, che un tempo recava il nome di Ca’ Granda ed era l’ospedale della città del Duomo.

Sono con Andreina, un’amica di qui, e anche lei esclama: “Ma fa paura!”. Sicché, non sono soltanto io questa volta. Sfidando il bruto, il golem di gesso, m’avvicino e scopro, leggendo un apposito cartellino che trattasi dell’opera di un certo Adolfo Wildt e che, secondo lui, il figuro è il dolcissimo Arcivescovo Sant’Ambrogio. Ma noooo.

Ora, prima di raccontare il bello e lo stupendo che ho visto alla Ca’ Granda, faccio una breve ricerca per scoprire chi è questo artista che non ho mai sentito nominare prima e che è morto nel 1931.

Sicché quest’opera ha una sua certa età…  Leggo che trattasi di un “genio ribelle, dal carattere fiero e dall’anima gentile”. Sarà, ma in questo suo Sant’Ambrogio giovane traspare tutt’altro e, secondo me, poteva dir di no e rinunciare all’incarico, se non gli andava a genio l’Arcivescovo milanese famoso al punto da diventare un aggettivo…

E mi dispiace proprio di veder ritratto così (privato anche del suo bel nasone!) un Santo che tanto amo e che a Milano, come dice ridendo la mia amica, è come il prezzemolo perché lo trovi dappertutto.

Proprio come San Carlo Borromeo che a Milano è ubiquo. E infatti lo troviamo anche, in un busto marmoreo, nella bella mostra, gratuita, che s’apre con il semplice titolo di “I tesori della Ca’ Granda”. Nelle sale, tanti ritratti in piedi o seduti di tutti i benefattori del policlinico, ripresi con il documento che attesta l’avvenuto pagamento (minimo 250 mila euro). Sei secoli di beneficienza di mecenati milanesi e ognuno vestito nella bella foggia sua. Ed ecco perché, ed è una chicca, un celebre costumista della Scala, Luigi Sapelli (detto Caramba) veniva proprio qui per ispirarsi nelle opere in costume.

I ritratti sono belli, alcuni pittori famosissimi: Sironi, Segantini, il Pitocchetto. Le dame elegantissime somigliano alle ispiratrici di Boldini. Vesti fruscianti, sorrisi eterei. Gli uomini con la personalità portata in viso, come il Carlo Botta di Segantini, che tanto somiglia ad Alessandro Manzoni. L’ultimo è un Caprotti di Esselunga e il dipinto è di un allievo della scuola d’arte di Brera.

Dopo i quadri, scendiamo in cripta. O meglio scendono, Andreina e la nostra simpatica guida, perché lì sotto io respiro così tanta morte che devo tornare in superficie e prendere fiato. Nella cripta, con ossa e scheletri, furono ammassati tutti i morti delle giornate di Milano e i loro nomi tracciati lungo le pareti.

E la finisco qui, per ora, perché vi do appuntamento a domani per raccontarvi della stupenda cappella dell’Annunciazione che lì è racchiusa. E sarà occasione per parlare della stupenda festa del perdono che si festeggia qui a Milano proprio nel giorno dell’annunciazione il 25 marzo.

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2 commenti

  • Orso Garibozzi ha detto:

    Wildt non è un artista “cesso” . Piace o non piace, ha diciamo che non è nelle sue corde la scultura di santi e madonne. Nella statua principalmente inquietante sono gli occhi neri vuoti. un po’ come qualcuno ha osservato, nei mosaici di Rupnik. Poi anche il resto, questo metallo nero a contrasto con il bianco del gesso e del marmo. Ed anche la figura ha in fondo mancanza di grazia se vogliamo dire così.Aggiungo che personalmente reputo che wildt da il meglio forse nel contrasto con tanta cultura di tipo classico. Alla fondazione FM ricci a Fontanellato , località Masone, nella collezione esposta del ricci, la scultura di wildt si incontra girato un muro a distanza ” zero” nelle sue dimensioni mastodontiche. Volti deformati, muscoli tesi , espressioni vagamente espressionistiche verrebbe da dire (ma io non sono un critico d arte , esprimo un mio parere) . Le sue opere Anche quando esprimono potenza e sono celebrativi, mostrano una malattia una sproporzione che fa pensare.Di wildt è famoso il busto di B.Mussolini. io osservò solo che Gli artisti attuali e moderno opera nel modo che vediamo non perché non siano capaci, ma perché esprimono un malessere, sono più interessati a ciò che sentano a pensano loro stessi piuttosto che a quello che richiede il committente. E poi nel mondo contemporaneo l’arte a programma è molto rara . Se vuole vedere un pittore cristiano e realista moderno , deve chiedere di Pietro annigoni, ora ingiustamente molto dimenticato. A Ponte Buggianese nella parrocchia di s. Michele ha realizzato un ciclo pittorico alla maniera degli antichi maestri italiani, un po’ in tutta la chiesa. E comunque, Piace o non piace, anche lì come altrove e come altri artisti contemporanei.

  • Beppe ha detto:

    In mano non tiene “un fascio di serpentelli velenosi”, ma un flagello, attributo tipico dell’iconografia del santo. Ci vuole tanto a fare una ricerchina su internet, prima di sparare urbi et orbi la propria indispensabile opinione sulla qualunque? Il gesso è poi il modello della statua in bronzo posta nel Tempio della Vittoria di Milano, dedicato ai caduti della Grande Guerra.